Vasco Errani

Presidente della Regione Emilia-Romagna

"Senza fatti niente accordo sul federalismo"

Roma (10 marzo 2011) - Per dirla in estrema sintesi, la trattativa è aperta. Le Regioni chiedono il rispetto degli impegni presi dal Governo, il Governo a sua volta chiede il sostegno politico dei governatori - in particolare di quelli del Pd - al decreto sul federalismo fiscale. L'incontro di ieri fra le due parti non è stato risolutivo, ma nessuno si aspettava un esito diverso. La dichiarazione del presidente Vasco Errani - «senza atti concreti l'accordo non ci sarà» - può essere considerata fra quelle di prammatica. La novità del vertice fra governo e Regioni è stata invece un altra: la presenza al tavolo di Umberto Bossi.-«Non c'è alcuna rottura, il premier ci ha dato la sua parola e manterremo gli impegni», rassicura il leader della Lega.

In politica accade spesso: per ottenere un risultato politico tocca mettere insieme i tasselli di un mosaico molto più ampio. Il risultato che cerca il governo, e soprattutto il Carroccio, è l'approvazione del decreto sul federalismo dedicato alla fiscalità di Regioni e Province. La maggioranza nella commissione Bicamerale è incertissima (15 voti a favore, 15 contro) e dunque, a meno di mettere mano alla composizione di tutte le commissioni parlamentari (ieri Calderoli l'ha nuovamente invocata), il cammino del decreto è irto di ostacoli. Non a caso, ieri l'ufficio di presidenza della commissione ha deciso i allungare i tempi della discussione: il termine per il voto è slittato dall'U marzo al 23.
Di qui ad allora il governo tenterà di allargare la maggioranza. E verso chi siano rivolte le attenzioni del governo è evidentissimo. «Alcune proposte del Pd sono condivisibili», diceva ieri uscendo dalla commissione Roberto Calderoli. Francesco Boccia, plenipotenziario di Bersani nella Commissione, aggiungeva suadente: «Stiamo cercando di costruire un testo condìviso, siamo convinti si possa fare un buon lavoro». Ufficialmente non si dice di più, ma nel Pd c'è chi azzarda a prevedere «un accordo con sei probabilità su dieci». Se non bastasse, poco prima di incontrare le Regioni, Calderoli, Bossi e il ministro delle Regioni Raffaele Fitto hanno fatto un nuovo passo avanti nei confronti dei Comuni: ai già dodicimila immobili trasferiti con il primo decreto sul federalismo demaniale, se ne aggiungeranno altri duemila.

Le condizioni per l'accordo poste dal Pd sono sostanzialmente due. La prima è la disponibilìtà del governo a modificare il decreto nella direzione auspicata dall'opposizione. La seconda è la questione da cui siamo partiti, il rispetto degli impegni presi con le Regioni lo scorso 16 dicembre e l'azzeramento dei tagli al trasporto pubblico locale previsti dalla manovra. In tutto si tratta di quasi un miliardo di euro, solo parte dei quali (425 milioni) dovrebbero essere interamente rifinanziati. Per il 2012, sempre a favore del trasporto locale, le Regioni chiedono poi una quota delle accise sui carburanti e un ripensamento di tutto l'impianto dei tagli. Al tavolo ieri mancava colui che metterà l'ultima parola sulla trattativa: Giulio Tremonti. Ma nel governo c'è ottimismo. Di certo, la presenza al tavolo di Bossi vuole significare che per la Lega l'accordo s'ha da fare.

Alessandro Barbera

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