Aviaria, facciamo il punto

La situazione in Emilia-Romagna, le attività di prevenzione, sorveglianza e controllo, le faq per saperne di più

In sintesi

A tutt'oggi sono quattro i focolai di influenza aviaria registrati  in Emilia-Romagna: il primo ad Ostellato (Fe), due a Mordano (Bo) e uno a Portomaggiore (Fe). Da subito Ministero della salute e Regione hanno insediato una Unità di crisi ed hanno promosso una stretta rete di sorveglianza sanitaria. Nei giorni scorsi, a Bruxelles, la Commissione europea ha approvato le misure adottate (tre zone di vigilanza individuate). 
La Regione ha inoltre chiesto al Governo un provvedimento straordinario a tutela degli occupati del settore avicolo. I danni stimati per il settore, solo considerando i capi abbattuti, ammontano a circa cinque/sei milioni di euro.
Le autorità sanitarie confermano che non vi è alcun rischio per l'uomo derivato dal consumo di carni di tacchino o pollo e delle uova. Per saperne di più è attiva una Faq sul sito Salute.

29.08.2013

dal sito agricoltura.itAd oggi sono quattro i focolai di influenza aviaria registrati in Emilia-Romagna.
L’ultimo, in ordine di tempo, è stato individuato il 28 agosto a Mordano, in provincia di Bologna, in un allevamento di 150 mila galline ovaiole di proprietà Eurovo, lo stesso gruppo degli allevamenti del primo focolaio a Ostellato nel ferrarese ( 128 mila animali) e del secondo anche questo a Mordano dove le galline interessate erano 500 mila.

Il terzo focolaio è stato individuato in un allevamento di tacchini a Portomaggiore, a pochi chilometri da Ostellato, con 18 mila animali. Il Ministero della Salute ha autorizzato anche l’abbattimento preventivo di altri 65 mila tacchini in un allevamento della stessa zona, pur risultato negativo al virus.

La prima conferma del virus dalle analisi si è avuta il 14 agosto. Il ceppo individuato, ad alta patogenicità e appartenente al sottotipo H7N7, è molto virulento per gli animali ma di scarsa trasmissibilità all’uomo. La probabile fonte iniziale di contagio può essere stata rappresentata da un’ anatra o un altro volatile selvatico.

Da subito il Ministero della Salute e la Regione Emilia-Romagna hanno insediata una Unità di crisi, ed è stata messa in atto una stretta rete di sorveglianza sanitaria, che prevede, tra l’altro, un Piano straordinario regionale di controllo su tutti gli allevamenti avicoli, con misure aggiuntive rispetto a quelle già previste dal Piano nazionale contro l’influenza aviaria.

Nei giorni scorsi, a Bruxelles, la Commissione europea ha approvato le misure adottate. Anche in ragione di questo via libera, la Regione ha chiesto - in una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta - una revisione, in linea con quanto previsto dalla stessa Commissione, delle misure restrittive adottate nell’immediato a carico dell’Emilia-Romagna, che allargano a tutto il territorio regionale, anche laddove non esistono focolai, i vincoli di spostamento degli animali e di commercializzazione dei prodotti, con esclusione per le carni già macellate e le uova imballate.
La Regione ha anche chiesto al Governo un provvedimento straordinario a tutela degli occupati del settore avicolo regionale.

 

Nessun rischio alimentare archivio Agenzia di informazione e comunicazione Regione Emilia-Romagna

Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, le autorità sanitarie confermano che non vi è alcun rischio per l’uomo che possa derivare dal consumo delle carni di tacchino o pollo e delle uova.
Il ritiro di quest’ultime è stato disposto esclusivamente come misure di estrema cautela in quanto potenzialmente venute a contatto con il virus.
L’eventuale contaminazione non è pericolosa per il consumatore, bensì per il possibile contatto delle uova o dei relativi scarti (gusci) con altri avicoli.

 

La tutela sanitaria: l’Unità di crisi e le misure straordinarie adottate

L’Unità di crisi immediatamente insediata è composta da rappresentanti del Ministero della salute, della Regione Emilia-Romagna, delle Regioni a particolare vocazione avicola Lombardia, come Veneto e Umbria, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, dell’IZS delle Venezie - Centro di Referenza nazionale per l’influenza aviaria - dei Carabinieri per la tutela della salute.

La Regione, attraverso quattro diverse ordinanze, ha messo in atto, in collaborazione con il Ministero della Salute, misure straordinarie per la prevenzione della diffusione del virus, così come prevede la normativa sanitaria europea e nazionale, per il contenimento dell’infezione, il monitoraggio degli allevamenti e la tutela della salute pubblica.

Le azioni riguardano, oltre all’abbattimento dei capi, l’istituzione di zone di protezione e sorveglianza del territorio in cui risiede l'allevamento, nelle quali sono previsti controlli di tipo virologico e sierologico, con vincoli alla movimentazione delle merci e dei prodotti.
Sono poi previsti controlli straordinari su tutto il territorio regionale e la sospensione di fiere e mercati di animali di specie vulnerabili.

Per quanto riguarda le operazioni di prevenzione del diffondersi della malattia, il Ministero ha istituito due ampie zone di controllo temporaneo che si estendono anche nel ravennate e nel forlivese, in modo tale da costituire una ampia “zona cuscinetto”, a ridosso degli allevamenti colpiti. Sono anche stati previsti vincoli sulla movimentazione di volatili vivi, come particolari restrizioni agli spostamenti di galline dal territorio regionale, mentre la macellazione dei capi dovrà avvenire preferibilmente nell’ambito dell’Emilia-Romagna, così come la gestione di personale e mezzi.

 

Le tre zone di vigilanza individuate dalla Commissione europea

La Commissione europea ha espresso apprezzamento per ciò che è stato fatto in Emilia-Romagna, evidenziando la pronta reattività del sistema di vigilanza e di controllo. La Commissione europea, inoltre, ha individuato tre tipi di aree con diverse disposizioni per la prevenzione della diffusione del virus.

Zona di protezione - Sono interessati i comuni di Ostellato, Mordano, Bagnara di Romagna, parte del territorio di Imola e parte dei territorio di Solarolo e Portomaggiore. In queste zone, dove sono stati individuati i focolai del virus, si applicano le misure più restrittive che riguardano la soppressione dei volatili nei focolai e il divieto di commercializzare partite di pollame vivo, pollame pronto da allevare, pulcini di un giorno e uova da cova, verso altri Stati membri e Paesi terzi.

Zona di sorveglianza - Riguarda i comune di Argenta, Comacchio, Migliarino, Migliaro, Portomaggiore, Tresigallo, Castel Bolognese, Castel Guelfo, Conselice, Cotignola, Faenza, , Lugo, Massa Lombarda, Sant'Agata sul Santerno, la parte restante di Solarolo, la parte restante di Imola. Queste zone sono messe sotto attenta osservazione, ma le misure di prevenzione sono meno restrittive rispetto all'area di protezione.

Zona di sicurezza - Riguarda i comune di Alfonsine, Ariano nel Polesine, Bagnacavallo, Berra, Bertinoro, Brisighella, Casola Valsenio, Castrocaro, Cervia, Cesena, Cesenatico, Codigoro, Corbola, Dovadola, Forlimpopoli, Forlì, Fusignano, Gambettola, Gatteo, Goro, Iolanda di Savoia, Lagosanto, Longiano, Massa Fiscaglia, Meldola, Mesola, Modigliana, Papozze, Porto Tolle, Porto Viro, Predappio, Ravenna, Riolo Terme, Russi, San Mauro Pascoli, Savignano sul Rubicone, Taglio di Po.
In questa area le autorità italiane possono autorizzare la commercializzazione di partite di pulcini di un giorno e di uova da cova, a condizione che gli Stati membri e i Paesi terzi a cui verranno inviate accettino di riceverle.

 

I danni economici

Il comparto avicolo in Emilia-Romagna è rappresentato da circa 1100 allevatori, 600 milioni di euro di fatturato e 39 milioni di capi allevati tutti gli anni. A questi numeri occorre aggiungere circa 300 milioni di euro per i mangimifici, 900 milioni stimati per la lavorazione e la trasformazione e circa 1 miliardo per i trasporti e i servizi.
Gli occupati, nel settore, ammontano a circa 18 mila unità (6 mila filiera uova e 12 mila filiera carni).
Una prima stima dei danni, considerando solo il valore dei capi abbattuti si aggira intorno ai cinque-sei milioni di euro. Ma al conto vanno aggiunte anche le stime sulle uova, i mangimi e generale, sull'impatto economico delle misure restrittive.

 

Nessun pericolo per gli allevamenti rurali

Le autorità sanitarie precisano che per gli allevamenti avicoli rurali, ossia per chi possiede pollame (galline, anatre, oche e altri volatili) per consumo personale, non esistono pericoli che possano derivare dal consumo delle loro carni o uova. Le precauzioni da adottare sono necessarie ad per evitare il contatto con animali selvatici.

Per quanto riguarda la prevenzione della diffusione del virus, la raccomandazione che viene fatta, se si sospetta che sia comparsa la malattia (ad esempio la morte improvvisa e contemporanea di diversi animali), è di contattare il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di riferimento, che provvederà ad effettuare gli accertamenti del caso.

 

Sull’aviaria vorrei sapere…

Per rispondere alla domande dei cittadini sull’influenza la Regione Emilia-Romagna e le Aziende Usl di Imola e Ferrara hanno raccolto quelle più frequenti arrivate in questi giorni e reso disponibili le relative risposte. Sul sito internet della Regione http://www.saluter.it/influenza-aviaria-le-domande-e-le-risposte-piu-frequenti, sono disponibili, sotto forma di Faq, le risposte alle domande più frequenti.

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Pubblicato il 29/08/2013 — ultima modifica 03/09/2013
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