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L'Emilia-Romagna chiede maggiore autonomia

Via libera dell'Assemblea legislativa aI percorso costituzionale per ottenere forme di autonomia in alcuni settori. Il Presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente della Regione Emilia-Romagna firmano una dichiarazione di intenti

L'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna il 3 ottobre ha approvato una risoluzione che impegna il presidente della Giunta ad avviare il negoziato con il Governo per siglare l’intesa prevista dall’articolo 116, comma terzo, della Costituzione. L'intesa fra il Governo e la Regione interessata, attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, può attribuire alle Regioni a statuto ordinario ulteriori “forme e condizioni particolari di autonomia”.

Si tratta di una tappa fondamentale del percorso costituzionale individuato dalla Regione Emilia-Romagna per chiedere ed ottenere maggiore autonomia in alcuni ambiti specifici:Tutela e sicurezza del lavoro, istruzione tecnica e professionale; internazionalizzazione delle imprese, ricerca scientifica e tecnologica, sostegno all'innovazione; territorio e rigenerazione urbana, ambiente e infrastrutture; tutela della salute; competenze complementari e accessorie riferite alla governance istituzionale e al coordinamento della finanza pubblica.

Hanno votato a favore Pd, Si e Mdp, astenuti Fi e AltraER, contrari Ln e Fdi mentre il M5s ha deciso di non partecipare al voto.

La proposta dell'Emilia-Romagna - sottolinea il Presidente Bonaccini - "vede due punti fermi: l’unità nazionale, per noi sacra e intoccabile, e il fatto che non chiediamo di diventare una nuova Regione a Statuto speciale. E a chi chiede addirittura di dividere la nostra regione, creandone due separate, dico che noi oggi non diciamo no alla Romagna, ma diciamo sì all’Emilia-Romagna, perché insieme, in una regione unita e fatta di valori e saperi unici, non temiamo nessuno fra le aree più avanzate in Europa e nel Mondo”.

Secondo l'Assessore al Bilancio e Organizzazione, Emma Petitti: “Siamo all'avvio di un rilevante percorso politico istituzionale con il quale ci poniamo al centro di un nuovo regionalismo. Un percorso del tutto inedito intrapreso dalla Regione Emilia-Romagna che ci permetterà di chiedere al Governo e al Parlamento maggiore autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria sugli assi portanti della nostra legislatura e che sono al centro del Patto per il Lavoro a cominciare dalla tutela del lavoro, dall’istruzione, dal commercio con l’estero, dalla rigenerazione urbana, dalla tutela della salute e dell’ambiente, alla governance locale. Per noi la richiesta di autonomia si coniuga con il senso forte di responsabilità che si traduce nel non volere alterare l'unità nazionale". 

Un percorso che si discosta dalla via referendaria del consenso, scelta da Lombardia e Veneto e che ha previsto il confronto con le parti sociali ed economiche della regione che hanno siglato il “Patto per il lavoro”, con i Comuni attraverso Anci, le Province in sede Upi e con le forze politiche rappresentate nell’Assemblea legislativa. Il confronto ha consentito di raggiungere un’ampia condivisione nel merito e sul metodo.

Nell’ambito del negoziato con il Governo verranno definite le risorse necessarie alla copertura delle funzioni richieste. Nel documento approvato, la Regione propone la propria compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibili al suo territorio. Non intende, pertanto, chiedere nuove risorse allo Stato, ma massimizzare le opportunità di investimento sul territorio regionale rispetto a risorse già presenti, senza oneri aggiuntivi sul bilancio regionale e riducendo la quota di risorse non utilizzate destinate agli investimenti.

A Roma il 18 ottobre il presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, e il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, hanno firmato Dichiarazione di intenti che formalizza l’avvio del percorso: “A seguito della risoluzione adottata il 3 ottobre dal Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna, al fine di ottenere forme e condizioni particolari di autonomia- si legge nel documento- il Governo e la Giunta regionale intendono dare corso a tale proposito”. “Le materie
interessate- si prosegue nell’atto- saranno oggetto di ogni necessaria valutazione, da compiere anche in forma bilaterale, in modo da perseguire un esito positivo sia per la Regione sia per l’ordinamento repubblicano sia, soprattutto, nell’interesse del Paese”.

 

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Pubblicato il 19/10/2017 — ultima modifica 19/10/2017
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