Programmi speciali d'area

 
 

Cosa fa la Regione

La legge n. 30 del 19 agosto 1996 introduce la Programmazione negoziata regionale per attuare gli articoli 8, 10 e . 60 e 61 dello Statuto.  L'obiettivo è quello di accrescere l'integrazione fra gli Enti locali, il coordinamento delle iniziative, l'impiego sinergico delle risorse finanziarie.

La Programmazione negoziata può dare unità programmatica e finanziaria all'insieme degli interventi a finanziamento nazionale (come la programmazione del Dup) e a finanziamento regionale. 

La parte attuativa del quadro programmatorio unitario è fornito dal contesto procedurale denoninato Programmi speciali d'area disciplinati dalla legge regionale 30/96 e dai rispettivi accordi.

I programmi d'area perseguono lo sviluppo sostenibile di aree territoriali omogenee, tramite la concertazione e la condivisione di priorità d’azione territorialmente appropriate, nell’ambito del sistema della programmazione regionale.

I programmi speciali d'area (PdA) si traducono in un complesso di interventi per la valorizzazione di aree territoriali con particolari situazioni economiche, sociali, culturali ed ambientali o per maree urbane dove sono necessari consistenti interventi di riqualificazione e recupero che richiedono l'azione coordinata di mondo pubblico e privato. I programmi d'area sono promossi dalla giunta regionale con l'assenso e la partecipazione - sia alla predisposizione che alla realizzazione - degli enti locali dell'ambito territoriale interessato. La programmazione negoziata si svolge tra Regione, Enti locali e altri soggetti pubblici o a partecipazione pubblica, con la partecipazione delle parti sociali e dei privati interessati.

La prima generazione dei programmi venne concertata con i territori nel 1997. Fu pensata come grande sforzo di investimento sulle infrastrutture e sulle dotazione delle città. Nonché come dotazione di infrastrutture produttive o strutture di accompagnamento al turismo. È la prima stagione, caratterizzata da sperimentazione e necessità di apprendimento di un metodo di lavoro ancora nuovo e complicato.

La seconda generazione è stata concertata dopo l’arrivo delle risorse europee dell’Obiettivo 2. I territori, di conseguenza, chiesero una generazione di programmi più orientata agli investimenti leggeri: valorizzare le emergenze e le vocazioni delle rispettive aree. Si è curata la fruibilità del territorio e l’accessibilità di attrattori come i parchi e i fiumi.
Il modo di lavorare con la programmazione negoziata  si è consolidato e il numero di partecipanti (cioè di amministrazioni che debbono lavorare insieme) per programma si è ampliato notevolmente. In due casi Imola e Piacenza continua la programmazione strategica che accompagna le città, in sinergia con la formazione di reti di città che si è concretizzato con l’Obiettivo 10 del Dup.

La terza generazione nasce mentre è già in corso la formazione della strategia per la Programmazione unitaria dei fondi strutturali e dei fondi nazionali. La terza generazione porta avanti quindi la strategia delle reti di città e va a toccare due poli cioè: la città di Parma e la città di Ferrara. A Parma si sceglie una strategia di sviluppo legata alla presenza internazionale di ricercatori dell’Efsa e quindi di potenziamento del turismo congressuale. Ferrara scegli di investire nel centro storico dando corpo alla iniziativa dell’Unesco che ha promosso la città quale patrimonio dell’umanità.

A chi rivolgersi

servizio Intese istituzionali e programmi speciali d'area
viale Aldo Moro, 30
40127 Bologna

referente
Giovanni Bergamini
tel. 051.527.3037
email gbergamini@Regione.Emilia-Romagna.it

Per approfondire
Le norme e gli atti in vigore
Pubblicazioni
22 marzo 2011
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