Lavoro, formazione, conciliazione, salute, lotta alla violenza. Ecco il primo bilancio di genere

La lettura al femminile delle politiche regionali e gli interventi per promuovere l'uguaglianza

25.01.2017

Petitti presenta bilancio di genereUna inedita chiave di lettura di cifre, politiche pubbliche ed investimenti che mette al centro le pari opportunità e l’uguaglianza tra uomini e donne. La Regione Emilia-Romagna presenta il suo primo bilancio di genere, realizzato attraverso un lavoro di riclassificazione “al femminile” del bilancio regionale: uno strumento utile a misurare e definire con un nuovo metro l'efficacia di progetti, iniziative e politiche regionali in tutti i settori della vita quotidiana delle donne, valutare l’impatto sulla condizione femminile e maschile, ridurre le diseguaglianze. Con effetti positivi per tutti.  

Sono sei i settorianalizzati in questa prima sperimentazione - realizzata completamente in house – corrispondenti alle voci sotto le quali sono state ricondotte le misure attuate: lavoro, formazione, conciliazione tra vita e lavoro, salute, contrasto alla violenza e promozione della cultura di genere.

Le statistiche sulla vita delle donne emiliano-romagnole, riferite al bilancio del 2015, evidenziano passi in avanti e collocano la regione tra le aree più progredite in Europa. A fronte di progressi nella formazione, istruzione, presenza nel mercato del lavoro rimangono, tuttavia, disparità: a partire dalle opportunità di accesso a lavoro stabile e qualificato, alla carriera, con un’ovvia ricaduta sulle retribuzioni, oltre al drammatico tema della violenza, già da tempo al centro delle politiche dell’amministrazione regionale.  

A queste criticità la Regione ha risposto con investimenti ed iniziative mirate.

Nel dettaglio, per quanto riguarda ad esempio il mercato del lavoro - che pure registra il tasso di occupazione più alto in Italia con il 63,60% -, ma vede un numero elevato di donne impiegate a tempo parziale rispetto agli uomini, sono stati stanziati 127 milioni di euro.  Per colmare il gap e favorire la piena occupazione le iniziative andavano dalla formazione permanente, all’inserimento dei giovani, al sostegno all’imprenditoria femminile.  

Un altro capitolo importante riguarda la conciliazione tra famiglia e lavoro. Le donne dedicano più tempo degli uomini al lavoro domestico e familiare, per questo motivo in questo settore gli interventi sono stati quindi indirizzati soprattutto ai servizi per la cura di bambini e anziani - dalle banche del tempo, ai centri per le famiglie, al Fondo regionale per la non autosufficienza - con uno stanziamento complessivo di 430,6 milioni di euro.  

In linea con la politica dell’Ue sono stati stanziati poi 95 milioni per la salute: l’Emilia-Romagna promuove infatti i fattori che influiscono positivamente sulla salute delle donne e, di conseguenza, collettiva. Da tempo sono operativi programmi di screening ah hoc, servizi di accompagnamento alla gravidanza per donna e bambino e sostegno ai consultori.  

Per il contrasto alla violenza e la promozione della cultura di genere sono stati stanziati oltre 2 milioni di euro. In campo interventi concreti per la tutela e il sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli, per l’accoglienza e presa in carico, oltre a molteplici iniziative che puntano a promuovere un cambiamento culturale e a sensibilizzare tutti, contrastando gli stereotipi, a partire dal coinvolgimento deli più giovani.

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Pubblicato il 25/01/2017 — ultima modifica 30/01/2017
Il commento

“Questo primo bilancio di genere è un tassello importante”, spiega l’assessora alle Pari opportunità, Emma Petitti. “Una valutazione più puntuale e precisa dell’impatto delle politiche della Regione Emilia-Romagna sulle donne– aggiunge– è infatti una sfida culturale legata ai diritti, volta a superare il gap ancora presente in certi ambiti e si inserisce in una prospettiva di interesse generale con effetti positivi per l’intera società. In questa logica, le pari opportunità, prima ancora di essere strumento di tutela della condizione femminile, sono da considerarsi come leva importante per il miglioramento dell’efficienza organizzativa e della qualità dei servizi”.

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