mercoledì,  6 novembre 2019

Minori, conclusi i lavori della Commissione tecnica istituita dalla Giunta

Risultati presentati in Commissione assembleare d'inchiesta. Proposta l'istituzione di un 'Percorso di qualità di tutela dei minorenni' regionale e monitorabile

Piazza Renzo ImbeniValutare l'intero sistema di tutela dei minori, anche andando oltre le sole competenze regionali organizzative e di coordinamento, per individuare eventuali falle e distorsioni e, soprattutto, per avanzare proposte utili a rafforzare i meccanismi a protezione dei più piccoli. Questo l’obiettivo della Commissione tecnica - voluta e istituita dalla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna dopo i fatti della Val d’Enza - che, insediatasi il 22 luglio scorso, ha ultimato il proprio lavoro.

Oggi, in viale Aldo Moro, i risultati di questa attività - che si è conclusa entro la data prevista del 31 ottobre - sono stati presentati alla Commissione regionale d’inchiesta istituita dall’Assemblea legislativa e formata da consiglieri di maggioranza e opposizione.

La Commissione tecnica non aveva compiti di indagine, svolti unicamente dalla Magistratura a cui compete l’accertamento dell’eventuale responsabilità giudiziaria dei singoli. Pertanto, l’attività si è concentrata sulla verifica della normativa nazionale e regionale di riferimento, sulla valutazione dei dati e sull’esame di procedure, organizzazione e competenze dei servizi sociali e sanitari. Un lavoro condotto anche attraverso l’ascolto diretto di quasi 150 persone: gli operatori della rete regionale del sistema di tutela dei minori (dai responsabili di servizio agli esponenti di associazioni di famigliari, ai componenti dei gruppi tecnici regionali) e singoli professionisti con rilevanti competenze istituzionali o specialistiche in questo ambito.

L’analisi effettuata dalla Commissione negli oltre tre mesi di lavoro evidenzia innanzitutto come la legislazione regionale sia coerente con quella nazionale e si collochi tra i sistemi più attenti in materia di diritto di famiglia e dei minorenni. I fatti della Val d’Enza, se confermati, sarebbero dunque gravissimi ma estranei e incompatibili con l’impianto normativo vigente; conseguenza di prassi non solo distorte, ma opposte rispetto a quanto previsto e raccomandato anche a livello regionale.

Il Percorso di qualità della tutela dei minorenni

Le norme ci sono e sono di buona qualità - questo il giudizio della Commissione - occorre però renderle più cogenti e favorirne l’omogeneità di applicazione su tutto il territorio regionale, a partire dalla gestione associata dei servizi sociali per ambiti distrettuali, che non è stata ancora pienamente realizzata e invece consentirebbe una maggiore disponibilità di personale e risorse.

Da qui, la proposta di costruire un “Percorso di qualità della tutela dei minorenni” a regia regionale, omogeneo, monitorabile e cogente per gli enti e i professionisti coinvolti; che lavori con specifici obiettivi: ridurre al mimo la variabilità delle interpretazioni e attuazioni delle norme; sostenere i professionisti (operatori sanitari e sociali, operatori del privato sociale e del terzo settore, esperti giuridici) e le famiglie affidatarie - che costituiscono un grande patrimonio di questa regione - con attività di formazione continua e condivisa, competenze specialistiche e strumenti validati e omogenei; promuovere la figura dell’esperto giuridico (prevista dalla normativa regionale ma poco diffusa) e un’attività di autocontrollo sistematico del sistema sociosanitario che consenta di evidenziare eventuali scostamenti dagli standard.

Alla Regione spetterebbe la funzione di supporto ai servizi e agli Enti locali nell’avvio del Percorso, di monitoraggio e di sostegno alla sua attuazione attraverso il coordinamento delle equipe di secondo livello. In campo anche l’ipotesi di orientare il Fondo sociale regionale a favore dei minori e delle famiglie esclusivamente verso i territori che aderiscono al Percorso.   

Altre proposte avanzate

Tra le indicazioni fornite dalla Commissione relativamente all’organizzazione del personale dei servizi tutela minori (in capo a Comuni o Unioni con la collaborazione delle Ausl) quella di avere equipe territoriali formate da figure stabili di almeno un assistente sociale e uno psicologo (e, ove possibile, un educatore professionale), che - soprattutto se si occupano di casi di maltrattamento e abuso - abbiano già maturato esperienza in altri settori e un adeguato curriculum formativo. Una delle criticità rilevate, infatti, è che il personale non sempre è sufficiente a sostenere la complessità del sistema, interessato da un elevato turnover e da risorse a volte inadeguate.  

Altro obiettivo a cui puntare: un sistema di qualità del percorso assistenziale e clinico di tutela che garantisca il monitoraggio e la valutazione periodica di aderenza, da parte dei servizi, alle norme di legge e agli indirizzi regionali; da affiancare, a livello nazionale, a un sistema informativo di raccolta dei dati uniforme, che attualmente manca. Lo studio ha anche fatto emergere, come criticità non solo regionale, una valutazione clinica-diagnostica dei minori non sufficientemente sostenuta da conoscenze e procedure standardizzate, univoche e validate a livello scientifico.

Tra le necessità evidenziate anche quella di attivare su tutto il territorio equipe di secondo livello multidisciplinari, specialistiche sull’abuso e il maltrattamento, coordinate dalla Regione. Da applicare in modo più omogeneo anche un altro elemento previsto dalle Linee di indirizzo regionali, cioè il lavoro di prevenzione dell’allontanamento e di sostegno alle famiglie in situazione di vulnerabilità, anche attraverso un migliore utilizzo dei Centri per le famiglie, che rivestono un ruolo importante nella promozione di interventi di sostegno alla genitorialità. 

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pubblicato il 2019/11/06 11:44:06 GMT+1 ultima modifica 2019-11-06T11:44:06+01:00

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