"Conflitto istituzionale tra Regioni e Governo"
Roma (8 luglio 2011) - «E` scoppiato un conflitto istituzionale tra governo e Regioni che soltanto l`intervento diretto del presidente del Consiglio potrà, anzi dovrà, sanare». Più irritato che deluso (in un’intervista sul quotidiano Il Messaggero, a cura di Luciano Costantini) il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine dell`incontro, evidentemente inconcludente, con una rappresentanza dell`esecutivo. Perché parla di conflitto istituzionale? «Perché c`è una legge molto chiara che prevede che quando si imposta una manovra, Governo, Regioni e Autonomie locali, debbano lavorare insieme. La ratio di quella norma di legge dice che per governare la spesa pubblica occorre una leale collaborazione tra i diversi livelli dello Stato. Invece, non abbiamo discusso, abbiamo letto i giornali, e alla fine ci siamo trovati di fronte ad un intervento unilaterale, pesantissimo e assolutamente sproporzionato».
E adesso come intendete rispondere?
«Come Regioni, ma anche Province e Comuni, abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente del Consiglio per ricucire lo strappo e per chiedere al premier che espliciti quali saranno le conseguenze della manovra. Per esempio, sulla sanità, dove il taglio di 8 miliardi produrrà una oggettiva riduzione dei servizi. E, conseguentemente, comporterà la necessità per le Regioni di andare a piani di rientro».
Sta parlando di un possibile aumento delle tasse?
«Sto dicendo semplicemente che se le Regioni andranno a piani di rientro, scatteranno gli automatismi. Se il Governo è questo che vuole, lo deve dire e i cittadini Io devono sapere».
Prevede altre negative conseguenze dalla manovra?
«Sul welfare. I trasferimenti dello Stato per il 2008 ammontavano a 2,4 milioni di euro, per il 2011 a 500 milioni, per il 2012 saranno di 300».
Magari anche per colpa di enti locali che in passato non hanno guardato troppo alla spesa...
«Avevamo proposto una commissione che andasse a verificare eventuali sprechi. Be`, nella manovra non c`è traccia».
Ciò che è accaduto, o comunque ciò che lei denuncia, non sembra essere un grande esempio di federalismo.
«La somma della vecchia manovra e di questa dice che il federalismo fiscale non esiste. Ma non c`è più neppure il governo e l`autonomia del territorio. E non c`è alcuna politica perla crescita. In questi anni gli unici soggetti che hanno lavorato per la crescita sono stati le Regioni. Con questa manovra non avranno più risorse per fare politica industriale e per dare sostegno a tante piccole e medie imprese che stanno andando in difficoltà».

