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Articoli 33-34 - seconda parte: conversazione con Paolo Ferratini (Redazione Il Mulino, docente di Lettere al Liceo)

Paolo Pombeni

Professor Ferratini, per quanto possa stupirci, ancora oggi tiene banco il tema del rapporto fra scuola pubblica e scuola privata, come se questo fosse il cuore dell´interesse costituzionale per la questione scolastica. E´ veramente così?

Paolo Ferratini

Direi di no. Dal punto di vista quantitativo sicuramente no. Per quello che riguarda la scuola superiore parliamo di percentuali inferiori al 10%. Quindi evidentemente non è questo il problema principale. Poi certo c’è la storia italiana e quello che si porta dietro. Il secondo comma dell’articolo 33, con le polemiche già in sede costituente relativamente al famoso “senza oneri per lo Stato” che già in quella sede suscitò un dibattito molto ampio, continua a costituire un problema. Anche se va aggiunto che la legge 62 del 2000 ha finalmente regolato, con un ritardo più che cinquantennale, il tema della legislazione prevista dalla Costituzione per la parità. Tuttavia il problema resta perché tutte le volte che a quella legge che sancisce un sistema pubblico dell’istruzione che integra la scuole paritarie nel sistema pubblico a pari titolo di quelle istituite dallo Stato, il problema resta tutte le volte che si devono individuare le forme di finanziamento e di cofinanziamento da parte dello Stato. Detto questo credo che soluzioni in parte empiriche si possano trovare. Credo tuttavia che non sarebbe male se si disambiguasse in modo definitivo il testo della Costituzione con una proposta che è stata fatta, ad esempio, dal senatore Passigli qualche anno fa, riscrivendo quell’articolo con la frase più certa e meno soggetta ad interpretazioni “senza obbligo di oneri per lo Stato”. Questo consentirebbe, come del resto l’interpretazione che gli stessi costituenti avvaloravano, la possibilità per lo Stato e non l’obbligo per lo Stato di sovvenzionare enti provati laddove le scuole paritarie rispondessero ai criteri previsti dalla legge sulla parità scolastica. Detto questo che chiude il discorso sul tema della parità, non credo che siano questi, per rispondere alla sua domanda, i temi prioritari di attuazione del dettato costituzionale sulla scuola. Penso soprattutto l’articolo 34 cioè cosa intendiamo oggi quando l’articolo 34 dice che la scuola è aperta a tutti.

Paolo Pombeni

La Costituzione punta contemporaneamente a garantire una istruzione supportata dallo stato per tutti, ma poi opera una certa selezione perché parla di una attenzione a favore dei "capaci e meritevoli". Come mai si è perduta questa modalità verso il secondo aspetto della capacità e del merito?

Paolo Ferratini

Il nostro paese è tendenzialmente e storicamente poco sensibile al merito inteso come strumento di promozione e di democratizzazione sociale. Il costituente aveva sicuramente in mente in quel tempo due elementi che sono chiarissimi. Da un lato che la scuola fosse un vettore di crescita del paese e che quindi il merito andasse in qualche modo sostenuto in tutti i modi e che le elite si potessero sviluppare e maturare indipendentemente dalle condizioni di partenza. Dall’altro c’era sicuramente, oltre alla questione del merito e della crescita del paese, l’idea che la scuola e l’istruzione fossero un fattore fondamentale di mobilità sociale e quindi da questo punto di vista fortemente impegnato nella democratizzazione del paese e della parità delle opportunità. C’è una domanda da farsi: la scuola di oggi è un fattore effettivo di mobilità sociale? È un fattore di incremento delle potenzialità delle èlite? Credo che siano domande cruciali a cui non è facile ovviamente dare una risposta in due battute.

Paolo Pombeni

Siccome credo avesse ragione Meuccio Ruini quando disse che la scuola è la vera base della democratizzazione di un paese, mi viene da chiederle se oggi la scuola sia ancora una palestra per la formazione alla cittadinanza.

Paolo Ferratini

Se fa la scuola sì. Se noi pensiamo che la formazione alla cittadinanza debba essere una materia scolastica magari mescolata all’educazione alla salute e alla educazione stradale, sicuramente no. Ma se la scuola fa la scuola e cioè è quello che deve essere, cioè una comunità ordinata da regole con un bene comune di salvaguardare e da promuovere e con delle regole da osservare, condivise e con sanzioni previste ed erogate nel caso in cui queste regole non vengano osservate, credo che questo effettivamente sia un momento forte di formazione sociale dei giovani che aiuta a formare effettivamente la cittadinanza. Va ricordato peraltro che fu Aldo Moro nel ’47, quindi in pieno dibattito durante la costituente, a fare approvare un ordine del giorno che ribadiva l’importanza dello studio della Costituzione nella scuola. E sarà sempre Aldo Moro dieci anni dopo, nel ’57, quando è Ministro della Pubblica istruzione, a inserire l’educazione civica fra le materie scolastiche. Questo è molto interessante perché segna anche la differenza tra quello che sta accadendo oggi, un dibattito francamente verboso e privo di contenuti sulla educazione alla cittadinanza, e invece un punto fermo che a Moro era chiarissimo: cioè che la Costituzione, lo studio della Costituzione, è un fondamento davvero decisivo quello sì, anche dal punto di vista dello studio formale dei testi e questo credo che andrebbe assolutamente ripristinato e fatto valere all’interno del curriculum scolastico.