Fondazione per le vittime dei reati

All’Università di Parma una lezione di criminologia centrata sull’esperienza di aiuto alle vittime maturata dalla Fondazione

Il 12 aprile scorso all’Università di Parma, nell’ambito dei seminari di Criminologia condotti dalla professoressa Chiara Scivoletto, la Direttrice ha incontrato gli allievi per parlare dell’esperienza della Fondazione. Erano in aula studenti provenienti dai corsi di Giurisprudenza, Servizio Sociale e Giornalismo.

“Se dico «gravissimi reati» che cosa vi viene in mente?”. A questa domanda della Direttrice Elena Buccoliero le risposte degli studenti sono inizialmente orientate dal discorso mediatico. Si parla allora di omicidi, violenze contro le donne, bullismo – per poi riconoscere che il “reato di bullismo” non esiste e che molto altro può accadere nella vita delle persone, lontano dai riflettori. Come il caso dell’anziano del tutto autonomo reso infermo dall’assalto di un rapinatore, o violenze sui bambini di cui mai si saprà attraverso gli organi di stampa.

Con poche slide e visite mirate alle pagine web della Fondazione la Direttrice ha presentato agli studenti il nostro organismo in un alternarsi di storie, dati di attività e brani dello Statuto, coadiuvata dalla professoressa Scivoletto, docente di Criminologia e di Sociologia della Devianza, che imbastiva raccordi con le lezioni precedenti.

Diversi i contenuti che hanno attratto l’attenzione degli studenti. “Avete ricevuto un’istanza anche in seguito alla morte di Federico Aldrovandi a Ferrara?”, ha domandato una ragazza. La risposta è negativa ma il quesito ha dato lo spunto per confrontarsi sul ruolo delle forze dell’ordine, sulla legittimità e i limiti dell’uso della violenza, sull’importanza di non fermarsi alle informazioni più urlate ed evidenti anche con riferimento ad altri fatti in qualche modo paragonabili, uno dei quali avvenuto proprio a Parma alcuni anni or sono.

Data la presenza di futuri giornalisti è stato naturale soffermarsi sul ruolo dei media nella rappresentazione dei crimini e delle vittime, sul difficile confine tra la volontà di dare voce a chi sta soffrendo e il rischio di spettacolarizzare o strumentalizzare il vissuto delle parti offese allo scopo di fare audience.

Ancora, ricordando la storia di Irene Sisi e Claudia Francardi, ospiti della Fondazione e della Garante regionale dei detenuti ormai due anni fa per raccontare la loro storia, si è accennato agli elementi che contraddistinguono la giustizia riparativa. È proprio questo il tema che la docente Scivoletto suggerisce come filo conduttore del suo corso e l’incontro tra Irene e Claudia – la prima madre del ragazzo che ha ucciso il marito della seconda – è un esempio lampante di come si possa trasformare un paradigma di giustizia basato sulla punizione per dare rilievo alla relazione tra le persone. Un passaggio denso di significati e non del tutto possibile all’interno del processo penale, che nel nostro ordinamento alla vittima riserva un ruolo di testimone quasi alla stregua degli altri.

Il dibattito, particolarmente stimolante, si è concluso richiamando l’iniziativa sulla Fondazione che si terrà in Regione il 20 aprile prossimo con il Presidente Carlo Lucarelli e ricordando in quale modo singoli ed enti possono dare il loro sostegno.

In chiusura si è ricordata la possibilità di svolgere un tirocinio formativo presso i nostri uffici, una opportunità che non verrà lasciata cadere.

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pubblicato il 2018/04/17 02:04:27 GMT+2 ultima modifica 2018-04-17T02:04:27+02:00

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