Articoli 39-40 - seconda parte: conversazione con Sergio Cofferati (Sindaco di Bologna)
Paolo Pombeni
Sindaco Cofferati, la posizione "costituzionale" del sindacato, se mi passa questo termine, ha subito varie evoluzioni. In una prima fase della nostra storia repubblicana è stata in parte debole in parte forte, poi fra fine anni Sessanta ed Anni Ottanta fortissima, poi progressivamente si è di nuovo indebolita. Secondo lei per una dinamica storica inevitabile, per errori, per diverse valutazioni, per quali di questi fattori c’è stato un indebolimento di quelle che erano delle conquiste costituzionali?
Sergio Cofferati
Con tutta probabilità ragioni diverse tra di loro ma che hanno sommato i loro effetti. Penso che il sindacato italiano, il sindacato confederale italiano abbia avuto dei momenti altissimi nel corso di oltre sessant’anni. Penso alla fase della ricostruzione post-bellica, penso alla lotta contro il terrorismo, penso al contributo fondamentale per entrare nel sistema dell’euro con l’accordo sulla politica dei redditi del ’93. Il rapporto con i temi grandi della Costituzione è stato dato da circostanze storiche specifiche ma anche dalla forza del sindacato in quei momenti in particolare dal rapporto unitario. Quando lo stare insieme è diventato più faticoso oggettivamente il sindacato ha perso un po’ della sua capacità attrattiva e ha pagato al di là delle dinamiche reali gli effetti esterni e si è oggettivamente indebolito.
Paolo Pombeni
Il diritto di sciopero è costituzionalmente garantito, ma la Costituzione dovrebbe prevedere anche delle leggi che lo inquadrassero, leggi che anche per una certa opposizione dei grandi sindacati poi non sono state fatte. Ma alla fine questo non è stato forse una specie di autogoal, con la polverizzazione in un sindacalismo corporativo che ha indebolito proprio la posizione dei grandi e a mio avviso, veri, sindacati ?
Sergio Cofferati
Sì, lo penso anche io, alla lunga si è dimostrato un limite. Ma lei si ricorderà come la discussione, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, tra le grandi confederazioni fu molto aspra su questi temi. Così come fu aspra sui temi della rappresentanza sindacale che la stessa Costituzione definiva ma sollecitandone una regolamentazione. Poi in qualche settore si è provveduto attraverso accordi interni alle organizzazioni sindacali e codici di autoregolamentazione, in qualche settore poi i codici sono diventati anche norme di legge, come nel caso dei trasporti. Però ci si è arrivati molto tardi e sulla base dell’effetto negativo di rotture con l’utenza. Dunque non per una scelta completamente libera, ma con un passo in parte dovuto, e quando ci si attarda sulle discussioni teoriche si finisce con il pagare un prezzo anche rilevante.
E così è stato sia per il diritto di sciopero, particolarmente in alcuni settori, sia per la rappresentanza.
Paolo Pombeni
Infine una inevitabile domanda sui lavoratori che sono anche pubblici dipendenti e che garantiscono servizi importanti se non essenziali. Come fare convivere il loro diritto costituzionale allo sciopero, alla lotta, con l´altrettanto diritto costituzionalmente garantito dei cittadini a non essere privati di servizi essenziali?
Sergio Cofferati
Io penso, e non da adesso, che una azione di lotta che sostiene una rivendicazione sia efficace quando ha il massimo consenso intorno a sé. Non soltanto quando è promossa massicciamente dalle persone interessate. Nel caso dei servizi il consenso primo deve venire dagli utenti. Se gli utenti ti sono contrari perché si sentono sequestrati, penalizzati, ridotti nella loto capacità di mobilitazione, la tua lotta incide poco, addirittura può diventare un boomerang. Io credo che sia importante quello che si è fatto, prima attraverso la sperimentazione poi con delle regole di autoregolamentazione diventata poi legge e norma addirittura vincolante. Però serve avere il rispetto di queste regole e una capacità di usarle, di gestirle con molta lealtà e con tanta trasparenza e senza farle diventare a loro volta uno strumento surrettizio di pressione del proprio interlocutore. La pratica, ad esempio, di annunciare uno sciopero nei settori regolamentati e poi di revocarla a qualche ora dalla sua attuazione è una pratica deleteria. In ogni caso produce un danno all’azienda, intimorisce o scoraggia l’utenza e non porta mai vantaggio a chi la usa così.