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Revisione e riordino della legislazione sulle concessioni demaniali marittime

La posizione delle Regioni in un documento consegnato al Governo

La Conferenza delle Regioni del 25 marzo 2015 ha consegnato al Governo la propria posizione (pdf, 353.1 KB) sul riordino della legislazione sulle concessioni demaniali marittime.

Sono le Regioni ad avere competenza in tema di rilascio delle concessioni di beni del demanio della navigazione interna del demanio marittimo e di zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di fonti di energia (art. 105 del D.lgs. n. 112/1998).

La durata di tali concessioni si rinnova automaticamente (art. 1, comma 2 della L. n. 494/1993) di sei anni in sei anni alla scadenza del titolo concessorio. Mentre secondo il diritto di insistenza (art. 37 del Codice della Navigazione, come modificato dal D.L. n. 400/1993) veniva stabilito che in sede di rinnovo delle concessioni dovesse essere data la preferenza al precedente concessionario.

Secondo la Commissione europea il quadro normativo italiano non è compatibile con la normativa comunitaria, di qui la procedura di infrazione n.2008/4908 che ha costretto il legislatore italiano ad abrogare l’art. 37 del Codice della Navigazione nella parte inerente il “diritto di insistenza” e ad abolire il rinnovo automatico, disponendo la proroga delle concessioni demaniali marittime al 31 dicembre 2015. Successivamente, la L. n. 221/2012 ha prorogato la scadenza delle concessioni demaniali marittime al 31 dicembre 2020. Si attende, però, che il Governo emani un decreto legislativo sulla revisione ed il riordino della legislazione sulle concessioni demaniali in assenza, ormai, di un quadro normativo di riferimento dopo l’intervento della legge comunitaria del 2010 che ha abrogato l’articolo della l. 494/1993 sul rinnovo automatico.

Sul tema delle proroghe le Regioni costiere sono a fianco degli operatori balneari in merito alla richiesta alla Corte di Giustizia Europea sulla validità della proroga al 31 dicembre 2020.

La necessità di adeguare il quadro normativo italiano ai principi comunitari è l’occasione, a parere delle Regioni, di riformare ed aggiornare l’intera materia, con ciò venendo anche incontro alle richieste delle varie categorie economiche che operano sul demanio marittimo.

Le Regioni chiedono la convocazione di un tavolo Governo - Enti locali per sostenere una migliore sinergia tra le diverse Istituzioni che hanno il compito di gestire questa materia così strategica per il Paese.

Chiedono anche che si faccia chiarezza con la Commissione Europea sulla possibilità di un regime transitorio delle attuali concessioni demaniali marittime; è recente la notizia che in altri Paesi dell’Unione le concessioni demaniali marittime sono state prolungate di 75, 50 o 30 anni, a seconda della tipologia (Spagna), oppure che sono state mantenute forme di preferenza in favore del concessionario uscente (Portogallo).

Chiedono, infine, che si possa mantenere il doppio binario per distinguere le concessioni attualmente in vigore da quelle nuove, con una proroga di lunga durata per le prime anche attraverso investimenti e procedure di evidenza pubblica da applicare da subito alle seconde.

L’uso del demanio marittimo coinvolge una pluralità di attività che, oltre a quella turistico ricreativa, riguardano il commercio, la pesca e l’acquacoltura, l’industria, la portualità. Pertanto le Regioni segnalano nel documento consegnato alcuni temi da tenere in massima considerazione nel disegno di riforma.

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Pubblicato il 30/03/2015 — ultima modifica 30/03/2015
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