Giovani, in regione molte aggregazioni e poche "baby gang"

Lo dicono i risultati di una ricerca presentata nell'ambito del progetto europeo "EU Reco Street Violence"

In sintesi

 Si è svolto a  Bologna il seminario “Le esperienze europee di devianza giovanile negli spazi pubblici” all'interno del progetto europeo "EU Reco Street Violence".
Nel corso dell'iniziativa è stata presentata una ricerca sul fenomeno bande giovanili: dai dati è emerso che in Emilia-Romagna esistono molte aggregazioni di giovani ma poche “baby gang”. I risultati hanno anche evidenziato che le "bande" sono un fenomeno che riguarda italiani e stranieri allo stesso modo, l’uso di sostanze stupefacenti non è un elemento caratterizzante e che più che atti criminali ci sono comportamenti deviati.
Come ha sottolineato la vicepresidente Saliera negli ultimi 15 anni la Regione ha puntato molto sulla prevenzione e sulla riqualificazione degli spazi come deterrente al rischio della marginalità giovanile.

28.06.2012

Autore: Righi Paolo - Copyright: Meridiana ImmaginiNessun quartiere ghetto, riqualificazione delle aree degradate come per l’area vicino alla stazione di Reggio Emilia, sostegni mirati alle famiglie, progetti per prevenire i fenomeni del bullismo o recuperare i giovani che si sono allontanati dalla giusta strada come a San Donato a Bologna.

In questi anni la Regione Emilia-Romagna non ha sottovalutato il pericolo derivante dalle marginalità giovanili. E i risultati confermano che l’impegno ha dato i suoi frutti. Lungo la via Emilia infatti l’allerta per il diffondersi del fenomeno delle “bande giovanili” resta alto, ma non c’è emergenza. Questo è il quadro che emerso nel corso de “Le esperienze europee di devianza giovanile negli spazi pubblici”, seminario di studio organizzato nell’ambito del progetto europeo "EU Reco Street Violence", finanziato dalla Commissione europea con il Programma Daphne III, e promosso dal Forum europeo per la sicurezza urbana con la partecipazione dalla Regione.

Durante il seminario è stata presentata una prima ricerca sul fenomeno bande giovanili da cui è emerso che sul territorio regionali ci sono molte aggregazioni di giovani, ma quelle realmente classificabili come “baby gang” si contano sulle dita di una mano e soprattutto sfatano gli stereotipi che vorrebbero questi fenomeni a totale appannaggio di giovani stranieri.
Le “bande”, infatti,  sono composte in modo paritetico da italiani e da figli di stranieri, l’uso di sostanze stupefacenti riguarda i singoli componenti delle bande e non è un elemento caratterizzante dell’appartenenza al gruppo, non esiste un forte legame tra gruppo e territorio, e i giovani più che di atti criminali sono responsabili di comportamenti deviati come schiamazzi dovuto all’abuso di alcol.

Tra gli altri interventi che, numeri della ricerca alla mano, hanno permesso di tenere basso il rischio “baby gang” ci sono le politiche di sostegno ai nuclei familiari disagiati, le politiche urbanistiche volte ad evitare la formazione di quartieri-ghetto, le politiche sociali per creare luoghi di incontro ed attività per gli adolescenti, le politiche in ambito scolastico per favorire l’acquisizione del capitale umano e professionale necessari per l’inserimento nel mondo del lavoro, le politiche di controllo e la repressione della devianza giovanile.

Il commento

“Negli ultimi 15 anni la Regione ha puntato molto sulla prevenzione e sulla riqualificazione degli spazi come deterrente al rischio”, spiega Simonetta Saliera, vicepresidente e assessore regionale alle politiche per la sicurezza , che ha ricordato come “Le politiche educative, in particolare quelle attinenti alla scuola dell’obbligo, dove rappresentano fondamentali processi di socializzazione, di integrazione e di introiezione di regole condivise, basi fondamentali per acquisire una idea condivisa di legalità”.
Tra gli altri interventi che, numeri della ricerca alla mano, hanno permesso di tenere basso il rischio “baby gang”, Saliera ricorda: “le politiche di sostegno ai nuclei familiari disagiati, le politiche urbanistiche volte ad evitare la formazione di quartieri-ghetto, le politiche sociali per creare luoghi di incontro ed attività per gli adolescenti, le politiche in ambito scolastico per favorire l’acquisizione del capitale umano e professionale necessari per l’inserimento nel mondo del lavoro, le politiche di controllo e la repressione della devianza giovanile.

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28 giugno 2012
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