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20 luglio 2010

Incendi boschivi: prevenzione, lotta, numeri utili in Emilia-Romagna

10 squadre di Vigili del Fuoco, 370 Unità del Corpo Forestale dislocate nei circa 80 comandi del territorio regionale, quasi 750 volontari dei 9 coordinamenti provinciali di Protezione Civile (organizzati in squadre, formati e attrezzati dall’Agenzia regionale di Protezione Civile con mezzi fuoristrada dotati di moduli antincendio e dispositivi di protezione individuale). E alcuni numeri da cerchiare di rosso e tenere a portata di mano (o di…memoria): 1515 (numero nazionale di pronto intervento del Corpo Forestale dello Stato); 115 (numero nazionale di pronto intervento del dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile) o l’8008-41051 (numero verde regionale). E da quest’anno, il nuovo numero verde dell’Agenzia regionale di Protezione civile, 800-333-911, attivo 24 ore su 24 per tutte le emergenze.

Numeri importanti, lavoro di rete, appello alla coscienza civica collettiva per un problema più che mai “scottante”, che così pesantemente può incidere sugli equilibri della natura e sulla biodiversità: gli incendi boschivi (ovvero “un fuoco con suscettività ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi”), annosa questione trasversale alle aree del Paese che si traduce in danni economici e al patrimonio ambientale. E in un territorio, quello emiliano-romagnolo, ricco di querceti, faggete, conifere, con un patrimonio forestale di circa 630mila ettari. Senza contare praterie, pascoli, incolti arbustivi e superfici destinate a colture di cereali. In sintesi: quasi un milione di ettari (metà della superficie regionale) a rischio nei periodi secchi.

Un problema economico e ambientale che richiede uno sforzo di responsabilità, di coinvolgimento, di attenzione non soltanto da parte dei vari livelli di governo, ma anche del singolo cittadino, del turista, dell’automobilista. Una questione che implica l’organizzazione puntuale di risorse umane, strumenti, catena del comando. Con un inevitabile “giro di vite” per quello che, doloso o colposo che sia, rappresenta un delitto contro la pubblica incolumità e, come tale, perseguito penalmente (art. 423 bis del Codice Penale): durante il periodo di grave pericolosità per gli incendi boschivi, il personale del Corpo Forestale dello Stato e tutti gli agenti di polizia giudiziaria sono infatti incaricati di applicare gli inasprimenti delle sanzioni amministrative previste ai commi 6 e 7 dell’art. 10 della legge n. 353/2000, nonché i divieti previsti dalle “Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale” e dalle norme in materia di antincendio boschivo.

Confortante - ma non certo un pretesto per abbassare la guardia - il “consuntivo” degli ultimi anni stilato dall’Agenzia regionale di Protezione Civile all’interno della “Sintesi delle attività svolte nella Campagna anti-incendi boschivi-Estate 2009 della Regione Emilia-Romagna”: il numero degli incendi boschivi sul territorio emiliano-romagnolo dal primo di luglio al 6 settembre scende a 27 nel 2009 (contro i 55 del 2008 e il picco di 85 del 2007). Il maggior numero di fenomeni nel Bolognese (7), seguono la provincia di Parma e quella di Ravenna con 5 incendi.

Scatta quindi sabato 17 luglio (fino al 25 agosto) la fase del pre-allarme stabilita con una determina del direttore dell’Agenzia di Protezione Civile della Regione Emilia-Romagna Demetrio Egidi, emanata d’intesa con la Direzione regionale dei Vigili del Fuoco, il Comando regionale del Corpo Forestale dello Stato e il Centro Funzionale Arpa-Sim. Con una “finestra aperta”, eventualmente, sul mese di settembre: basti pensare che nel 2009 l’Agenzia di Protezione Civile della Regione, il Corpo forestale dello Stato e i Vigili del Fuoco furono costretti a prolungare il periodo di pericolosità a causa del permanere della siccità (pur registrandosi, dal primo luglio al 25 agosto 2009 un calo degli incendi - 14 - e degli episodi di innesco di sterpaglie e appiccamenti di fuoco - 420 - rispetto agli anni precedenti).

La Regione Emilia-Romagna è quindi impegnata in prima linea nella lotta agli incendi boschivi: innanzitutto con l’organizzazione e il coordinamento a livello locale, regionale e statale delle attività di ricognizione, sorveglianza, avvistamento, allarme e spegnimento degli incendi con mezzi da terra e aerei. Le principali strutture operative e gli enti impegnati nella lotta agli incendi di bosco a livello regionale sono la Protezione Civile, gli Uffici Territoriali del Governo, il Corpo Forestale dello Stato, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile-Direzione regionale, le Province, i Comuni, le Comunità Montane e il Volontariato di Protezione Civile.

Lo strumento che regolamenta la lotta agli incendi boschivi a livello regionale è il Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, approvato con deliberazione dell’Assemblea legislativa regionale n.114 del 2 maggio 2007 per il periodo 2007-2011 (in attuazione della Legge regionale 7/2/2005 n.1 “Norme in materia di Protezione Civile e Volontariato- Istituzione dell’Agenzia regionale di Protezione Civile” che recepiva la Legge nazionale 21/11/2000 n.353). Tale strumento operativo è la naturale prosecuzione di una normativa che, in una regione in cui metà del territorio risulta potenzialmente a rischio, segue idealmente l’ormai lontano Piano regionale di protezione delle foreste contro gli incendi approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 1318 del 22 dicembre 1999. Tre le tipologie di prevenzione individuate dal Piano regionale per il periodo 2007-2011 (prevenzione strutturale, e non rivolta al singolo evento o ambito territoriale): interventi selvicolturali, interventi infrastrutturali, interventi colturali agro-pastorali. Tra le azioni promosse - e finanziate - dalla Regione, un progressivo miglioramento forestale che possa orientare l’evoluzione dei soprassuoli boschivi verso strutture a minore rischio di incendio.

E il ruolo degli altri enti locali? Province e Comuni sono anch’essi coinvolti nell’azione di contrasto agli incendi boschivi con azioni preventive, in particolare “presidiando” le fasce perimetrali alle aree urbane, alle infrastrutture strategiche e alla rete viaria. Concorrono quindi alla sorveglianza e alla comunicazione degli incendi con le modalità previste nei propri piani di emergenza, in armonia con le direttive regionali e nazionali. Fondamentale resta comunque la sensibilizzazione al problema del singolo cittadino in qualità di “segnalatore di incendi”, perché quanto mai decisive sono localizzazione e tempestività.

Notizia tratta da ErmesAmbiente

 

 
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