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Testo e linguaggio

La comprensibilità di un testo è parte integrante dei principi di trasparenza e accesso: un´amministrazione pubblica (PA) che parla e scrive in modo burocratico (cioè oscuro) continua a rimanere distante e ostile alla maggioranza dei cittadini, anche se adotta le più moderne tecnologie di comunicazione.

Anzi, paradossalmente, proprio le nuove tecnologie rendono più manifesta e stridente la schizofrenia della PA che su un versante (quello tecnologico) sa stare al passo con i tempi e su un altro (quello comunicativo) appare inossidabile al cambiamento.

Per questo, accanto ai criteri di usabilità e accessibilità, è importante introdurre come fattore di controllo anche la comprensibilità , che non è affatto garantita dai primi due.

L’acquisizione di un linguaggio pulito, rapido e concreto dovrebbe essere un processo capace di arrivare al cuore della PA, vale a dire al complesso di atti (leggi, delibere, regolamenti, ecc), che sono il primo dovere comunicativo di un ente e ne configurano l’identità e la "mission". Naturalmente un processo culturale di questa portata ha tempi lunghi e va sostenuto da percorsi formativi specifici, rivolti a un numero significativo di dipendenti. Nel frattempo, almeno coloro che sono chiamati a governare l’informazione e la comunicazione sul web o a presidiare pagine e siti specifici, dovrebbero preoccuparsi di garantire che un sito sia accessibile a tutti, facile da navigare, ma anche comprensibile nei contenuti che esprime.

Il nostro consiglio è quindi innanzitutto di controllare che nel testo non ci siano errori di grammatica o di scrittura, e poi di verificare la presenza di eventuali termini tecnici o gergali e se non se ne può fare a meno fornire un glossario che li spieghi.

Infine, nel dettare alcuni standard di leggibilità/comprensibilità dei testi, dobbiamo far presenti due difficoltà:

I parametri che qui forniamo non sono dunque esaustivi, e tantomeno sostitutivi, di un processo di formazione specifica. Vogliono solo essere una sorta di "alarm", una griglia a maglie larghe per verificare che un testo rispetti i requisiti minimi di pubblicazione


8 parametri per verificare la comprensibilità di un testo



Testo articolato anziché continuo

Un testo lungo (per esempio corrispondente a una cartella dattiloscritta) scritto in modo continuo, e magari senza neppure gli a-capo, risulta ostile anche alla percezione immediata e non invoglia alla lettura. E’ quindi consigliabile articolare i testi di una certa consistenza in brani scanditi da titoli ed eventualmente sottotitoli, che fanno un po’ da linea guida per la lettura. Tra l’altro, questo serve anche a chi scrive perché lo induce a dare un migliore ordinamento logico ai contenuti da esprimere. Generalmente la sequenza logica degli argomenti va dal generale al particolare.

Titoli (e sottotitoli) brevi e concreti anziché lunghi e astratti

Un difetto tipico della burocrazia è quello di scrivere titoli lunghissimi che pretendono di riassumere tutto quello che dice un testo. Oppure titoli che girano intorno a un oggetto senza arrivare a identificarlo. O ancora, titoli pieni di riferimenti normativi che non esprimono nulla di immediatamente comprensibile.
Un titolo non deve essere né un riassunto né un rebus, ma la sintesi estrema di un contenuto, che si può sempre esprimere in poche parole, chiare e concrete.
E’ buona regola contenere il titolo entro una riga.

Esempi:

invece di
Identificazione beneficiari dei contributi a carico del fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione.

è meglio
Contributi per l’affitto della prima casa a famiglie o persone a basso reddito.

invece di
Richiesta di inclusione ai sensi dell’art. 9, legge 30 aprile 1999, n. 120 nell’ Albo unico delle persone idonee all’ufficio di scrutatore di seggio elettorale.

è meglio
Albo degli scrutatori: richiesta di inserimento.

Frasi brevi anziché lunghe, con costruzioni coordinate anziché subordinate

E’ accertato che frasi molto lunghe e complesse, costruite con subordinate, relative e incisi, sono più difficili da padroneggiare per chi scrive e più faticose per chi legge. E’ consigliabile frazionare i concetti in frasi di 20/30 parole e dare ai concetti una sequenza logica in un’ottica utente.

Esempio:

invece di
A seguito dell’entrata in vigore della legge n.123 del 30/12/2000, al fine di semplificare i rapporti tra amministrazione pubblica e cittadino, è stata istituita la Tessera Elettorale a carattere permanente che, fino a quando non verrà sostituita dalla Carta d’Identità Elettronica, consentirà l’esercizio del diritto di voto per le prossime diciotto consultazioni elettorali, sia politiche che amministrative che referendarie, senza che sia necessario il recapito del certificato elettorale.

è meglio
La Tessera elettorale personale è un nuovo documento e sostituisce il tradizionale certificato elettorale che veniva consegnato a casa prima di ogni elezione. Questa tessera consentirà a ogni cittadino di andare a votare nelle prossime 18 consultazioni elettorali (elezioni politiche, amministrative, referendum). Resterà valida fino a quando non sarà sostituita dalla Carta d’identità elettronica. La Tessera è entrata in vigore con la legge n. 123 del 30 dicembre 2000.

Forme verbali attive anziché passive, personali anziché impersonali

Le frasi risolte con verbi in forma attiva anziché passiva o impersonale sono più immediate. Inoltre costringono chi scrive a esprimere il soggetto dell’azione, e questo è sempre un elemento di chiarezza e assunzione di responsabilità.

Esempi:

invece di
La presente autorizzazione è soggetta a revoca da parte dell’Amministrazione

è meglio
L’Amministrazione può revocare l’autorizzazione

invece di
Si è prevista un’azione formativa mirata agli operatori

è meglio
L’Amministrazione ha previsto un percorso formativo per gli operatori

Affermazione anziché doppia negazione

La doppia negazione è un modo contorto di affermare qualcosa: in pratica si vuole affermare una cosa attraverso la negazione del contrario.

Esempio:

invece di
Non si accettano moduli non compilati in ogni loro parte

è meglio
Si accettano solo moduli compilati in ogni loro parte

Soggetti animati anziché inanimati

I soggetti animati sono quelli che rimandano a persone, o insiemi di persone, in carne e ossa (cittadini, pensionati, contribuenti, studenti...) che vengono chiamati a fare qualcosa. Sono invece inanimati i soggetti che si riferiscono a obblighi, operazioni, apparati . Usando un soggetto inanimato, in genere si deve fare ricorso a verbi in forma passiva. Di conseguenza tutto diventa più rarefatto e distante.

Esempi:

invece di
E’ fatto obbligo ai soggetti partecipanti alla gara di presentare le domande

è meglio
Le ditte che partecipano alla gara devono

invece di
Il versamento va effettuato dai soggetti interessati entro il

è meglio
Le persone interessate devono fare il versamento entro

Parole intere anziché abbreviazioni e sigle

Il cielo della burocrazia è costellato di sigle e abbreviazioni, ma non tutti sono astronomi. Si va dalle sigle che designano enti e istituzioni (AUSL, CORECOM, APT, ARPA, IACP, IPAB, CAAF), alle sigle di carattere legislativo (DPR, DPCM, D.LGS, L.R.) alle sigle che denotano piani, programmi e progetti (PTR, PRG, PRIT, FRIET). Oltretutto vengono scritte in modi diversi, anche nel corso di un unico testo: tutto maiuscolo o alto-basso, con punti separatori o senza, con o senza raddoppiamenti di lettere a denotare il plurale. Alle sigle si aggiungono poi le abbreviazioni di locuzioni: p.e. (= per esempio), c.m. (= corrente mese), u.s. (ultimo scorso), cd. (=cosiddetto), Vs. (vostro), ns. (nostro).
Fatta eccezione per le sigle di indiscusso dominio pubblico, nella maggioranza dei casi è buona regola sciogliere sempre la sigla, la prima volta che appare in un testo.
Quanto alle abbreviazioni, è meglio evitarle.

Parole della lingua naturale anziché del gergo burocratico

La lista di parole o espressioni burocratiche, che dovrebbero lasciare il posto a parole di uso comune, è davvero lunga. Se anche valesse la pena fare una lista completa, sarebbe poi problematico fare una contro-lista di parole comuni, da proporre come automaticamente sostituibili. A fronte di una parola burocratica, le opportunità di sostituzione sono diverse: dipende sempre dal contesto. Senza contare le opportunità di eliminazione pura e semplice.



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