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Articoli 45-46 - seconda parte: conversazione con Paolo Cattabiani (Presidente Legacoop ER)

Paolo Pombeni

Presidente Cattabiani, oggi la cooperazione non è più quella piccola realtà residuale che pareva al momento della scrittura della Carta. E´ un colosso economico, ben inserito nell´economia del paese e per questo, secondo alcuni, non meriterebbe più la tutela dell´articolo 45. E´ davvero così?

Paolo Cattabiani

Io credo che noi ce lo meritiamo ancora il riconoscimento costituzionale. Poi è un riconoscimento che va meritato, consolidato giorno per giorno, non dipende solo da una forma societaria è in relazione al progetto cooperativo e alla qualità del progetto stesso. Tuttavia credo che nel corso degli anni la dimensione e la crescita dell’impresa cooperativa non abbia ostacolato il perseguimento dei fini mutualistici. Anzi c’è una relazione stretta tra dimensione, capacità di stare sul mercato e soddisfacimento intanto del bisogno dei soci. Il tema è non allontanarci dai valori costituenti, non separare i fini dai mezzi, cercare una collocazione intelligente tra la dimensione territoriale, tra dimensione di radicamento, tra dimensione delle due facce delle cooperazione, efficacie ed efficienza, e valori, solidarietà, il nostro DNA. Io credo di sì, per rispondere alla sua domanda, che ce lo meritiamo ancora.

Paolo Pombeni

Abbiamo messo doverosamente accanto all´art.45 gli altri articoli sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione d´impresa, perché la cooperazione è di fatto l´unica entità in cui si è realizzata questa prescrizione costituzionale. Ma la cooperazione è consapevole di questa unicità?

Paolo Cattabiani

E’ una domanda carina. In generale sì. Quando, è una opinione personale, noi questa consapevolezza, la smarriamo un po’ o tendiamo a rimuoverla perché sollecitati perché, qualche contraddizione naturalmente la abbiamo anche noi, in genere noi combiniamo dei guai e comunque rinunciamo ad una parte della nostra positività. Se ci pensiamo poi probabilmente in questo caso, cortesemente, la domanda contiene anche una parte delle risposta. Senza la forma cooperativa migliaia di lavoratori non sarebbero mai diventati imprenditori di se stessi, poi la formula probabilmente va rinnovata, va adeguata, ha una sua dinamicità non bisogna stare ancorati solo ad alcuni elementi statici. Ma mantiene, tornando al punto della prima domanda che lei mi faceva, mantiene una sua fortissima attualità. Io credo che dovremmo essere anche più orgogliosi, senza essere per questo presuntuosi o arroganti, però consapevoli di questa cosa, innovarla, cambiarla, ma mantenerla ferma, nel rapporto con il lavoro che non è un tratto indifferente del patrimonio costituente della cooperazione, anche con quello che sta capitando oggi, con i lavori a tempo determinato, con la flessibilità che coincide con la precarietà, possiamo scrivere con il sindacato e con i lavoratori parole nuove.

Paolo Pombeni

Cosa si intende veramente oggi, secondo lei, se si parla di "economia sociale", un termine che secondo molti critici è un residuato di quel secolo delle ideologie che fu il Novecento?

Paolo Cattabiani

Adesso se volessimo usare un linguaggio del Novecento che conserva tuttavia la sua attualità, potremmo dire che l’economia sociale è tutto ciò che non ha alle spalle un padrone, è tutto ciò che è cooperazione, tutto ciò che è no-profit, è tutto ciò che insieme al perseguimento di nobilissimi fini imprenditoriali, senza i quali non regge, salvo che non sia una economia sostenuta, ma è un’altra cosa, è quella che si colloca tra l’impresa privata e il pubblico. E’ quella che ha una proprietà diffusa, è quella che, come la cooperazione, è l’impresa delle generazioni. Ora non voglio annoiarla su questo, ma lei ha sott’occhio quello che sta capitando oggi sulla finanza mondiale, l’economia finanziaria che rischia di mangiarsi l’economia, la parte industriale, lì la cooperazione può dire delle cose, può dire delle parole, parole nuove non lo so, ma insomma contribuire, costruire un clima di fiducia tra cittadini e Stato, cittadini ed economia, cittadini e imprese, facendo la sua parte ovviamente, non occupando la parte di altri. Io credo per esempio, pur non avendo risposto a tutto, che nel momento in cui l’Unipol decide che sulle obbligazioni Lehman, sulle obbligazioni vendute da Unipol sottostanti Lehman, rimborsa a tutti gli acquirenti di quelle obbligazioni il capitale,  è una cosa importante e significativa. Lo possono fare altri ma intanto lo ha fatto l’Unipol, che è la compagnia di assicurazione di riferimento della cooperazione. E’ così via. Ci sono tante cose attraverso le quali noi possiamo fare, senza la presunzione di essere i primi della classe, o di avere una superiorità morale, ma di dimostrare quotidianamente, giorno per giorno, con pazienza, con tenacia, con il lavoro di tante donne e tanti uomini, che ha una sua modernità, una sua autorità, mantenendo i tratti distintivi dell’inizio del secolo.