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Articoli 17-18 - seconda parte: conversazione con Pierpaolo Donati (Università di Bologna)

Paolo Pombeni

Professor Donati quale significato ha oggi la rilevanza costituzionale della libertà di associazione in una società che si presenta inevitabilmente sempre più “individualistica”, per non dire “atomistica”?

Pierpaolo Donati

Ha il valore di ricordare la socialità umana. Mentre le persone di realizzano, si slegano dai rapporti sociali, questa libertà di associazione ci ricorda che l’uomo non è un’isola e io la raccorderei all’articolo 2 in cui si dice che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona, come singolo e anche nelle formazioni sociali. Allora queste formazioni sociali sono proprio le associazioni in cui la persona si realizza e di cui ha bisogno per realizzarsi. Cioè non è una graziosa concessione, ma è una necessità della persona. Io solo constaterei che oggi non è più un pluralismo liberale dell’individuo, cioè lasciare la libertà all’individuo, diventa anche un pluralismo sociale, un pluralismo di formazioni sociali in cui, per così dire, ci si avvicina ad una democrazia di tipo associativo, cioè dove la democrazia si realizza nelle associazioni e attraverso le associazioni.

Paolo Pombeni

Naturalmente in questi articoli i costituenti non avevano in mente tanto le organizzazioni politiche, cui saranno dedicati altri articoli che vedremo, ma le associazioni per così dire della “società civile”. E’ sufficiente oggi garantire ad esse solo quella “libertà negativa”, se così posso esprimermi, cioè basta liberarle da controlli preventivi dell’autorità statale o ci sarebbe qualcosa di più da fare?

Pierpaolo Donati

Ci vuole sicuramente qualcosa di più. E’ chiaro che la Costituzione allora pensava all’ordine pubblico e quindi a proteggere da associazioni che potevano disturbare, per così dire, l’ordine pubblico, creare violenza, creare stati di confusione, di guerra e così via. Oggi abbiamo bisogno di associazioni che promuovano una libertà positiva, come si dice, cioè non solo la libertà da restrizioni,da vincoli, ma una libertà di affermare qualche cosa. Quindi c’è tutto un settore, che noi chiamiamo il “terzo settore”, di associazioni civili che promuovono una socialità, per esempio associazioni famigliari che fanno affidamento e adozione, forme cooperative, forme di volontariato. Già diciamo ci siamo mossi i questa direzione come ordinamento costituzionale, con le leggi sulle associazioni sociali, la 383, la legge sul volontariato, la 266, la legge sulla  cooperazione sociale che sono in corso di revisione proprio perché dobbiamo affermare sempre di più la loro positività, cioè che non è solo una libertà di non essere toccati dall’ingerenza dello Stato, ma è la libertà di fare attività a favore della comunità.

Paolo Pombeni

Mi permetta una domanda a suo modo maliziosa, per concludere. Leggendo questi articoli si capisce che sono stati scritti in un tempo in cui lo spazio pubblico era ancora la piazza o comunque i luoghi, come si dice, “aperti al pubblico”. Oggi, in tempi di piazze mediatiche, di televisioni e di internet, ci sarebbe bisogno di qualcosa di più o di diverso in tema di libertà di associazione?

Pierpaolo Donati

Io credo di sì. Le reti che sono oggi su internet, sono reti in gran parte associative, ad esempio si parla di peer to peer  production, della produzione da pari a pari, tipo Wikipedia. questi beni comuni che sono beni associativi su internet che nascono da forme associative. E’ chiaro che richiedono una regolazione, nel senso positivo e negativo. In senso positivo perché occorre, come dire, dare il diritto di accesso. Tutti devono potere accedere a questo spazio pubblico, a questa piazza pubblica che è internet. Ma anche negativo, nel senso di controllare gli abusi, le frodi, le fregature. Occorre quella che noi chiamiamo una costituzione civile di queste sfere. Cioè occorre costituzionalizzare anche le forme associative in internet che sono una nuova sfera pubblica, cioè di servizi per così dire, dati ad un pubblico generico in cui l’associazione è elemento fondamentale, ma bisogna preoccuparsi che siano associazioni che vanno a favore del bene della società e non creano mali, disastri o forme di illegalità che spesso in internet ci sono.