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Fondazione per le vittime dei reati

La Fondazione a Cattolica per partecipare a un dibattito sulla violenza di genere

L’incontro "Crimini amorosi" si è svolto la sera del 29 giugno nella cornice del Mystfest, il 43° Festival del giallo.

Solo un tessuto sociale composito e coerente può realmente contrastare la violenza contro le donne. Uno sguardo ampio, posto con leggerezza ma non con superficialità grazie all’abile conduzione di Simona Mulazzani, direttore di Icaro TV, è stato proposto a Cattolica per volontà dell’amministrazione, che al festival del giallo – romanzi, cortometraggi – ha voluto coniugare una riflessione sulla realtà, dato anche l’impegno costante del Comune a protezione delle donne.

Molti i relatori presenti. Il Comandante dei Carabinieri ha presentato le esperienze dell’Arma sia nella prevenzione, con gli incontri nelle scuole, sia nel contrasto sviluppando competenze sempre più adeguate nell’accoglienza delle donne maltrattate. In questo solco si pone la collaborazione con l’associazione Soroptimist, che a Cattolica come in diverse città ha finanziato l’allestimento di una stanza per l’ascolto delle vittime che ripropone un ambiente familiare, dove è più facile sentirsi a proprio agio, ma anche la formazione di carabinieri donna e la possibilità di presentarsi in borghese proprio per non incutere timore.

Dell’importanza delle parole e di un approccio culturale consapevole ha parlato Carlo Lucarelli, in veste di scrittore e sceneggiatore ma anche di Presidente della nostra Fondazione. “Abbiamo bisogno di sentirci più sicuri, è vero, ma l’esperienza in Fondazione mi dice che la maggioranza dei crimini più gravi avviene nelle nostre case”. Ha poi ricordato quanto è profonda la giustificazione della violenza maschile, assorbita sin dalla più tenera età da bambini e bambine, e il valore di un linguaggio capace di indicare la violenza, come è avvenuto con l’introduzione delle parole stalking o femminicidio che hanno aiutato a guardare al fenomeno in modo più consapevole.

Di narrativa si è parlato con Oriana Ramunno e Antonio Tenisci, autori di due dei tre romanzi raccolti da Mondadori nel volume “Amori malati”. Per entrambi il confronto con il tema ha significato studiare, documentarsi, incontrare operatrici dei centri antiviolenza, leggere atti giudiziari e, in definitiva, scoprire la vastità e le molte sfaccettature della violenza di genere.

Per una donna che subisce violenza la risposta immediata è importante, ma c’è bisogno anche di un aiuto per riprendere in mano la propria vita. Lo ha ricordato la direttrice della Fondazione, Elena Buccoliero, aggiungendo informazioni sulle modalità di aiuto alle vittime. Una parola in più è stata dedicata all’impatto della violenza sui più piccoli. “Proteggere i bambini dalla violenza assistita” è il titolo dei due volumi da lei recentemente curati, insieme a Gloria Soavi, per la casa editrice FrancoAngeli, per offrire agli operatori riflessioni ed esperienze sul lavoro con i figli che crescono nella violenza.

L’ultimo, atteso intervento è stato quello di Gessica Notaro. Con franchezza e intensità ha ripercorso la propria esperienza iniziata molto prima dell’aggressione con l’acido – la perdita di autostima accanto ad un uomo prevaricatore, gli anni di stalking, la fatica di denunciare – e ha puntato il dito su alcune insufficienze del sistema di tutela, prima tra tutte lo scarso uso dei braccialetti elettronici, che nei casi di stalking consentirebbero un controllo reale e una reale protezione per le donne. Gessica si muove sotto scorta, chi la minaccia ora sono uomini che lei non conosce, uomini che assediano le loro partner o ex partner e la vedono come simbolo di riscatto femminile. Sì, perché ormai è un riferimento per tante donne che scrivono alla sua e-mail, labendabrillante@gmail.com, per chiedere aiuto. E Gessica risponde, le sostiene, cerca di supportarle perché trovino il coraggio di sporgere denuncia, e al contempo si relaziona con le forze dell’ordine di tutta Italia quando ha il sentore che non ci sia sufficiente attenzione per la vittima. Una Gessica guerriera, ma anche una Gessica che non ha paura di ammettere le proprie fragilità e di ringraziare, commossa, per l’abbraccio che sin dal principio ha sentito intorno a sé, testimoniato anche dal sostegno della nostra Fondazione.

 

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pubblicato il 2018/07/06 09:12:00 GMT+2 ultima modifica 2018-07-06T09:16:15+02:00

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