martedì,  10 aprile 2018

Bilancio di genere della Regione, strumento per i Comuni nella lotta alle discriminazioni

Nel 2016 circa 786 milioni per azioni di contrasto. Petitti: “Tassello importante del nostro lavoro, attivando i territori”

Petitti bilancio di genereCirca 786 milioni di euro nel 2016 impegnati per lavoro, welfare, partecipazione femminile alla vita pubblica, salute, promozione di una cultura di genere e contrasto alla violenza sulle donne. E‘, in cifre, il secondo bilancio di genere per la Regione Emilia-Romagna. Interessa quasi 2,3 milioni di donne residenti e fotografa l’impatto delle politiche pubbliche perseguendo obiettivi di equità, efficienza, trasparenza e partecipazione. La Regione Emilia-Romagna si è impegnata alla sua redazione con la Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere. Il bilancio riassume le azioni e le risorse che la Ragione ha messo in campo per affermare la parità di genere con 108 milioni di euro per azioni dirette e 678 milioni per azioni indirette (786 milioni circa il totale) nelle macro aree in cui si possono riassumere le politiche regionali che direttamente o indirettamente hanno significative ricadute sulla vita delle donne.

Ora però il bilancio di genere diventa uno strumento operativo anche per i territori. Oggi nel corso del convegno ‘Ben-Essere in Emilia-Romagna’ che si è svolto nella Sala polivalente ‘Guido Fanti’ dell’Assemblea legislativa la professoressa Tindara Addabbo (Centro di analisi delle politiche pubbliche, Dipartimento di Economia ‘Marco Biagi’, Università di Modena e Reggio Emilia, responsabile scientifica e coordinatrice del gruppo di lavoro) ha presentato le linee guida per la realizzazione dei bilanci di genere nei comuni della Regione. Presente inoltre la presidente della Commissione per la parità e per i diritti delle persone dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Roberta Mori.

 

Tali linee guida hanno l’obiettivo di orientare le amministrazioni pubbliche e qualsiasi altro Ente interessato alla metodologia, nonché i cittadini, nel seguire precise fasi per l’utilizzo di tutti gli strumenti in modo adeguato ed efficace all’applicazione del Bilancio di genere attraverso un percorso in sette fasi: formazione e sensibilizzazione, definizione delle dimensioni di benessere, l’analisi di contesto, l’analisi di bilancio, la struttura, dall’auditing al budgeting, la condivisione dei risultati.

Elemento di novità rispetto all’ultima edizione è quindi la metodologia utilizzata: l’approccio ben-essere che in sostanza passa da una classificazione di tipo puramente amministrativo-contabile a un’analisi che evidenzia l’impatto di genere delle politiche pubbliche.

Col secondo Bilancio di genere, si conclude un ciclo triennale di monitoraggio delle azioni, con un ulteriore passo avanti nel percorso teso a diffondere in tutte le articolazioni dell’amministrazione regionale una sempre maggiore sensibilizzazione rispetto al tema della parità e del contrasto alle discriminazioni di genere.

 

Una regione al femminile

L’Emilia-Romagna registra un tasso di occupazione femminile tra i più alti del Paese: nella fascia di età 20-64 anni, nel 2016, ha raggiunto il 66,2%. Complessivamente, l’occupazione femminile in regione ha fatto registrare nel terzo trimestre 2017 il secondo più alto tasso di incremento nel Paese, dopo il Trentino Alto Adige. L’incidenza del lavoro a tempo determinato (nel 2015) è del 15,2% per le donne e del 14,6% per gli uomini (fonte Istat). Le imprese gestite da donne sono oltre 85 mila (21% del totale, fonte Unioncamere 2017). La speranza di vita alla nascita in Emilia-Romagna è dell’85,6% per le donne e dell’81,2% per gli uomini (fonte Istat). La differenza media salariale delle donne rispetto agli uomini è del 45% (fonte It Silc).  Questi i dati da cui l’Assessorato alle pari opportunità è partito per definire le azioni del bilancio di genere.

 

Il bilancio di genere della Regione Emilia-Romagna è stato realizzato all’interno di una convenzione di ricerca fra la Regione Emilia-Romagna e l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Dipartimento di Economia ‘Marco Biagi’, in particolare con il Centro di ricerca Capp (Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche).

 

 

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pubblicato il 2018/04/10 14:02:00 GMT+1 ultima modifica 2018-04-20T14:53:46+01:00

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