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Servizi per l’infanzia, verso la nuova legge: un convegno e un video

Il mondo dell’infanzia in Emilia-Romagna, fra famiglie e lavoro che cambiano. Un filmato e un convegno il 30 settembre

Un confronto reciproco con tutti i soggetti pubblici e privati attivi nel campo dei servizi per la fascia di età tra 0 e 6 anni in considerazione dei nuovi scenari demografici e sociali e dei nuovi bisogni delle famiglie. "Dall'ascolto dei territori alla condivisione di una riforma" è infatti il sottotitolo del convegno "I bambini dell'Emilia-Romagna: ne parliamo tutti insieme", organizzato dalla Regione nel pomeriggio di venerdì 30 settembre nella sede dell'Assemblea legislativa, Sala Guido Fanti di viale Aldo Moro 50

Dopo l'apertura dei valori da parte del presidente Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e della vice sindaco Comune di Bologna Marilena Pillati, verrà proiettato il film di Cristiano Governa "Bambini si diventa. Gli anni che contano,  quando Bologna eccelleva negli asili... e non solo", regia di Riccardo Marchesini, in parte finanziato dalla Regione. Un viaggio per Bologna (e non solo) sulle tracce delle energie e delle professionalità del mondo dell'infanzia e, in particolare, dei nidi e delle altre strutture educative dedicate ai bambini più piccoli, da zero a tre anni.

“Questo lavoro è un piccolo viaggio all'interno dell'attenzione e della fatica che in questa regione  è dedicata all'infanzia. Per una volta allora parleremo di  quelli che, in diversi modi e in diverse fasi, si occupano dei nostri figli assieme a noi. Il fatto è che sono bravi. Che fanno fatica. E che in pochi dicono loro grazie, anche senza dirlo, magari semplicemente lasciandoli lavorare in pace”. Con queste parole Cristiano Governa, giornalista, sintetizza il senso del documentario. “Da genitori, e quindi da (involontari) aspiranti nevrotizzatori dei nostri bambini - prosegue - non siamo capaci di ammettere che la crescita e la felicità di nostro figlio non dipende solo da noi, che non siamo soli (o da soli) ad occuparci di chi abbiamo messo al mondo. La felicità dei nostri figli è una forma di pazienza e di fiducia, ma soprattutto non dipende unicamente da noi. Una città che te lo insegna ha fatto tanto per te”.

Trentamila bambini in oltre 1200 struttureAsili 0-3anni.1

In Emilia-Romagna sono oltre 30 mila i bambini iscritti nelle 1.214 strutture educative (nidi, nidi aziendali, micro-nidi e sezioni primavera) - dati ufficiali anno 2015 – ed è sempre a loro che si rivolge il progetto di legge regionale della Giunta, il cui iter di approvazione si concluderà presumibilmente entro il mese di ottobre. Una legge-cornice, che recepisce le novità introdotte dalla riforma nazionale (legge 107/2015) e che, insieme alla direttiva sull’organizzazione e il funzionamento che la completerà, punta ad andare incontro anche alle esigenze di un mondo del lavoro diverso dal passato, senza arretrare in nessun modo sulla qualità dei servizi erogati.

Una necessità, quella di intervenire sull’attuale normativa regionale, del 2000, dettata dalla consapevolezza di quanto siano cambiate in questi ultimi anni le esigenze delle famiglie nelle loro molteplici variabili: da quelle con molti figli a quelle mono-genitoriali, a quelle di immigrati, e alle esigenze dei bambini stessi. Problematiche che le amministrazioni locali hanno esplicitato alla Regione negli incontri sul territorio con i sindaci e gli assessori con delega all’infanzia organizzati dalla vicepresidente Gualmini nell’arco di quest’anno.

“L'infanzia è il nostro pallino: anche per questo abbiamo fatto un viaggio per tutta la regione per ascoltare gli amministratori locali e i tanti soggetti che si occupano di questo tema  prima di arrivare all'approvazione della nuova legge regionale per i servizi 0-3 anni- ha dichiarato Elisabetta Gualmini-. Nel lavorare alla legge, abbiamo tenuto conto del mondo che cambia e delle esigenze molto differenziate dei giovani genitori, tenendo in considerazione anche la sostenibilità del sistema. Il progetto di legge regionale- ha spiegato la vicepresidente della Regione- si orienta verso una maggiore flessibilità nel funzionamento dei nidi e dei servizi educativi integrativi, proponendo un modello organizzativo del tipo ‘hub and spoke’:  al centro il nido classico, full time o part time, con orario tradizionale, e intorno una rete di servizi più flessibili (sperimentali, domiciliari, integrativi, spazi genitori-bambini) con orari più elastici”.

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Pubblicato il 13/09/2016 — ultima modifica 13/09/2016
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