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Bonus 80 euro. Da tenere o da restituire?

Chi ne ha diritto, come ottenerlo, come si calcola, quali sono i requisiti di reddito che i lavoratori devono tenere presente per evitare la restituzione

Anche nel 2017 il tanto discusso bonus 80 euro figurerà nella busta paga di molti lavoratori dipendenti. Ma anche quest’anno potrebbe ripetersi quanto accaduto nel 2016 e cioè che 1,4 milioni di cittadini hanno dovuto restituire allo Stato, in tutto o in parte quanto riconosciuto in busta paga.

Che cos’è il bonus 80 euro. E’ un’agevolazione strettamente correlata al reddito complessivo annuo, resa strutturale e stabile dalla precedente legge di Stabilità, che prevede l’erogazione di un contributo mensile pari a 80 euro, ai lavoratori beneficiari che risultano in possesso di determinati requisiti. Tale bonus 80 euro, spetta, pertanto, solo a specifiche categorie di lavoratori qualora rientrino entro una certa soglia di reddito massima e minima.

Come funziona. Il datore di lavoro, sulla base di specifiche informazioni reddituali, provvede in automatico ad accreditare sulla busta paga dei lavoratori beneficiari, il bonus 80 euro, fatta eccezione per i collaboratori domestici che  essendo senza sostituto d’imposta, devono , invece, recuperarlo attraverso la dichiarazione dei redditi. Il bonus 80 euro non va richiesto in quanto ed è accreditato direttamente sulla busta paga, ogni fine mese, ogni lavoratore dipendente, in presenza dei requisiti necessari, spettano infatti circa 80 euro in più al mese in busta paga. Il bonus è progressivo, maggiore sarà il reddito e minore sarà il suo importo, fino all’azzeramento per redditi a 26.000 euro.

Chi ne ha diritto. Il bonus spetta a: Lavoratori dipendenti e assimilati, Soci di cooperative; Percettori di indennità di mobilità o cassa integrazione; Lavoratori a progetto; Lavoratori a tempo determinato; Lavoratori socialmente utili; Titolari di assegno legato alla formazione professionale o a borse di studio; Lavoratori disoccupati con indennità di disoccupazione Naspi; Percettori di remunerazioni sacerdotali; Colf, badanti o baby sitter. Sono esclusi i redditi da pensione, le rendite vitalizie o gli assegni periodici.

Ne hanno diritto coloro che risultano possesso di determinati requisiti di reddito, quali:

  1. Avere un reddito superiore agli 8.000 euro;
  2. Avere un reddito inferiore ai 24.000 euro.

Se il reddito annuale lordo, calcolato al netto dell’abitazione principale e delle eventuali indennità percepite, come anticipo del TFR, dovesse, infatti, superare nel corso dell’anno dette soglie massime e minime, il bonus dovrebbe essere restituito.

Rimborsi fisco 1Come ottenerlo

Il bonus viene riconosciuto automaticamente dal datore di lavoro in busta paga sulla base dei dati reddituali di cui è a conoscenza. Occorre però dichiarare alcune situazioni particolari se:

  • Si è guadagnato fino a 8.000 euro all’anno ma si è lavorato solo alcuni mesi;
  • Se si cambia lavoro nel corso dell’anno. Il nuovo datore di lavoro deve conoscere l’importo del bonus eventualmente percepito fino a quel momento per poter applicare la corretta tassazione ed eventualmente riconoscere il bonus residuo cui si ha diritto;
  • Se si percepiscono più redditi da lavoro che complessivamente producono un reddito superiore a quello che da diritto al bonus. E’ necessario avvisare ogni datore di lavoro di non applicare il bonus, altrimenti l’anno successivo bisognerà restituirlo tramite la dichiarazione dei redditi. 
  • Se si percepiscono redditi da locazioni su cui si paga la cedolare secca che, sommati a quelli da lavoro, fanno superare la soglia di reddito massimo per averne diritto. 

Per chi percepisce le indennità di mobilità o di disoccupazione viene erogato direttamente dall’ente insieme all’indennità.

Ne hanno diritto anche colf e badanti che però lo ottengono presentando la dichiarazione dei redditi (730 o Unico) e quindi lo percepiscono l’anno successivo. Gli eredi dei lavoratori deceduti possono chiedere il riconoscimento del bonus presentando il Modello Unico a nome del lavoratore.

Come si calcola

L'importo del bonus spetta in misura intera, solo se il reddito è inferiore a 24.000 euro, mentre si riduce, fino ad azzerarsi completamente per chi supera nel corso dell'anno, i 26.000 euro. Per redditi compresi tra 8.000 e 24.000 euro il bonus è fisso a 960 euro. Per i redditi compresi tra i 24.000 e 26.000, invece, varia in funzione del reddito e si ricava dalla formula 960X(26.000-reddito)/2.000. Nella tabella riportiamo un esempio tra quelli più frequenti. Ovviamente, la cifra precisa potrà subire delle piccole variazioni, che dipendono, appunto dal reddito preciso.

Esempio pratico per il calcolo dell’importo bonus 80 euro 2017:
Se il reddito percepito è, pertanto, pari a 25.000 euro, circa 1.800 euro al mese, il calcolo da effettuare è:
26.000 – 25.000 = 1000
1.000/2.000 =0.5 (indicatore)
960 x 0.5 = 480 euro è l'importo bonus 80 euro 2017.

mani che aprono un portafogli vuoto.newsQuando il bonus va restituito

Il bonus spetta esclusivamente a chi possiede redditi complessivi (attenzione a questo termine: complessivi) compresi tra gli 8.000 e i 26.000 euro lordi annui. Questo significa che chi ha percepito redditi aggiuntivi oltre a quelli da lavoro dipendente, magari derivanti da una casa in affitto, da un secondo lavoro fatto durante l'anno, da case o terreni che possiede e che non risultano al datore di lavoro, potrebbe risultare avere un reddito complessivo maggiore rispetto alla soglia massima dei 26.000 euro previsti. Con la dichiarazione dei redditi, perciò, dopo aver fatto la somma dei vari redditi, il bonus deve essere ricalcolato su questo importo e, se è stato percepito senza averne diritto, dovrà essere restituito integralmente o parzialmente. La restituzione bonus 80 euro, si verifica quando:

  • il reddito è inferiore a 8.000 euro;
  • il reddito è superiore ai 24.000 euro, in questo caso, se il reddito è comunque inferiore ai 26mila euro, al lavoratore spetta il bonus in misura inferiore;
  • il reddito supera i 26.000 euro.

La restituzione del bonus riguarda anche tutti coloro che, a fine anno, si sono ritrovati con un reddito al di sotto della soglia degli 8.000 euro e che, quindi, potrebbero aver percepito il bonus pur non avendone diritto. Anche se il provvedimento va a gravare ulteriormente su una fascia di popolazione già disagiata economicamente, purtroppo in questo senso la legge parla chiaro.

Sono in totale 341 mila gli italiani che si sono trovati in questa situazione lo scorso anno e che, perciò, hanno dovuto restituire allo Stato quanto percepito indebitamente.

Il bonus si calcola sul reddito complessivo annuo e viene diviso per il numero di stipendi che verranno percepiti nell’anno, quindi normalmente sarà diviso per 12. Tuttavia viene rapportato al periodo di lavoro svolto nell’anno, quindi, se si lavora solo da luglio a novembre si percepiranno i 5/12 del bonus.

Se si è incapiente perché, tolte le detrazioni da lavoro dall’imposta, non si hanno imposte da pagare, il bonus non spetterà. Questo accade per redditi lordi da lavoro dipendente fino a 8.000 euro. Se si guadagnano più di 8.000 euro all’anno e si risulta incapienti grazie alle detrazioni per carichi di famiglia o alle altre detrazioni per oneri, il bonus viene riconosciuto. 

Bonus 80 euro Forze dell’Ordine, carabinieri e militari

La scorsa Legge di Stabilità  ha provveduto ad estendere il bonus 80 euro anche ai lavoratori delle Forze dell’Ordine: Polizia; Carabinieri; Esercito; Vigili del fuoco; Capitaneria di porto. Il bonus 80 euro militari, funziona con gli stessi requisiti e condizioni di reddito, per i dipendenti ed è strettamente correlato alle giornate di attività lavorativa e al reddito annuale.

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Pubblicato il 13/01/2017 — ultima modifica 23/01/2017
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