Stefano Bonaccini

Presidente della Regione Emilia-Romagna

Messaggio presidente Bonaccini per i 70 anni della Resistenza e della liberazione dal nazifascismo

Bologna, 23 aprile 2015

Settant’anni dalla fine della guerra. Settant’anni dalla Liberazione. Scritta così, con la maiuscola e senza altre parole che la accompagnino. Perché non ha bisogno di spiegazioni per essere compresa, ha invece bisogno di essere ricordata.

Dobbiamo fare memoria. Dobbiamo celebrare quella pagina di storia che permise al nostro Paese di liberarsi dall’occupazione nazista, dalla dittatura fascista, dal dramma della guerra. Una storia fatta da tanti eroi spesso rimasti anonimi: donne e uomini che si sono battuti per la loro e per la nostra libertà. Mettendo a rischio o sacrificando la propria vita perché i diritti e i valori che oggi spesso tendiamo a considerare scontati, a partire da quello della libertà e della democrazia, fossero difesi e tramandati.

Impossibile citare tutti coloro che nella nostra regione, in questa Emilia-Romagna che è stata in prima linea nella lotta partigiana al nazifascismo, persero la vita. A queste vittime oggi sono intitolate strade, targhe, edifici e dedicati premi; ci sono i musei e anche i libri di storia a ricordarci ciò che di grandioso quelle persone hanno fatto. Ci sono partigiani e deportati sopravvissuti, che continuano a portare la propria preziosa testimonianza nelle scuole, affinché i giovani conoscano i fatti dalle parole di chi li ha vissuti.

Tutto questo è importante, ma forse non è sufficiente, perché il rischio dell’amnesia o del travisamento della verità è sempre dietro l’angolo. Troppe volte abbiamo assistito al tentativo di inquinare la realtà. Di quando in quando c’è qualcuno che prova a insinuare il dubbio, a reinterpretare i fatti, addirittura a negarne l’esistenza. Pensiamo alla Shoah, ma anche alla Resistenza.

Abbiamo quindi il dovere di ricordare e di celebrare il 25 aprile. Ma chi è impegnato nella politica e nelle Istituzioni ha qualche responsabilità in più, non si può fermare qui.
Per questo tra gli obiettivi del nostro mandato c’è la definizione di una legge per la promozione e la valorizzazione della memoria e dei luoghi della memoria. Vogliamo realizzare un progetto nazionale che metta in rete musei, luoghi, istituzioni, biblioteche e archivi che, in modo spesso precario e fragile, mantengono la cura del ricordo.

Vorremmo che il tributo che noi oggi rendiamo ai nostri soldati, a quelli delle truppe alleate, ai partigiani e alle partigiane impegnati nella Resistenza, agli Ebrei deportati anche dalle nostre terre e dalle nostre città, a tutti i cittadini che hanno lottato per la Liberazione, si trasformasse in qualcosa di più.

Tanti, troppi luoghi in Italia sono stati teatro di scontri ed eccidi efferati. Vorremmo che questi luoghi, dove soltanto durante la Seconda guerra mondiale persero la vita nel nostro Paese centinaia di migliaia di persone - senza contare i feriti, i mutilati, gli invalidi - fossero parte di un sistema museale unico e valorizzato con tutte le risorse e le forze possibili.

Il nostro Paese da quel 25 aprile di 70 anni fa che oggi festeggiamo vive in pace. Siamo talmente abituati a questa condizione da considerarla normale, dovuta. Eppure viviamo circondati dalle guerre.

Come ormai un anno fa disse Papa Francesco “Siamo di fronte a un conflitto globale, solo che si combatte a capitoli, a pezzetti”. E noi non possiamo ignorarlo, voltarci dall’altra parte, far finta che non esista perché non si consuma sul nostro territorio. Questa giornata è un tributo alla pace, e ci impegna a lavorare non solo oggi ma ogni giorno per difenderla, preservarla e tramandarne la cultura.

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Pubblicato il 23/04/2015 — ultima modifica 23/04/2015
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