Progetto Chernobyl

Sono oltre 11.660 i bambini accolti in Emilia-Romagna grazie al “Progetto regionale Chernobyl”. Un programma avviato dalla Regione assieme alle associazioni firmatarie nel 1996 - in seguito all’incidente alla centrale nucleare avvenuta nel nord dell’Ucraina il 26 aprile del 1986 – per promuovere l’accoglienza temporanea e il sostegno sanitario di bambini bielorussi e ucraini che vivono in zone ad alta radioattività. L’intesa, formulata nell’ambito delle politiche regionali di cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale sanitaria, prevede soggiorni temporanei di bambini sotto i 14 anni provenienti dalle zone contaminate, nelle quali gli effetti dell’incidente nucleare pesano ancora su chi vi abita: i bambini che lì nascono e risiedono, infatti, nell’età dello sviluppo sono più esposti al rischio di gravi malattie, spesso tumorali. E, nella maggioranza dei casi, il miglioramento della salute ottenuto grazie a periodi trascorsi lontano da casa in ambienti più salutari è dimostrato: le analisi comprovano un abbattimento della concentrazione di cesio 137 dal 30 all’80 per cento.

Il picco delle presenze si è registrato negli anni 2003 (1.347 bambini), 2004 (1.215) e 2005 (1.123), ed è andato progressivamente riducendosi, fino ai 228 del 2016. I dati tengono conto solo dei piccoli accolti dalle famiglie firmatarie del progetto, quindi il numero complessivo è ancora più alto. Nelle settimane in cui sono ospitati presso le famiglie emiliano-romagnole o in strutture collettive i bambini vengono iscritti al Servizio sanitario regionale e sottoposti a tutti gli accertamenti impossibili da eseguire nel proprio Paese di provenienza; le spese di accoglienza sono a carico delle associazioni regionali di solidarietà. Il progetto Chernobyl prevede, inoltre, che contestualmente all’accoglienza dei minori si realizzino anche interventi di cooperazione nelle loro zone di provenienza, soprattutto in Bielorussia, dove Legambiente Emilia-Romagna porta avanti il progetto “Rugiada”, cofinanziato dalla Regione con la collaborazione di Arpae regionale, Ausl di Modena, Policlinico di Modena e Università di Bologna. Si tratta di una casa vacanza posta in una zona decontaminata, dove per alcune settimane i bambini vengono ospitati e sottoposti a controlli sanitari.

 

 

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Pubblicato il 25/09/2017 — ultima modifica 25/09/2017
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