Articoli 41-42-43-44 - prima parte: presentazione storica
Dall’articolo 41
L´iniziativa economica privata è libera. (…) La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l´attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Dall’articolo 42
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.(...)
Conduttore 1. Michele Marchi
L´economia italiana usciva dal ventennio fascista come una fortezza chiusa, autarchica, esclusa dai circuiti internazionali economici e commerciali.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
All’indomani della Seconda guerra mondiale riprese forza la tradizione liberale prefascista, impersonata da Luigi Einaudi, che aveva violentemente criticato la politica economica del regime.
Conduttore 1. Michele Marchi
Era diffusa la diffidenza verso ogni forma di controllo diretto sull´economia. Lo stesso Togliatti dichiarò che il Pci non intendeva costruire in Italia un sistema di tipo sovietico né scrivere una Costituzione di stampo socialista.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Togliatti osservò come l’obiettivo del Partito Comunista Italiano fosse quello di scrivere una Carta corrispondente ad un periodo, transitorio, di coesistenza tra differenti forze economiche.
Conduttore 1. Michele Marchi
L’atteggiamento dei comunisti sorprese molti. L’onorevole Bruni, unico deputato di una piccola formazione di sinistra cattolica, i cristianosociali, si chiese come mai i socialisti e i comunisti non si proponessero di liquidare il sistema capitalistico.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Proprio questo intervento ci fa riflettere, su quanto siano state coraggiose le scelte dei costituenti, molti dei quali provenienti da ambienti culturali assai critici verso l’economia di mercato.
Conduttore 1. Michele Marchi
La diffidenza verso l’economia di mercato aveva origini diverse. Essa non era stata solo alimentata dal fascino dell’esperienza sovietica, ma anche dall’efficienza dell’economia di guerra tedesca, dalla cultura del corporativismo e dalla dottrina sociale cristiana.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
E, invece, all’indomani della Seconda guerra mondiale l’Italia compì alcune scelte economiche decisive nel senso di una graduale liberalizzazione del commercio estero e degli scambi. Emblematica fu, soprattutto, l’ammissione dell’Italia, nell’ottobre 1946, alle istituzioni di Bretton Woods.
Conduttore 1. Michele Marchi
Eppure, le classi dirigenti dei paesi sviluppati, ancora segnate dalla crisi degli anni Trenta, erano contrarie ad un liberismo radicale.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Nel ricordo dei drammatici fallimenti del mercato, aveva diffuso la convinzione della necessità di interventi correttivi dello Stato in economia.
Conduttore 1. Michele Marchi
Del resto, la storia delle economie europee dell’immediato dopoguerra è una storia di piani, come il Piano Marshall, caratterizzata da un forte interventismo statale.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
In Italia, invece, la parola «pianificazione» faceva talmente paura che – nonostante la contrarietà dei comunisti – si decise di sostituire al termine «piani» il termine «programmi».
Conduttore 1. Michele Marchi
Al di là delle parole, dal dibattito emerge come la maggioranza dei costituenti ritenesse necessario ed auspicabile un intervento regolatore dello Stato nell’economia.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
I costituenti, specie i democristiani, volevano però la garanzia che ciò avvenisse in modo coordinato, attraverso la legge, e non per semplice decisione o capriccio dell’autorità politica.
Conduttore 1. Michele Marchi
In questa parte della Costituzione si delinea così un quadro obiettivamente ambiguo: accanto all’affermazione dei principi del libero mercato la Carta ne enuncia altri che, all´opposto, indicano la necessità di intervento dello Stato in economia.