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Articoli da 114 a 133 (aut. locali comuni) - seconda parte: conversazione con Graziano Delrio (Sindaco di Reggio Emilia)

Paolo Pombeni

Sindaco Delrio lei è alla testa di una delle città simbolo dello spirito municipale italiano. Che cosa le suggerisce questa esperienza in un momento in cui al ruolo dei comuni tante volte viene appiccicato questa dizione un po’ svalutativa, e a mio giudizio ingiusta, di "spirito di campanile", ha invece ancora qualcosa di forte da dire al sistema politico italiano?

Graziano Delrio

Credo certamente di sì, se non viene catturata da uno spirito troppo egoistico, certamente sì. Ed è la capacità di trasmettere al sistema politico una visione dell’amministrazione che è vicina ai problemi della gente, che interpreta il principio di sussidiarietà in senso originale, cioè i problemi li può risolvere chi è più vicino ai problemi della gente, chi li conosce, chi viene fermato per strada, chi viene interpellato ogni giorno. Questo è il vero senso delle città. Le città sono fatte di persone, come diceva Shakespeare, e le persone portano con loro i problemi più importanti della vita quotidiana. E la politica è esattamente la capacità di potere organizzare e di potere risolvere i problemi della vita quotidiana. Quindi è dalle città che nasce la politica, è dalle città che può nascere davvero un rapporto di efficienza e di capacità di risposta in maniera efficiente alle domande dei cittadini. E’ dalle città che riusciamo a vedere quella concretizzazione del principio di sussidiarietà espresso appunto nella nostra Costituzione e che attribuisce ai comuni le funzioni principali. Quindi siamo in un’ottica in cui lo spirito municipale può diventare, in un qualche modo, il segno e la prospettiva di una riscossa della politica italiana. Altrimenti, in caso contrario, se non vi è questa capacità di ascoltare le città, le città rappresentano semplicemente, come dice Bauman, una specie di discarica dei problemi globali ma senza avere poi la capacità di trasmettere intuizioni e soluzioni a livello centrale. 

Paolo Pombeni

Sull’importanza del comune come cellula di base nel rapporto tra i cittadini e il governo della cosa pubblica, come lei ha giustamente sottolineato, direi che non ci sono problemi, così come oggi tutti sono convinti dell’importanza della regione come snodo del sistema delle autonomie. Quello che magari viene in discussione è il ruolo delle province che appaiono un po’ come delle articolazioni di un tempo passato delle vecchie trovate napoleoniche che forse oggi non hanno più quel significato che rivestivano in passato.

Graziano Delrio

Sì questa è una domanda legittima e credo che sia legittima la riflessione che si sta conducendo anche a livello nazionale sulle città metropolitane dove le province appunto vengono a scomparire, almeno nei 9 grandi centri italiani. Mi pare ovvio che una riorganizzazione delle province sia il primo passo per un riassetto istituzionale. Io penso alla nostra Emilia-Romagna dove esiste anche dal punto di vista economico, oltre che sociale,  una grande omogeneità della provincia emiliana, quel territorio che ha fortissimo sviluppo, che va da Modena fino a Piacenza, che ha una sua autonomia, che ha una sua omogeneità e che necessità di una programmazione unica sulle grandi infrastrutture, per esempio. Quindi credo che una semplificazione, una riduzione delle province, più vicina, non tanto ad un livello burocratico, gestionale, amministrativo, ma più vicina alla risposta sui grandi problemi infrastrutturali, sia una delle prospettive più importanti del riassetto istituzionale italiano.

Paolo Pombeni

Lei ha giustamente richiamato l’attenzione sul problema della città metropolitana. Questo è un tema che ormai è entrato in Costituzione anche se non è ancora operativo. Si tratta di una modo o si tratta di un tema che veramente può dare un impulso e sottolineare il problema dell’innovazione nel sistema delle autonomie locali?

Graziano Delrio

Io credo che sia una sfida vera. I nostri giovani, io faccio sempre riferimento alla vita quotidiana, i nostri giovani dicono “Io vado a Barcellona” “Io vado a Berlino” non dicono “Io vado nella Land o nella Catalogna”. Quindi il tema della città metropolitana come polo di attrazione culturale, sociale, economico esiste. Dobbiamo tenerlo presente. Dobbiamo tenere presente che di fatto nel Nord esiste una grande area metropolitana milanese, una grande area metropolitana del Nord-Est che va da Venezia a Padova e che comprende diversi centri, e una grande area metropolitana dell’Emilia-Romagna che era quella che citavo poc’anzi. Quindi queste aree metropolitane, queste città metropolitane rappresentano davvero una grande sfida. Io su questo sono convinto e sono convinto che sia una sfida che l’Italia sta affrontando in ritardo rispetto ad altre nazioni, ma che rappresenterà davvero uno dei momenti di innovazione e di capacità di futuro di questo Paese.