Consumatori

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Caselli: “La lotta alla contraffazione e all’agromafia”

Intervista a Giancarlo Caselli, oggi presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, promosso da Coldiretti

“I crimini agroalimentari determinano uno scenario nel quale i rischi per la salute dei consumatori si sommano ai pericoli per il regolare funzionamento del mercato. Le agromafie provocano gravissimi danni ai cittadini e ai produttori onesti, espandendo il loro potere economico attraverso un inquinamento capillare del tessuto produttivo e distributivo. La mafia oggi è liquida, si infiltra in ogni interstizio della vita quotidiana. A questo sistema occorre saper opporre un argine culturale, politico e giudiziario. A tal fine penso che sia necessaria la costituzione di una struttura di coordinamento in grado di svolgere indagini su tutto il territorio nazionale”.

Giancarlo Caselli è stato procuratore di Palermo dopo le stragi del ’92 e poi, fino al dicembre 2013, ha guidato la Procura di Torino “dove ho potuto conoscere e apprezzare da vicino l’attività giudiziaria di Raffaele Guariniello, un modello da seguire nella lotta alle frodi alimentari e per la tutela della salute del consumatore”.

Oggi Caselli presiede il comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, istituito e promosso dalla Coldiretti. Di recente, è anche intervenuto alla sessione Programmatica CNCU-Regioni, che si è svolta a Venezia, presentando una relazione sulla contraffazione agroalimentare.

Procuratore Caselli, le agromafie fatturano ogni anno circa 14 miliardi di euro. Quali rischi rappresentano per il consumatore?Giancarlo Caselli

Alla tavola degli italiani siede un convitato di pietra: la contraffazione. Questo  convitato può assumere varie forme: può essere un operatore economico che usa metodi opachi, non trasparenti, oppure essere un’azienda dedita ad attività illegali se non inserita direttamente in organizzazioni criminali. La situazione è tale, pensiamo solo alle criticità persistenti sull’etichettatura e sulla tracciabilità degli alimenti, da aprire spazi entro i quali il convitato di pietra può infiltrarsi. Dall’italian sounding all’adulterazione e sofisticazione vere e proprie, il cibo che portiamo in tavola è costantemente sotto scacco.

Per aumentare le tutele andrebbero rafforzate le leggi e le pene?

Le leggi sono sufficientemente buone, ma devono essere rafforzate per evitare che si diffonda fra le imprese un senso di impunità e fra i consumatori la sensazione di una giustizia negata. Le pene poi devono essere commisurate. Direi che esiste un problema di entità delle pene - a una pena bassa purtroppo corrisponde una prescrizione certa - e di qualità delle pene, servono maggiori misure interdittive. Chi attenta alla salute dei consumatori attraverso la commercializzazione di prodotti alimentari nocivi non può più operare.

Esistono tanti corpi di polizia e organi di vigilanza preposti ai controlli nel settore alimentare. Eppure c’è la sensazione che il fenomeno delle frodi alimentari venga appena scalfito…

I controlli ci sono ma vanno coordinati. Occorre poi specializzare i controllori, migliorandone la professionalità, e premiare chi svolge bene il proprio dovere. Accanto a questo serve anche una magistratura specializzata.

La convince la proposta di una Procura nazionale di tutela del consumatore e per la lotta alla contraffazione?

A mio giudizio serve una struttura nazionale di coordinamento delle indagini sui reati agroalimentari sul modello francese del pool de la Santé. Una task force specializzata in grado di intervenire a livello nazionale per tutelare la salute dei consumatori, la qualità dei prodotti italiani e i produttori onesti. Penso che l’attività giudiziaria svolta dal procuratore Raffaele Guariniello sia un’esperienza modello di come dovrebbe funzionare la task force nazionale. Esistono invece molte realtà territoriali dove, mancando magistrati specializzati, i reati agroalimentari vengono scarsamente perseguiti. Per questo serve una struttura di coordinamento nazionale.

Il Rapporto Coldiretti-EurispesAgromafie

Un business da 14 miliardi di euro all’anno, un fenomeno criminale di vaste proporzioni dove i sequestri per frodi e contraffazioni, in sette anni, sono aumentati del 277%. L’agromafia inquina, in tutti i sensi, la filiera agroalimentare e il racket fa lievitare i prezzi dal campo alla tavola fino al 294%. Un sistema che, provocando un danno economico al consumatore e attentando alla sua salute in modo sistematico, fa registrare un aumento record delle frodi del 170%.

Sono i numeriche emergono dal Rapporto 2013 sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti in collaborazione con l’Eurispes e presentato a fine 2014 a Cernobbio in occasione del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione.

L’agricoltura e la filiera agroalimentare rappresentano settori privilegiati per gli investimenti della criminalità organizzata perché, si legge nel Rapporto, “ritenuti più sicuri in un momento di instabilità finanziaria, ma anche perché consentono di controllare il territorio” e le attività produttive e di distribuzione. Le mafie gestiscono in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione di tanti prodotti alimentari come il latte, la carne, la mozzarella e, soprattutto, la frutta e la verdura. Non solo. Attraverso attività di intimidazione, i clan impongono la vendita di determinate marche e di alcuni prodotti agli esercizi commerciali, come hanno dimostrato negli anni le inchieste della magistratura, come quella sul latte nella zona del casertano. Dalla produzione alla logistica, l’inquinamento lungo la filiera non conosce soste.

“Le organizzazioni criminali - denuncia la Coldiretti - impongono, con maggior vigore in determinate zone territoriali, i prezzi d’acquisto agli agricoltori, controllano la manovalanza degli immigrati con il caporalato, decidono i costi logistici e di transazione economica, utilizzano proprie ditte di trasporto, possiedono società di facchinaggio per il carico elo scarico delle merci. Negli ultimi anni poi le mafie sono entrate direttamente nella Gdo con supermercati e insegne proprie”.

Secondo la direzione investigativa Antimafia di Roma ben il 15% del fatturato realizzato dalle attività agricole è riconducibile ad attività illecite, mentre l’Osservatorio Flai-Cgil contro le agromafie e il caporalato denuncia come su 1.558 aziende confiscate alle mafie oltre 90 siano attive in ambito agricolo e dei 10.563 beni confiscati, ben 2.500 sono terreni con destinazione agricola.

Ricarichi anomali

Un predominio che si riflette negativamente sulla concorrenza, creando dei veri e propri monopoli o oligopoli, e sulla formazione dei prezzi. Se è vero che, come ha stabilito un’indagine conoscitiva dell’Antitrust, in presenza di 3 o più intermediari tra produttore e distributore finale, il prezzo aumenta fino al 294%, “la moltiplicazione delle intermediazioni, l’imposizione di servizi di trasporto e logistica, il monopolio negli acquisti dai produttori agricoli provocano non solo l’effetto di un crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli, ma anche - precisa il dossier - un ricarico anomalo dei prezzi al consumo che raggiungono livelli tali da determinare un contenimento degli acquisti”.

Le indagini condotte dalla Direzione nazionale antimafia hanno stabilito che, dal campo alla tavola, “i punti più sensibili per le infiltrazioni malavitose sono costituiti dai servizi di trasporto su gomma dell’ortofrutta da e per i mercati; dalle imprese dell’indotto (estorsioni indirette quali ad esempio l’imposizione di cassette per imballaggio); dalla falsificazione delle tracce di provenienza dell’ortofrutta; dal livello anomalo di lievitazione dei prezzi per effetto di intermediazioni svolte dai commissionari mediante forme miste di produzione, stoccaggio e commercializzazione”. Come se non bastasse la lunga mano della criminalità organizzata, con la crisi aumentano le frodi a tavola con un incremento registrato negli ultimi due anni del 170%. Analizzando l’attività svolta dai carabinieri del Nas dal 2007 al 2013, gli esperti di Coldiretti hanno potuto constatare un vero e proprio boom di bevande e alimenti - sempre più spesso sequestrati - adulterati, contraffatti o sofisticati. “Dietro questi prodotti – concludono all’associazione – sempre più spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità e anche vere e proprie illegalità come conferma l’escalation dei sequestri”. E proprio l’illecito nel settore agroalimentare “compromette in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente il made in Italy”.

 

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Pubblicato il 12/01/2015 — ultima modifica 05/01/2015
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