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Articoli 19-20 - seconda parte: conversazione con Renato Moro (Università Roma Tre)

Paolo Pombeni

Professor Moro, partiamo, se accetta, da una riflessione sul coraggio che si ebbe nel 1946-47 a porre in questi termini la questione della libertà religiosa…

Renato Moro

Credo che si tratti veramente di un punto importante. Vorrei ricordare che alcuni costituzionalisti considerano i due articoli di cui parliamo oggi, cioè il 19 e il 20, come la base sulla quale andrebbero letti anche gli articoli che vengono prima nel testo costituzionale, cioè l’articolo 7 e l’articolo 8, cioè gli articoli dedicati ai rapporti con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni religiose. Perché la questione della libertà religiosa è una questione centrale nel testo costituzionale e fu una questione delicata, difficile e controversa. Credo che questo sfondo vada richiamato per capire il valore di quella presa di posizione. E’ vero che c’erano, nel 1946-47, elementi che spingevano verso una piena affermazione della libertà religiosa. L’esperienza stessa del totalitarismo aveva sottolineato quanto la stessa libertà di coscienza e di religione potessero essere toccate dai sistemi totalitari. E la vittoria del modello angloamericano aveva presentato con la forma di un grande vincitore un sistema politico in cui i valori di libertà religiosa erano centrali. Non è da dimenticare che qualche anno prima, non molto tempo prima, nel Natale del 1944, la stessa Chiesa cattolica dopo più di un secolo, due secoli, di indifferentismo rispetto ai diversi sistemi politici aveva scelto con un messaggio natalizio di Pio XII del ’44 di optare con decisione, anche se con qualche cautela, a favore del pluralismo e della democrazia. Quindi c’era una spinta e una attesa. Però a fronte di questa spinta e di questa attesa, va ricordato anche che vi era un grande problema che era rappresentato dalla Chiesa cattolica e soprattutto dalla sua gerarchia, dal magistero ecclesiastico. Perché l’esperienza totalitaria, invece di aver portato a rivedere due punti fondamentali, uno di tipo dottrinario, la libertà di coscienza, e un punto di tipo politico, cioè la prassi concordataria seguita dalla chiesa, ne aveva invece paradossalmente confermato agli occhi della chiesa la validità. Quindi la chiesa usciva dalla guerra pensando che l’idea di stato cattolico confessionale in cui “la verità non poteva essere messa sullo stesso piano dell’errore” fosse un modello assolutamente indiscutibile e anche che fosse la migliore garanzia per i diritti della persona. E che il modello concordatario seguito con lo stato, quindi un modello di contrattazione diretta che riaffermasse i privilegi della religione della maggioranza degli italiani, fosse una linea che era l’unica che potesse veramente garantire i diritti della Chiesa.

Paolo Pombeni

Va comunque riconosciuto che la materia è spinosa. Concedere a tutte le religioni libertà di propaganda, col solo limite dei riti contrari al buon costume, non è esente da problemi. Pensiamo per esempio a religioni che non accettano alcuni presupposti fondamentali del nostro sistema costituzionale come, per fare il caso più noto e più comune, la parità fra uomo e donna. Lei come pensa che si possa governare questo dilemma?

Renato Moro

Chiaramente si tratta di problemi che oggi sono diventati delicati e complessi soprattutto in relazione con qualcosa che i costituzionalisti non potevano immaginare, anche se Meuccio Ruini in sede di costituente ricordò- per assurdo- la possibilità di un’Italia con una presenza islamica, cioè la realtà di una nuova presenza religiosa come è quella oggi quella dell’Islam, che è la prima religione presente in Italia dopo il cattolicesimo. Però io credo che questi articoli vadano letti come molti giuristi suggeriscono, naturalmente non da soli, ma nel quadro complessivo del testo costituzionale. Quindi sia sulla base dei diritti inviolabili dell’individuo, sia sulla base di quelli che sono i principi dell’ordinamento costituzionale. E che se letti da questo punto di vista il principio di laicità e di libertà e di uguaglianza fra le confessioni che la Costituzione sancisce, è un principio alla luce del quale vanno poi trovate le soluzioni pratiche. Dobbiamo forse essere meno timidi a difendere e mantenere i valori di laicità. Problemi come quelli di confessioni religiosi che si muovano, o appaiano muoversi, in contrasto con i valori costituzionali sono problemi che si possono risolvere con il tempo e con la fiducia nella laicità. Credo che questa fiducia sia anche un servizio che si fa alle religioni.