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Articoli 29-31-31 - seconda parte: conversazione con Chiara Saraceno (Università di Torino e Università di Berlino)

Paolo Pombeni

Professoressa Saraceno che impressione fa oggi rileggere questa solenne affermazione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio?

Chiara Saraceno

Innanzitutto è un bellissimo ossimoro. Perché una società naturale fondata su una istituzione giuridica è un bellissimo ossimoro. Ma non scandalizza. E’ più  la dimensione della evocazione della natura che colpisce, come se appunto esistesse la famiglia naturale che va soltanto protetta. Ciò che noi sappiamo dalla storia della famiglia, dalla comparazione è che la famiglia è il luogo dell’invenzione sociale e giuridica più fantasiosa, più estrema. Definizioni giuridiche e sociali di famiglia diverse esistono nello spazio e nel tempo per cui verrebbe da dire “nulla di meno naturale della famiglia”, non nel senso che sia contro natura, ma nel senso che è una istituzione eminentemente sociale. Ma c’è un altra parte dell’articolo che colpisce di più perché dice che è ordinata all’uguaglianza dei coniugi fatta salva l’unità della famiglia. Dove il costituente aveva indicato una regola in caso di conflitto senza esplicitarla. Cioè l’uguaglianza tra uomo e donna era sempre temperata dalla necessità dell’unità. E quando c’era l’unità prevaleva lui.

Paolo Pombeni

In questo quadro vorrei fare una domanda forse un po’ provocatoria. Quanta consapevolezza c’è oggi fra i genitori italiani del fatto che l’educazione dei figli è un dovere oltre che un diritto di natura costituzionale?

Chiara Saraceno

Credo che non lo sappiano neanche che nella Costituzione c’è scritto questo. Ma non perché siano irresponsabili, ma perché soprattutto i genitori più giovani, i ragazzi più giovani sembrano percepire il loro dovere dell’educazione più come dovere di proteggere i propri figli rispetto agli interventi altrui. Vuoi quando vanno alla scuola privata anziché alla pubblica e viceversa, per proteggerli dalle influenze e vuoi quando si pongono in conflitto con la scuola o con gli insegnanti quando gli insegnanti secondo loro non trattano bene il bambino. Quindi è più un approccio difensivo del bambino piuttosto che un compito importante . Avere il dovere dell’educazione significa aprire la testa significa aprire alle relazioni e così via.

Paolo Pombeni

Lei è una importante studiosa dei fenomeni legati alla povertà, specialmente alle nuove povertà. Che rapporto ha tutto questo con i doveri che l’articolo 31 pone in capo allo Stato come tutela della famiglia?

Chiara Saraceno

L’Italia è il paese che più evoca la famiglia sia come società naturale che come luogo naturale e ovvio della solidarietà, ma anche uno dei paesi che ha le politiche di sostegno alla famiglia più deboli. Sia che si tratti di politiche di sostegno alla famiglia tradizione, perché molti paesi europei hanno sviluppato nel tempo sostegni alla famiglia fondata sul matrimonio, penso alla Germania, privilegiando il matrimonio oppure privilegiando la procreazione, come è il caso francese. Comunque sia dato un modello di famiglia hanno sviluppato politiche conseguenti che poi possono essere cambiate nel tempo se cambia il modello. Invece il caso italiano è peculiare perché il modello è fortissimo ed è anzi utilizzato moltissimo nel dibattito politico e più come vincolo all’intervento. Ma in compenso le politiche, anche a sostegno di quel tipo di famiglia, sono scarsissime,. Non abbiamo una misura universalistica di sostegno al costo dei figli, non abbiamo un tipo di tassazione che riconosca le responsabilità di mantenimento, per cui abbiamo una politica molto povera a partire da una definizione di famiglia fin troppo forte, verrebbe da dire, fin troppo esclusiva, fin troppo coercitiva quasi. E’ una delle contraddizioni, non tanto della nostra Costituzione quanto della nostra politica.