Vasco Errani

Presidente della Regione Emilia-Romagna

Errani: “Dobbiamo cambiare in meglio”

Roma (14 dicembre 2011 – intervista a “Il Mondo” a cura di Marco Persico) - Se il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ci parla da Roma mentre sta preparando, come numero uno della conferenza Stato-Regioni, l'ennesimo incontro-scontro con il governo, non è un caso. La partita della sopravvivenza e del rilancio delle economie locali si gioca in buona parte tra Palazzo Chigi e via XX Settembre. E lo si capisce dal tono delle prime battute di Errani e dal loro bersaglio implicito: neanche a dirlo, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Non solo il dialogo è difficile, ma siamo costantemente a un passo dallo scontro istituzionale. Non possiamo accettare iniziative unilaterali dell'esecutivo», attacca Errani. «Sia chiaro che non si esce dalle difficoltà scaricando la responsabilità sugli altri. Lo scontro noi non lo vogliamo, ma è necessario che dall'altra parte ci sia qualcuno che sappia ascoltare e discutere».

Fa rabbia sapere che se non ci fossero i vincoli del patto di stabilità le Regioni virtuose (Emilia-Romagna compresa) avrebbero a disposizione un tesoretto che nel solo 2010, secondo i dati della Commissione tecnica per l'attuazione del federalismo fiscale, ammonterebbe a quasi 37 miliardi di euro? Insomma, il tesoretto c'è, ma non si tocca.
Infatti. Ecco perché in questo contesto va affrontato innanzitutto il tema del patto di stabilità interno. Abbiamo bisogno di liberare risorse per gli investimenti degli enti locali, che, tra l'altro, fino a oggi sono stati il 70% degli investimenti pubblici. Diciamoci la verità: l'Italia può farcela a risollevarsi, ma ci vogliono credibilità interna e internazionale e un progetto di futuro. E in questo momento non ci sono.

Ma il federalismo disegnato dalla Lega e dal Pdl non vi darà una mano?
Macché. Il federalismo di questo governo, infarcito di sciocchezze secessioniste, è nato morto. Con una mano hanno scritto leggi confuse, con l'altra eliminato i trasferimenti che dovevano essere fiscalizzati, e poi hanno stretto ulteriormente il patto di stabilità. Non solo. La manovra presentata dall'esecutivo opera una stretta pesantissima sui servizi, colpisce in via diretta il risparmio e dunque il portafoglio dei cittadini, dà una botta mortale all'autonomia di Regioni e Comuni.

E voi allora avete tagliato?
Abbiamo tagliato innanzitutto i costi della politica. Ma poi purtroppo abbiamo dovuto limare anche i trasferimenti alle imprese e gli investimenti, salvaguardando, però, gli architravi del welfare e della coesione sociale, in primo luogo la sanità. Tuttavia, mi permetta di insistere, noi non temiamo la sfida del contenimento della spesa corrente. A patto che ciò sia accompagnato da riforme e investimenti per la crescita.

E i vostri investimenti dove li avete indirizzati?
Qui le imprese non sono state lasciate sole, abbiamo realizzato cose concrete nella ridefinizione del sistema della manifattura, nella formazione tecnica, ma non solo. La nostra strategia è stata complessa. Da un lato abbiamo fronteggiato l'emergenza con gli ammortizzatori sociali in deroga e le garanzie del credito alle imprese attraverso il sostegno dei consorzi fidi. Dall'altro abbiamo mobilitato il più possibile gli investimenti, per esempio su casa e infrastrutture, come l'autostrada regionale Cispadana. Ma vorrei sottolineare che la nostra strategia è trasversale: abbiamo investito, stiamo investendo e sollecitando investimenti sul capitale umano e sulla ricerca. Mi piace citare la rete regionale per l'alta tecnologia, i tecnopoli e la rete degli istituti tecnici post-diploma.

La crisi del 2008-2009 ha colpito duramente l'Emilia-Romagna. Un trend negativo, che a parte il secondo semestre del 2010 è ancora in atto.
L'economia dell'Emilia-Romagna è più aperta della media nazionale e pertanto abbiamo risentito di più il calo delle esportazioni e il conseguente riflesso sul pil. Per contro, a fronte della ripresa europea e del commercio mondiale il nostro apparato produttivo ha reagito meglio, a conferma che la nostra è una regione, come si dice, «resiliente», che sa creare al suo interno, se le politiche nazionali gliene lasciano la possibilità, le condizioni per l'innovazione e la crescita. Un dato è certo: usciremo da questa crisi profondamente trasformati anche nel nostro sistema manifatturiero, e dobbiamo fare in modo che questo cambiamento sia positivo con una più forte collocazione nei settori ad alto valore aggiunto. L'Emilia-Romagna deve essere il motore strategico del cambiamento in questo Paese.

E la chiave è ancora l'export?
La politica di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese è un altro asse strategico. È una politica che si fonda sui contributi alle reti d'impresa che vogliono penetrare profondamente nei mercati esteri e su un'azione di sistema, una collaborazione stretta fra imprese, associazioni, sistema fieristico regionale e istituzioni. L'esempio è stata la partecipazione all'Expo Universale di Shanghai 2010. Le priorità sono discusse con il mondo imprenditoriale nel comitato per l'export e in quella sede abbiamo condiviso l'orientamento di puntare sui mercati emergenti. Abbiamo in cantiere importanti iniziative verso Cina, India, Brasile e Turchia.

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14 ottobre 2011
Multimedia

Errani

"Benvenuto presidente Napolitano"
Bologna (27 gennaio 2012), Vasco Errani saluta la visita del presidente della Repubblica a Bologna

 
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