Spiagge: così si danneggia il turismo
Il turismo, per l'Italia e l'Emilia-Romagna in particolare, è una delle principali risorse economiche e non può essere utilizzato per una propaganda che rischia di danneggiare l'intero settore, facendolo regredire invece che crescere.
L'ultimo esempio è la "privatizzazione" delle spiagge, affrontata nei giorni scorsi dal Governo nell'ambito del cosiddetto decreto Sviluppo. Parlo di privatizzazione, perché parlare di diritto di superficie dato per 90 anni vuol dire esattamente questo: togliere dalla disponibilità pubblica un bene che è, appunto, di tutti.
Senza contare che si espone il Paese, ancora una volta, a un grave imbarazzo in sede europea, dato che il provvedimento del Governo tende, in realtà, ad aggirare le regole dell'Ue in tema di sfruttamento del demanio marittimo a fini turistici, tema sul quale è stata aperta una procedura di infrazione contro l'Italia. Dunque un atto non conforme con le regole del Mercato unico europeo, ma c'è dell'altro: definire il canone, come dice il Governo, sulla base del "valore di mercato" rischia di mettere in grave difficoltà le imprese balneari.
Perché è evidente che aumentare in maniera esponenziale il canone vuol dire generare ricadute negative sui costi dei servizi per i turisti e per residenti. E tutto questo non c'entra nulla con un necessario adeguamento dei canoni demaniali. Era invece necessario ragionare in modo equilibrato, tenendo conto delle peculiarità delle nostre coste, valorizzando le professionalità esistenti. Come stava facendo, per esempio, la Regione Emilia-Romagna.
Insomma, siamo di fronte a un provvedimento che rischia di subire un stop da Bruxelles, che non valorizza il patrimonio pubblico perché privatizza una fetta consistente di demanio. Un provvedimento pericoloso per le stesse imprese balneari per l'imposizione di un costo di entità non indifferente, e che rischia di aprire la strada alla speculazione sugli arenili, danneggiando l'ambiente.
Nessuna riforma quindi ma un provvedimento pasticciato, che perdipiù invade le competenze di Regioni ed Enti locali.


