"Entro l'estate legge sulla semplificazione"
Bologna (28 giugno 2011) - «Non siamo ancora fuori dalla crisi, ma il sistema ha tenuto. Da qui dobbiamo ripartire». A 56 anni, Vasco Errani ne ha già passati dodici sullo scranno più alto di Viale Aldo Moro. «Per carità, il titolo lasciatelo ad altri» - dice in un’intervista al Sole24ore -, se lo si chiama governatore. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, anche in qualità di rappresentante della Conferenza delle Regioni, guarda con preoccupazione alla manovra che sta prendendo forma a Roma «perché significherebbe recessione». Ma guardando in casa propria considera i prossimi 4 anni fondamentali per non perdere terreno, «perché la nostra regione deve stare al top nel confronto con i sistemi territoriali». Da qui le priorità: un progetto di legge perla semplificazione amministrativa «entro l`estate» e l`arrivo al più presto a «un nuovo patto perla crescita» con le categorie produttive e sindacati.
Quale Emilia-Romagna sta uscendo dalla crisi? C`è una lezione che si può dare per colta dal territorio?
La crisi ha messo a dura prova anche una regione forte e competitiva come la nostra. Ma l`abbiamo affrontata con rigore e serietà, come sistema e senza confusione di ruoli, ognuno per la propria parte. Abbiamo firmato tremila accordi nelle imprese in difficoltà, avviato corsi per i lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, sottoscritto intese con le banche. E continuato a investire in ricerca. Né le imprese né i lavoratori sono stati lasciati soli. Grazie al "patto" e alla responsabilità delle parti il sistema ha tenuto.
Ora sono in corso discussioni per aggiornare alla luce del quadro attuale il patto. A che punto siamo?
A buon punto direi. Nel senso che abbiamo tutti condiviso l`idea di riorientare obiettivi e strategie. D`altronde questo modo di governare non è nato ieri, con la crisi. Il primo patto per lo sviluppo è del 2004, in una fase di forte crescita. Con il patto contro la crisi del 2009 abbiamo evitato licenziamenti e salvaguardato la struttura produttiva. Ora si tratta di investire su nuovi settori, internazionalizzazione, rafforzamento delle reti e delle competenze.
C`è però un tema - quello della disoccupazione, soprattutto giovanile - che è sicuramente cogente. Come pensate di intervenire su questo punto?
È un tema che porrò all`attenzione dei sottoscrittori del patto per la crescita che riuniremo a breve. Il lavoro ai giovani e la lotta alla precarietà devono diventare la priorità. Per quanto ci riguarda, come giunta abbiamo appena approvato il progetto della rete politecnica, che partirà già a settembre, per formare tecnici altamente specializzati. Entro l`estate andrà in assemblea legislativa la legge di riforma della formazione e istruzione professionale. Vorrei infine ricordare che tra le risorse stanziate nella rete dei tecnopoli, 12o milioni sono destinati a nuovi contratti per giovani ricercatori.
Cosa chiede la Regione agli imprenditori?
Di continuare a investire e di non avere paura perché fanno parte di un sistema che ha risorse per competere.
Un sistema che però perde pezzi. La Omsa, per fare solo un esempio, ha deciso di chiudere a Faenza. Non è che burocrazia e altre condizioni stanno spingendo le aziende ad andare oltreconfine?
Quello della Omsa in questo senso è un esempio fuorviante. L`azienda vuole delocalizzare perché in Serbia ci sono costi più bassi. Spostando il discorso sul tema più generale dei lacci burocratici, entro l`estate vareremo un Pdl per la semplificazione amministrativa. Sarà un salto di qualità, con la valutazione, per ogni singolo provvedimento, del costo per cittadino. E ci sarà anche la misurazione della tempistica di tutte le procedure, cosa utilissima soprattutto per le imprese.
Che dal canto loro evidenziano, come accade da anni, la necessità di un alleggerimento fiscale. L`Udc ha presentato una proposta di legge regionale per ridurre l`Irap. Qual è la vostra posizione?
Siamo dentro a una discussione di carattere nazionale complessa. Si parla di una manovra da 45 miliardi. Un intervento sulla tassazione si può fare, ma dentro un quadro di sostenibilità generale del Paese. Come intervento spot è impensabile.

