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Articoli 13-14-15-16 - seconda parte: conversazione con Francesco Berti Arnoaldi (Avvocato)

Paolo Pombeni

Avvocato Berti Arnoaldi, quanto ha contato nella sua esperienza professionale la tutela delle libertà che viene garantita da questi articoli della Costituzione?

Francesco Berti Arnoaldi

Io premetto che non sono un penalista anche se ho fatto per otto anni il processo della strage di Bologna sui banchi di parte civile. E’ stata un’esperienza straordinaria. Mi ha insegnato questo: quando si avvicinano i diritti civili bisogna cominciare dalla parte delle garanzie dei diritti civili. E’ un po’ il ragionamento che fa Giuliano Amato quando dice che invece di partire dalla dichiarazione del diritto bisogna partire dalla limitazione e dalla garanzia della limitazione che è solo quella che dà al diritto la sua vita effettiva. E tipicamente noi avvocati, quando ci avvicinavamo alle questioni che mettevano in ballo la libertà, cominciavamo a parlare dalla parte delle garanzie che questi diritti avevano, e combattevamo per le garanzie, per il riconoscimento delle garanzie. Non per niente ci sono delle costituzioni di Stati antidemocratici che iniziano con altisonanti riconoscimenti di diritti, come la Costituzione sovietica del 1937: riconosceva e poi dopo in sede di garanzie e limiti interveniva lasciando il cittadino in balia dei poteri.

Paolo Pombeni

Oggi il tema della sicurezza è ampiamente dibattuto ed è centrale, però più di uno denuncia che con ciò venga indebolito il sistema delle libertà disegnato dalla nostra Carta. Ma è proprio inevitabile un conflitto che costringa a scegliere fra sicurezza e libertà?

Francesco Berti Arnoaldi

Io mi chiedo se ci sia realmente un contrasto in linea di principio tra diritti e sicurezza. Perché la sicurezza è il diritto. La Costituzione è un sistema di diritti garantiti. La garanzia è sicurezza. La sicurezza è garanzia. Il vero contrasto nasce non dalla sicurezza, ma dall’abuso che il concetto di sicurezza e di garanzia di sicurezza viene, da un altro potere dello Stato ed è lì il campo di battaglia, come si vede nell’attualità politica, anche in Italia. Se un potere riesce a impadronirsi delle leve della garanzia, c’è un affievolimento effettivo della libertà. Per cui io vedo in modo assolutamente pericoloso tutti i tentativi di intervenire sulla giustizia costituzionale e in particolare sulla Corte Costituzionale. Io ricordo perfettamente perché l’abbiamo vissuto quel periodo. L’attesa della Corte Costituzionale che non arrivava mai. Nel 1948 quando fu approvata la Costituzione che ha come punto centrale la Corte costituzionale, nessuno faceva la Corte costituzionale perché avevano paura. Mi ricordo una conferenza di Calamandrei a Bologna che diceva “Un mio amico mi ha detto, ma sai se si fa la Corte Costituzionale di 15 membri, ma se ci mettono Terracini..” Io dicevo “Vorrà dire che di 15 giudici uno si chiama Terracini”. Per dire che c’era questa paura, che ha fatto ritardare di 8 anni la creazione della Corte costituzionale che, con la sentenza famosa numero 1, ha cominciato a spazzare via l’articolo 130 del Testo Unico di pubblica sicurezza fascista e ha fatto vedere che effettivamente la garanzia funzionava.