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Sentenza a sorpresa sulla fauna selvatica

Un ordine del giorno delle Regioni per chiedere un rapido intervento del Governo

La gestione della fauna selvatica sta diventando sempre più problematica. L’equilibrio tra agricoltura, animali selvatici e grandi predatori sembra essersi guastato. Mai come oggi gli agricoltori lamentano danni alle loro produzioni o ai loro allevamenti a causa di animali selvatici che si sono moltiplicati a dismisura. A causare i problemi maggiori sul territorio nazionale sono i cinghiali che si riproducono oltretutto a ritmi elevati.

La legge nazionale che regola la materia è la L. 157/92, ovvero la norma che regola la caccia e la protezione della fauna selvatica. In particolare, l’art.19 di questa legge tratta il controllo della fauna selvatica. Viene data competenza alle Regioni sul controllo delle diverse specie animali attraverso l’utilizzo dei metodi ecologici oppure, in caso di inefficacia, autorizzando piani di abbattimento. Questi piani devono essere attuati dalle guardie venatorie provinciali, le quali possono avvalersi anche dei proprietari o dei conduttori dei fondi agricoli, purché provvisti di licenza di caccia. Le guardie venatorie sono largamente insufficienti a far fronte al problema, i proprietari dei fondi agricoli possono fare ben poco, quindi s’è verificata l’esplosione demografica di questi animali.

Per porre una soluzione al problema alcune Regioni in questi ultimi anni hanno effettuato i piani di controllo ricorrendo all’ausilio di operatori appositamente formati e abilitati. La Corte Costituzionale, però, con una sentenza del 14 giugno scorso (n.139) ha deliberato tassativamente che le uniche persone titolate ad esercitare i piani di controllo della fauna selvatica sono quelle indicate dall’art. 19 della Legge n. 157/92.

La sentenza ha prodotto un’immediata reazione delle Regioni, in accordo sotto il profilo tecnico anche con l’ISPRA, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero delle Politiche Agricole. Pertanto, il tema è stato portato all'attenzione del Governo nella Conferenza Stato-Regioni del 22 giugno con un ordine del giorno (pdf, 239.7 KB)approvato dalla Conferenza delle Regioni. Le regioni chiedono un intervento urgente del Governo per modificare l’art. 19 della Legge n. 157/92, facendo aggiungere che le Regioni e le Province potranno avvalersi anche di operatori abilitati dalle Regioni stesse, previa frequenza di appositi corsi. Il Governo, attraverso la voce del sottosegretario Castiglione, s’è detto pronto a demandare al Parlamento la proposta, per farla inserire in un provvedimento che possa essere approvato in tempi brevi.

 

 

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Pubblicato il 26/06/2017 — ultima modifica 26/06/2017
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