Fondazione per le vittime dei reati

Carlo Lucarelli: "Odio e intolleranza, segnali che non vanno sottovalutati"

Intervistato da La Repubblica, il Presidente spiega il ruolo e il valore della Fondazione

Il Presidente della nostra Fondazione, Carlo Lucarelli, è stato ospitato al Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore per presentare la nuova produzione di Sky Arte Inseparabili – Vite all’ombra del genio. Nell’occasione la giornalista Lucia De Ioanna lo ha intervistato per il quotidiano La Repubblica parlando anche dell'aiuto alle vittime e di come rispondere alla violenza e alla paura.

Riprendiamo alcuni stralci dell’articolo pubblicato il 13 febbraio 2020.


(…) Ti lega a Parma anche l’impegno per la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, alla quale partecipa come socio l’università di Parma e di cui sei presidente, fondazione che si è fatta carico recentemente di sostenere anche una ragazza vittima di torture e violenza. Come operate per offrire aiuto?
"Vero, con la Fondazione emiliano romagnola vittime di reati ci siamo occupati anche di Parma. Su segnalazione dei sindaci, ci occupiamo di casi in cui ci sono vittime di delitti avvenuti in Emilia Romagna o che hanno come protagonisti emiliano romagnoli vittime di reati commessi al di fuori della regione, anche all’estero. Interveniamo subito con un sostegno economico: funziona molto bene perché è molto veloce. Non abbiamo bisogno di aspettare una sentenza, non ci interessa chi è stato, ci interessa chi è sdraiato per terra e i parenti che ci sono attorno".

Vittima non è solo la parte direttamente colpita: sostenete anche le ‘vittime collaterali’?
"Certo, ci sono sempre più vittime: la cosa che questa esperienza mi ha insegnato molto come scrittore di gialli è proprio uscire dal giallo. Abbiamo, ad esempio, un uomo che uccide la moglie e poi si uccide. Nel giallo tutto finisce con la scoperta della dinamica. Poi abbiamo, dall’altra parte, due bambini che vanno male a scuola. Uno picchia i compagni e l’altra ha problemi ad esprimersi. Cosa c’entra ? C’entra, perché sono i figli della coppia e si ritrovano senza padre e senza madre affidati ai nonni che magari denigrano le figure dei genitori morti. Tutto questo esce dal giallo, che si è chiuso sulle manette al padre assassino. Noi agiamo su questa altra vita che sta fuori dal giallo. Interveniamo, ad esempio, per offrire una terapia di supporto ai bambini: azioni molto concrete rispetto allo sfruttare le vittime che molte volte mette in atto la politica".

Paura, rabbia e dolore sono sentimenti che la politica ha portato sul palco delle emozioni da sfruttare. Quali i modi di una narrazione costruttiva?
"La paura va usata come forma di conoscenza: se c’è una cosa che mi fa paura devo andare a guardarla, conoscerla. Vorrei che chi fa bene politica mi aiutasse a guardare l’oggetto della mia paura: nel 90% dei casi si scopre che non c’era niente di cui avere paura, nel 10% dei casi la paura è giustificata ma se l’ho vista e conosciuta almeno so poi come agire. Se di fronte alla paura mi giro dall’altra parte o accetto la prima spiegazione che mi viene data allora diventa una forma di ignoranza e non funziona, non ha alcuna utilità perché è nata per essere un’altra cosa, uno stimolo a conoscere. La stessa cosa vale per la rabbia: se segue la conoscenza allora mi permette di capire le cose, se la precede allora diventa odio".

Quali indizi di odio e intolleranza leggi nella società oggi?
"Ci sono segnali che non vanno sottovalutati: se si vedono svastiche in giro, sono segnali. Abbiamo già sottovalutato segnali negli anni Trenta e ci siamo ritrovati con le leggi razziali, li abbiamo sottovalutati negli anni Settanta e ci siamo ritrovati con gente che si sparava per la strada".

La politica racconta di pericoli che vengono da fuori, dal diverso. L’esperienza ci racconta che spesso il male ha invece le chiavi di casa. L’educazione alla narrazione serve per riconoscere le narrazioni false?
"La politica oggi sfrutta il sentimento di paura verso un pericolo esterno che si vorrebbe vedere scongiurato mettendo un carabiniere a ogni angolo di strada. Ma poi ti accorgi che la gente si ammazza in cucina. Allora cosa fai: metti un carabiniere in cucina e una videocamera in camera da letto, che sono i luoghi dove la gente si ammazza più facilmente ? Per affrontare le paure nel modo corretto e per dare risposte si deve prima di tutto conoscere quali sono i pericoli ed educare alle emozioni, a una espressione corretta dei sentimenti, a partire dalla educazione nelle scuole. La narrazione, quando è fatta bene, serve: familiarizza a un certo tipo di meccanismo mettendolo in scena e incarnandolo in un personaggio nel quale un po’ ti riconosci. Se il meccanismo è realistico, onesto e verosimile, ti aiuta a porti delle domande anche sulle dinamiche di violenza e su te stesso. In più la narrazione crea emozioni e fa in modo che anche la rabbia possa venire fuori e indirizzarsi nel modo giusto".

L’intero articolo è consultabile a questo link.

Azioni sul documento

pubblicato il 2020/02/13 14:39:15 GMT+2 ultima modifica 2020-02-13T14:39:15+02:00

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?

Piè di pagina