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Articoli da 114 a 133 (aut. locali regione) - seconda parte: conversazione con Vasco Errani (Presidente Regione Emilia-Romagna)

Paolo Pombeni

Presidente Errani, il regionalismo è stata una delle grandi rivoluzioni della Carta del 1948. Anche se ci sono voluti quasi trent´anni perché questa rivoluzione trovasse “gambe e carne” cioè entrasse pienamente in funzione. Adesso il panorama politico è determinato da essa. Alla vigilia di quella che sarà una nuova grande riforma che bilancio se ne può trarre?

Vasco Errani

Se si parla di una nuova riforma verso una dimensione più federale della nostra Repubblica significa che l’esperienza del regionalismo ha prodotto nel complesso risultati positivi. Questo senza ignorare che ha una dimensione a macchia di leopardo perché nel territorio vi sono esperienze di segno anche molto diversificato. Tuttavia il ragionamento di rilanciare una dimensione territoriale, locale e regionale, di una funzione pubblica non più gestibile a livello locale è un segno importante e positivo.

Paolo Pombeni

Mi consenta di essere leggermente provocatorio. Il disegno delle regioni è stato un disegno, diciamo così, arbitrario, la carta è stata decisa un po’ a tavolino. Però a distanza l´esperimento sembra riuscito perché quasi tutte quelle regioni hanno trovato una loro identità regionale, una loro identità regionale. E´ un processo che si può considerare chiuso oppure c’è spazio per ulteriori innovazioni?

Vasco Errani

Io penso sì, che abbiamo fatto un passo in avanti vero dal punto di vista delle identità territoriali e che questo percorso è bene che sia concluso, almeno in questa fase. Sarebbe un elemento molto negativo in questo momento riaprire le discussioni sui confini regionali, perché questo produrrebbe un sommovimento territoriale nel Paese, secondo me, ingestibile. Dunque teniamo questo patrimonio e costruiamo un federalismo, anche dal punto di vista delle modifiche che secondo me è bene fare alla seconda parte della Costituzione, che sia in grado di tenere una dimensione territoriale che non sempre è omogenea perché ci sono le regioni piccole, le regioni grandi, regioni che hanno caratteristiche del tutto particolari. Dobbiamo usare un criterio flessibile.

Paolo Pombeni

Il federalismo fiscale sarà l´elemento più innovativo in questa riforma. Incrementerà lo status costituzionale delle regioni, dando loro poteri e compiti che attualmente sono svolti dallo stato centrale. Le regioni sono pronte tutte ad assumersi questo salto di qualità, ad assumersi questi compiti più importanti?

Vasco Errani

Io penso che il federalismo fiscale in questo paese sia possibile ad una condizione: che sia ben chiaro si vuole e si sta parlando della rimotivazione dell’unità nazionale. Cioè l’idea per esempio che, come ho sentito più volte, si affronti questo problema attraverso la regionalizzazione dei tributi e della partecipazione fiscale è un’idea sbagliata. Ricostruiamo l’unità nazionale scommettendo sulla responsabilità dei diversi livelli territoriali e sul fatto che attraverso compartecipazione al prelievo fiscale c’è una maggiore responsabilità e senso delle istituzioni da parte di tutta la classe dirigente. E’ una grande opportunità prima di tutto per le regioni del Mezzogiorno che debbo dire, lo dico sottolineandolo positivamente, hanno scelto la sfida del federalismo fiscale in modo convinto, sapendo che questo apre anche un processo vero di autoriforma regionale e degli enti locali. Perché non è possibile fare il federalismo fiscale nell’attuale assetto. Bisogna cambiare lo Stato centrale, bisogna cambiare le regioni e i comuni in un processo che non è fondato sull’"ora x" ma in un processo che prevede tempi e senso di responsabilità.

Paolo Pombeni

E le classi politiche regionali sono anch’esse in grado di gestire queste novità o anche a loro si richiede in certa misura un cambiamento?

Vasco Errani

Cambiamento profondi. Per esempio quello di considerare il governo come un esercizio di responsabilità rispetto non solo alle persone e alle famiglie che si governano e al territorio che si governa, ma rispetto all’ambito nazionale. Non ci sarà più nessuno che potrà dire che la colpa e dell’altro. Ciascuno rispetto alle proprie competenze si assume la propria parte di responsabilità. Vorrà dire che non vedremo più talk show nei quali il giornalista chiede e tutti danno la colpa all’altro, con grande, diciamo così, disagio dei cittadini, giustamente.