Sydney - Australia
(luned́ 27 giugno 2005)

Il caso giudiziario di Schapelle Corby e le stranezze che succedono negli aeroporti australiani

Schapelle nella carcere di Dempasar
Schapelle Corby, Australiana di Brisbane, ventottenne, studiava per diventare estetista e durante le ferie dell'anno scorso decise di fare un viaggio a Bali in Indonesia per visitare sua sorella.
Forse agli Italiani questo nome non dice nulla, ma in Australia il nome e il volto di Schapelle è ormai tra i più celebri.

Il 27 maggio 2005, con il processo trasmesso dal vivo, Schapelle fu condannata a 20 anni di carcere per traffico di droga, perché fermata dalla dogana Indonesiana con 4.1 Kg di marijuana nella sacca che conteneva il suo boogie board (una specie di surf board per dilettanti).

Tutta l'Australia segue la triste storia di Schapelle dall’ottobre del 2004, quando Schapelle venne arrestata all’aeroporto di Bali. Sin dall’inizio Schapelle ha sempre sostenuto di essere innocente. Secondo lei, qualcuno, all’aeroporto di Sydney, avrebbe messo la droga nella sua sacca. Per i giudici indonesiani, invece, lei è colpevole.

Dopo la condanna gli australiani protestarono in massa contro il governo indonesiano. Giorno dopo giorno, la faccia di Schapelle appariva sugli schermi delle televisioni australiane e neozelandesi, Schapelle divenne per molti un "martire innocente". Molti australiani cominciarono a boicottare il turismo verso Bali e l’Indonesia e alcuni chiesero addirittura indietro i soldi donati per lo tsunami.

Com’è andato questo processo durato quasi nove mesi?
Secondo l’accusa, Schapelle si era rifiutata di aprire certi scomparti della sua sacca ai doganieri dell’aeroporto di Bali, ma quando furono aperti, questi contenevano la droga. In Indonesia, come in Australia, se una persona viene scoperta in possesso di droga viene subito incriminata.
La difesa sosteneva invece che la Corby non si oppose mai al controllo della sua sacca. Inoltre fu chiamato un testimone, un carcerato australiano che dichiarò di conoscere l’uomo (un altro prigioniero) che dall’aeroporto di Brisbane avrebbe messo la droga nelle valigie dei passeggeri - un piano per trasportare la droga da Brisbane a Sydney. Il testimone afferma che in quest’occasione ci sarebbe stato un equivoco, e "l’addetto" all’aeroporto di Sydney si sarebbe sbagliato e avrebbe lasciato la droga nella sacca. Ovviamente, questo tipo di difesa suggerisce che certi impiegati degli aeroporti australiani sono corrotti e che fanno parte del giro del traffico di droga.

Inoltre, ci sono state accuse di tentata corruzione dei giudici; un giudice molto severo che si vanta del fatto di avere inflitto cinquecento condanne su cinquecento casi da lui presieduti, e che durante il processo leggeva un libro sulla pena di morte; il fatto che, se Schapelle avesse davvero fatto da corriere, perché proprio a Bali, dove la marijuana costa molto meno di quella australiana?

I media invece scoprirono molti aspetti “interessanti” (se veri) sulla vita di Schapelle: un padre e un fratello pregiudicati (traffico di droga e furto), un misterioso ex-marito giapponese e il lavoro di Schapelle come spogliarellista in Giappone, frequentissimi viaggi a Bali con passaporti falsi . . .

Il processo raggiunse il suo apice all’inizio di maggio quando Schapelle si appellò ai giudici, sempre impeccabile con i capelli a posto, truccata e vestita per bene, contro la probabile pena di morte. Sfortunatamente, dopo questo suo appello, Schapelle trovò molto difficile ritornare in tribunale per ascoltare la sentenza a suo carico, in una prima occasione fu perseguitata dai mass media, poi svenne, si ammalò, ci fu perfino una crisi depressiva e il processo fu rinviato al 27 maggio. Alla fine, imbottita di sedativi e azzittita la madre, rozza e poco carismatica (che le aveva fatto fare migliaia di gaffe e brutte figure durante l’intera durata del processo e specialmente davanti ai media) le viene inflitta la pena di 20 anni di reclusione. Tutte e due le parti si appellarono: l’accusa vuole la pena di morte e la difesa una pena più corta e la possibilità di scontarla in una prigione australiana. Il processo continua . . .
Il costume di cammello e il proprietario
Ovviamente gli australiani sono diventati molto sensibili a questo problema . . . ma neanche un mese dopo il processo molto pubblicizzato di Schapelle, nove giovani australiani (d’età compresa tra i 19 e i 29 anni) vennero arrestati all’aeroporto di Bali con 8.3 Kg di eroina. Anche loro provarono la difesa di Schapelle: “non sapevamo di averla, c’è l’avranno messa all’aeroporto di Sydney” . . . potrebbe funzionare per la sacca di Schapelle, ma non per nove giovani che nascondono 8.3 Kg di droga sotto le magliette!!! I nove giovani verranno processati nei prossimi mesi, e potrebbero essere condannati a morte. Curiosità: è stata la polizia federale australiana (che già dava la caccia ai nove giovani) e agenti di polizia dell’aeroporto di Sydney a dare l’allarme alla dogana indonesiana - perché non arrestarli a Sydney dove la pena di morte non esiste???

E ritorniamo allora, al famoso Kingsford Smith, aeroporto internazionale di Sydney. L’aeroporto è sotto inchiesta dopo vari incidenti un po’ “curiosi”. Il 7 aprile un passeggero, chiamiamolo Mr C, fa il check-in, lascia il bagaglio per lo stivaggio e va nella sala d’attesa ad aspettare il suo volo. Poco dopo, Mr C sente gente che ride e una gran folla che si accalca alla finestra che dà sulla pista di decollo. C’è un uomo vestito da cammello alla guida del carrello che trasporta le valigie. Fatto abbastanza bizzarro in se. Ma non finisce qui, perché il costume da cammello appartiene al nostro Mr C, e stava nella valigia che aveva consegnato al check-in meno di un’ora prima!!!
Ovviamente questa faccenda ha fatto scattare un’inchiesta sulla sicurezza dell'aeroporto e dell'integrità del personale aeroportuale e si è così scoperto un giro di spaccio di droga, da parte di alcuni addetti ai bagagli. La droga veniva messa a caso nelle valigie, che poi venivano riaperte da addetti ai bagagli (facenti parte del giro) di altri aeroporti. Un piano quasi perfetto per il traffico di droga a livello internazionale . . . e con questa scoperta, chissà se l’innocenza di Schapelle verrà provata!

Quindi, una raccomandazione a chi viaggia: attenzione al proprio bagaglio!!!

Raffaella Buttini

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