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Articoli da 134 a 137 - seconda parte: conversazione con Augusto Barbera (Università di Bologna)

Paolo Pombeni

Professor Barbera, oggi nessuno dubita più della necessità di avere una Corte costituzionale cioè come si dice in termine tecnico, "un giudice delle leggi". Quello che forse ci si chiede oggi è se vada ancora bene così come previsto dalla nostra Carta la composizione di questa corte, la composizione di questo organismo che deve giudicare delle leggi.

Augusto Barbera

Nessuno dubita più, ma in Costituente ci furono molto dubbi sulla creazione di un “giudice delle leggi” cioè che potesse intervenire sull’attività legislativa del Parlamento rappresentata dalla sovranità popolare. La Corte costituzionale si è consolidata, anzi quella italiana fu una delle prime; si è estesa in tanti altri paesi, come per esempio quelli di nuova democrazia. Per quanto riguarda la composizione non ci sono grossi problemi, sembra una buona composizione: cinque sono eletti dal Parlamento, cinque nominati dal Capo dello Stato e cinque espressi dalle più alte magistrature -Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei Conti. Semmai si pongono dei problemi al momento dell’elezioni dei giudici parlamentari perché i conflitti politici si riverberano anche sull’elezione dei giudici. Si cominciò con una contestata elezione, che non avvenne, di Basso, poi di Federico Mancini, adesso di un giudice del centrodestra. Però complessivamente mi pare che sia soddisfacente la composizione della Corte. Il problema sono le sentenze della Corte che in alcuni casi, secondo i critici, si spingono al di là della censura della conformità o meno a Costituzione di una legge e hanno dato vita talvolta ad una giurisprudenza creativa. 

Paolo Pombeni

C’è un aspetto del lavoro della Corte costituzionale che è meno noto al grande pubblico, ed è il suo ruolo di giudice nelle controversie tra i diversi organi dello Stato o fra lo Stato e le Regioni E addirittura tra le Regioni fra di loro. Questo è un ruolo che diventerà sempre più importante in un paese che va verso il cosiddetto federalismo. Può illustrare questo aspetto?

Augusto Barbera

I conflitti tra Stato e Regioni o tra Regioni, ancora più rari, anche conflitti tra poteri dello stato che sembrava una attribuzione che non dovesse avere particolare rilievo, invece in questi ultimi anni lo ha avuto. Cito soltanto due casi. Il caso del Ministro Mancuso che fu sfiduciato dal Senato e che dovette dimettersi. Riteneva Mancuso che non fosse possibile la sfiducia ad un solo Ministro, la Corte invece ha ritenuto che questo fosse possibile. O ancora più recentemente il conflitto tra il Presidente della Repubblica Ciampi e il Ministro di Grazia e Giustizia Castelli sulla titolarità del potere di grazia, a chi spetta il potere di grazia. E la Corte ha deciso che spetta al Presidente della Repubblica, ma con la collaborazione del Ministro. Per quanto riguarda invece i conflitti tra Stato e Regioni, sono, occupano gran parte della giurisprudenza della Corte costituzionale per adesso si tratta di conflitti minori, chiamiamoli così, relativi a funzioni amministrative, ma man mano che procede il decentramento, o quello che viene chiamato federalismo, diventeranno conflitti sempre più importanti.

Paolo Pombeni

C´è un ulteriore aspetto, molto tecnico ma che ha la sua importanza. Oggi una parte non piccola delle leggi non proviene dal Parlamento, proviene dagli organismi europei, dal Parlamento europeo, dalla capacità dell’Europa di fare leggi. Su questa materia le Corti hanno difficoltà o hanno problemi ad intervenire. In Germania c’è un dibattito molto vivo su questo punto. Può illustrare questo aspetto che sembra molto tecnico ma che in realtà diventerà sempre più importante nel nostro futuro?

Augusto Barbera

Certamente, certamente. Ed è un grande problema che la Corte italiana ha cercato di affrontare nel 1984, con la famosa sentenza La Pergola, stabilendo il principio che i regolamenti europei entrano direttamente nel nostro ordinamento, la loro conformità o meno a Costituzione non viene valutata alla Corte costituzionale, ma in casi eccezionali ove vengano toccati i principi supremi della Costituzione, la Corte costituzionale si riserva di potere intervenire però è un problema ancora aperto e riguarda anche la creazione di un giudice a livello europeo. E’ vero c’è la Corte di giustizia, ma la Corte di giustizia non è nata con la funzione tipica delle Corti costituzionali, tant’è che molti studiosi si pongono il problema della creazione di una Corte costituzionale europea.