Fondazione per le vittime dei reati

Dopo i maltrattamenti, il totale disimpegno verso la moglie e i cinque bambini. La Fondazione interviene

Condividere un progetto con il partner e venire in Italia sperando in una vita migliore, far nascere qui i propri bambini e poi ritrovarsi succube di una serie infinita di violenze. Succede a tante donne come R.B., in Italia da oltre dieci anni. La Fondazione è intervenuta per aiutarla in questa fase di transizione verso l’autonomia.

Ha dato prova di grande forza di volontà chiedendo aiuto e querelando il marito che la maltrattava gravemente da anni, anche in presenza dei cinque figli, tutti minorenni.

Le violenze erano peggiorate nell’ultimo periodo dopo che lui aveva allacciato un’altra relazione. La signora ha riferito forti limitazioni nella possibilità di uscire di casa o di contattare la famiglia d’origine, botte e umiliazioni di fronte ai bambini, minacce con il coltello alla gola, violenze sessuali, tentativi di strangolamento, impedimenti alla possibilità di chiedere aiuto.

Dopo un litigio particolarmente grave la signora è riuscita a recarsi dal medico di famiglia che l’ha inviata al Pronto Soccorso, dove le sono stati refertati i segni dei maltrattamenti subiti e le hanno prestato la prima assistenza.

Il Tribunale cittadino ha rapidamente emanato un ordine di allontanamento dell’uomo dalla casa familiare, e ci sarà un seguito nel processo penale. Il Tribunale per i Minorenni di Bologna ha confermato le prime statuizioni e ha incaricato il Servizio Sociale di intervenire a protezione e sostegno dei bambini. Ha inoltre stabilito che i padre potesse incontrarli soltanto in presenza di un educatore e, ormai, anche di un interprete, dopo che l’uomo ha approfittato di queste occasioni per parlare in arabo con i figli facendo affermazioni sulla madre o istruendoli su che cosa dovevano raccontare all’assistente sociale.

Oltretutto il padre, che lavora regolarmente e percepisce gli assegni familiari, non ha mai versato contributi al mantenimento dei figli, asserendo che la moglie è responsabile della separazione e deve perciò sostenerne tutte le conseguenze. Per le stesse ragioni non si è mai presentato in udienza al Tribunale per i Minorenni, non ha nominato un avvocato per la causa di separazione e ha rifiutato tutti i percorsi che il Servizio Sociale gli ha proposto per riflettere sulle sue responsabilità come padre.

Sul suo comportamento procederanno in giudizio, penale e civile, i giudici del tribunale ordinario e per i minorenni, ma intanto la mamma e i bambini hanno bisogno di aiuto. Il Servizio Sociale eroga contributi economici di tanto in tanto e ha indirizzato la mamma verso un tirocinio lavorativo che si è tramutato in un contratto di lavoro, tuttavia il compenso è ancora troppo modesto perché sia sufficiente a lei e ai suoi bambini. Inoltre la signora sta affrontando debiti per migliaia di Euro per utenze e rate non pagate dal marito.

Tenendo conto che si sta impegnando al massimo per raggiungere l’autonomia e offrire a sé e ai figli una vita più serena, e considerando che occorrerà tempo per ottenere secondo le vie legali ciò che le spetta, il Sindaco ha chiesto e ottenuto un contributo dalla nostra Fondazione in favore della signora R.B. e dei suoi bambini, per sostenerli in questa fase di transizione particolarmente dura.

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 03/12/2017 — ultima modifica 18/12/2017
Strumenti personali

Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271

Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it