Educazione alla sostenibilità

Il Frutteto della biodiversità: la RES a FICO

Siglato un accordo tra l'Arpae - Area Educazione alla sostenibilità (Rete RES) e la Fondazione FICO per l'allestimento e la gestione educativa e comunicativa di un Frutteto della biodiversità all'interno del più grande parco agroalimentare del mondo che aprirà i battenti a Bologna il prossimo 15 novembre

Mercoledì 6 settembre a Bologna, il Ministro Galletti, il Presidente Ispra Laporta, il Direttore Arpae Bortone, il Presidente della Fondazione FICO Segrè, hanno esaminato e approvato un progetto di educazione alla sostenibilità che incrocia i temi della biodiversità e dell'alimentazione. L'iniziativa vede la collaborazione delle strutture di Arpae Emilia-Romagna dedicate all'educazione e alla biodiversità e la Fondazione FICO (fabbrica italiana contadina) che nasce con finalità scientifiche ed educative nell'ambito del più grande parco agroalimentare del mondo che aprirà i battenti a Bologna il prossimo 15 novembre. Il 7 novembre presentazione in anteprima con l'Assessore Paola Gazzolo.

Il progetto si articola nella realizzazione di un’area dedicata alla creazione di un frutteto tematico con piante da frutto antiche, con l’idea di sviluppare attività didattiche legate alla diffusione del consumo consapevole e dell’educazione alimentare, coinvolgendo cittadini e scuole con il supporto educativo della Rete RES (Rete di Educazione alla sostenibilità dell’Emilia-Romagna) con i Centri di educazione alla sostenibilità (Ceas), le Fattorie didattiche, gli oltre 100 Comuni, i tecnici di Arpae e della Regione, ecc.).

 

Il frutteto della biodiversità si svilupperà su di un’area di circa 300 metri quadrati e le specie di piante da frutto antiche saranno 15: gemelli dei frutti dimenticati più antichi e significativi d’Italia che sono dotati di grande rusticità e resistenza alle avversità climatiche e parassitarie (potranno essere: il melo Gran Alesander del Piemonte, il caco Maleo della Lombardia, il fico di Cavana e il cipresso di Verucchio dell’Emilia-Romagna, il noce di Poggiodomo dell’Umbria, il pero Cercepiccola del Molise, la vite di Turasi della Campania, il melograno di Roma, ecc.).

Perché questo progetto? Perché raccogliere in un piccolo frutteto alcuni gemelli dei patriarchi da frutto e forestali più significativi d’Italia che sono dotati di grande rusticità e resistenza alle avversità climatiche e parassitarie? Gli obiettivi non sono solo educativi, didattici e di conoscenza, ma anche scientifici, per: 

 

  • dimostrare che i frutti del passato sono in realtà i frutti del nostro futuro, capaci di resistere nei secoli, senza bisogno di molti interventi da parte dell’uomo. Uno scrigno di biodiversità, una piccola banca genetica per la conservazione delle capacità di resistenza da parte di questi patriarchi arborei agli stress, alla siccità e ai cambiamenti climatici;
  • recuperare e valorizzare il germoplasma di fruttiferi autoctoni in base alle finalità della legge nazionale 194/2015;
  • recuperare la memoria legata alla loro coltivazione, conservazione e impiego (tutti questi dati faranno parte della “Banca della Memoria”);
  • studiare, da parte di Arpae, per valutare i cambiamenti climatici in atto attraverso l'analisi delle fasi fenologiche (apertura delle gemme, fioritura ecc.). I fruttiferi messi a dimora sono quindi importanti indicatori biologici non solo come “sensori” delle variazioni climatiche ma anche come sentinelle della qualità ambientale e in particolare dell’aria nei riguardi di sostanze inquinanti.

 

Vedi l’accordo firmato (pdf, 345.1 KB)

 

 

 

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Pubblicato il 07/09/2017 — ultima modifica 07/09/2017
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