Vasco Errani

Presidente della Regione Emilia-Romagna

Difendiamo le istituzioni andando a votare

Bologna, 14 maggio 2011 - Intervista tratta dal quotidiano La Repubblica, edizione di Bologna, a cura di Giovanni Egidio

«Non è sorprendente che ci sia disaffezione nei confronti della politica. È triste, ma non sorprendente. Del resto, su cosa picchia la destra da anni? Esattamente su quello, sul deligittimare le istituzioni. Per questo io vorrei parlare di scelte amministrative, di buon governo delle nostre città e non solo di demagogia politica, è possibile?».

Parliamo anche di quello con Vasco Errani, presidente della Regione e vessillo del Pd, incontrandolo al diciasettesimo piano del palazzo di Kenzo Tange, dove ha l'ufficio, tra faldoni, pacchetti di sigarette, un computer acceso davanti e le bandiere dietro, e da dove lunedì seguirà l'esito del voto delle amministrative.

Il primo collegamento annunciato con gli exit poll è per le 16.30, guarderà subito i dati di Bologna o quelli di Milano?
«Guarderò quelli che escono prima... dopodiché è chiaro che Bologna è Bologna, e anche se si vota in tutta la regione, resta una piazza strategica sia per l'Emilia Romagna che per il Paese. Poi non c'è dubbio che a Milano si gioca una partita delicatissima e se Pisapia dovesse andare al ballottaggio sarebbe un segnale importante per tutto il centrosinistra».

Se invece si dovesse andare al ballottaggio a Bologna, che segnale sarebbe?
«Detto che io ho fiducia che Bologna possa chiudersi al primo turno, perché ho fiducia in Merola, i due ballottaggi non sarebbero equivalenti. A Milano non è mai successo che un candidato di sinistra metta alle strette quello scelto da Berlusconi».
La Lega, qui, in ogni caso l'eventuale ballottaggio lo festeggerà.
«Sulla pelle del Pdl, però. Quindi credo che il centrodestra avrà comunque poco da festeggiare, dopo essere arrivato così diviso al voto e aver disorientato i suoi elettori».
Il problema degli elettori del centrosinistra invece pare essere appunto il mal di pancia.
«Non è un problema solo degli elettori del centrosinistra. Che ci sia una disaffezione, una distanza tra la gente e la politica, è un fenomeno in atto da tempo e, come detto, è triste ma non sorprendente. Io però credo ci siano anche buone ragioni per sperare che quella disaffezione possa rimarginarsi e solo andando a votare possiamo riuscirci. E soprattutto credo ci sia una differenza netta tra la proposta del centrosinistra e quella del centrodestra. E credo che questo i nostri elettori non possano non notarlo e, spero, apprezzarlo».

Anzitutto la sinistra è anti-berlusconiana, e quello si sa. Può bastare?
«No che non può bastare, quello viene dato per scontato dai nostri elettori. Sta a noi riuscire a far passare tutte le altre enormi differenze. Spiegare, ad esempio, che il federalismo municipale, così come è stato pensato, non sta in piedi e lo combatteremo. E spiegare anche che noi abbiamo costretto il governo ad adeguare il federalismo regionale ricalcolandolo prima dei tagli di Tremonti, perché altrimenti non è federalismo ma solo propaganda e, quel che è peggio, un salasso per il welfare. Però poi Berlusconi dice che chi è di sinistra non si lava, tutti, giustamente, si indignano e dei problemi veri non si parla più...».

Ma Merola saprà affrontarli i problemi veri?
«Io Merola lo conosco da tempo e lo stimo perché è una persona autentica. Ha ragione Gianni Morandi quando dice che non gli interessa se sa o non sa quanti scudetti ha vinto il Bologna, ma gli preme che sappia amministrare. Ha ragione da vendere. E Merola, oltre a saper amministrare, ha anche tutto lo spazio per farlo in autonomia, scegliendo, come va ripetendo giustamente lui, una giunta di migliori».

Cosa pensa di Bernardini?
«Lo conosco, ma conosco meglio la Lega, quella con cui lui, ancor prima di noi, si troverebbe a dover fare i conti. Hanno un format e i loro sindaci lo devo rispettare. Lui prova a smarcarsi, ma appena un qualsiasi dirigente mette piede in città, ci si accorge che il suo sforzo è del tutto inutile».

Poi ci sarebbe da parlare del Movimento 5 stelle, che in Regione ha preso un sacco di voti, non è mai tenero col Pd e a Bologna potrebbe sfondare.
«Prima o poi però dovranno rendersi conto che sono scesi nell'agone, hanno candidati e consiglieri in Comune e in Regione, sono a tutti gli effetti entrati in politica e quindi di fatto sono un partito. E quando sei in politica non puoi continuare a ripetere che sono tutti uguali, centrodestra e centrosinistra, semplicemente perché non è vero. Io il nucleare in Emilia non l'ho mai voluto fare, il governo sì. Come si può dire che siamo uguali?»

Per chiudere, vista dalla plancia di comando della Regione, Bologna di cosa ha bisogno?
«Credo abbia bisogno di quello che Merola vuole dargli e che costruiremo insieme: una prospettiva per la città, progetti come il tecnopolo e la città della scienza, oltreché di massima attenzione ai problemi del lavoro e del welfare. Insomma ha bisogno di aprirsi, di darsi un profilo europeo e non di chiudersi su se stessa come la Lega le imporrebbe
dall'alto».

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