Benzina, dopo i maxisconti che succederà alla ripresa?
In Italia anche gli sconti si pagano cari. Soprattutto quelli alle pompe di benzina. Gli italiani infatti rischiano di pagare prima con giorni di sciopero (fissati per agosto, poi spostati al mese successivo), quindi con aumenti del prezzo del carburante e diminuzione della concorrenza, la campagna "Riparti con Eni", che fino a settembre propone sconti consistenti negli impianti Iperself della compagnia, ma solo nei week-end.
Dopo settimane di successo, code alle pompe, automobilisti finalmente sorridenti e compagnie costrette a competere nella corsa al ribasso lanciata da Eni (cui hanno partecipato “obtorto collo” quasi tutti i big del settore), ecco le immancabili nuvole nere. Ovviamente tutte sulla testa dei consumatori.
È questo il quadro che abbiamo raccolto interpellando molti attori di questa filiera, su un’operazione come quella dell’Eni che, senza dubbio, ha aperto per la prima volta un varco nel fronte delle compagnie petrolifere. Ma che, secondo molte delle interpretazioni che riportiamo, potrebbe finire paradossalmente per provocare più malumori che gioie, perfino da parte dei consumatori che ne beneficiano.
Il fronte degli scettici
Nel fronte degli scettici, in prima linea, ovviamente, i gestori e i loro sindacati, che non
essendo in grado di praticare i maxisconti chiedono interventi per assicurare concorrenza vera. Ma non mancano i consumatori (in compagnia addirittura dei distributori indipendenti) che hanno visto l’operazione Eni come una cartina tornasole delle rivendicazioni di sempre (“uno sconto tutti i giorni è possibile”, dicono da anni). E per finire le analisi di chi, per settembre, prevede acquazzoni. Esattamente come fa Davide Tabarelli di Nomisma che, dati alla mano, ipotizza un effetto boomerang degli sconti, con la chiusura di molte pompe bianche e la diminuzione di concorrenza conseguente.
“Senza esclusiva -10 cent ovunque”
Alessandro Zavalloni è segretario nazionale di Fegica Cisl, la Federazione italiana gestori carburanti, e non usa certo mezze misure con le compagnie petrolifere: “In Italia hanno aumentato per ben 43 volte il prezzo dei carburanti alla pompa solo nel 2012, sotto la spinta di Eni, e adesso si prendono gli applausi perché fanno mettere la gente in coda per la benzina, come in tempo di guerra”.
A chi gli fa notare che la ricerca di uno sconto è diventata quasi d’obbligo di questi tempi, il sindacalista porta a esempio un meccanismo differente, lo stesso che è alla base delle cosiddette pompe bianche, quelle che ogni giorno praticano un prezzo mediamente più basso di 10 centesimi al litro.
“In questi casi, invece che 4 centesimi di margine, a cui un normale gestore è costretto in virtù di una clausola di fornitura in esclusiva, le pompe bianche acquistano il prodotto con 18 centesimi di sconto, quindi possono scaricarne al pubblico 10-12 mantenendo nelle proprie tasche 6 o 8 centesimi, cioè il doppio di quello che tocca al gestore”, spiega.
Di qui la via che Fegica indica: basterebbe eliminare la clausola d’esclusiva che impone a tutti i gestori di rifornirsi al prezzo delle compagnie petrolifere di riferimento per estendere i prezzi delle pompe bianche anche agli altri impianti. Un punto di vista che le compagnie petrolifere non sembrano disposte ad accogliere.
Consumatori e distributori indipendenti
Due realtà da sempre assieme nel rivendicare la giustezza della loro battaglia, che si potrebbe tradurre così: “Uno sconto tutti i giorni è possibile”.
Esattamente quello che fa Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori che sull’iniziativa maxisconti osserva: “Non si capisce perché, se riescono a fare gli sconti il sabato e la domenica, non possano estenderli a tutta la settimana. Probabilmente non a queste soglie, ma potrebbero applicare tranquillamente una riduzione media di 15 centesimi”.
Un punto di vista simile a quello del presidente di Assopetroli (che rappresenta piccole e medie imprese del settore), Franco Aggradi, secondo cui la promozione di Eni non è altro che la “conferma inconfutabile che prezzi così bassi sono comunque praticabili e che in tutti questi anni le compagnie hanno semplicemente lucrato sulle spalle degli italiani, giustificando i continui aumenti dietro la cortina fumogena del Platts”.
Aggradi fa riferimento all’agenzia inglese che definisce il valore al quale le raffinerie possono vendere una tonnellata di benzina o di gasolio in un dato giorno.
Un esempio: l’estrazione del gregge da raffinare costa 2-3 dollari al barile, ma agli impianti di trasformazione viene venduto a 100 dollari, con una differenza del tutto slegata dai costi reali.
“Così fanno chiudere molte pompe bianche”
Davide Tabarelli di Nomisma, l’osservatorio di studi economici che si occupa anche di
energia e carburanti, è entusiasta della promozione dell’Eni, ma evidenzia i rischi da settembre per la concorrenza, e quindi per le tasche del consumatore.
abarelli, cosa ne pensa della promozione di Eni?
È ottima per i consumatori. Poi ovviamente le compagnie e molti soggetti del settore stanno soffrendo.
Se le compagnie fanno queste offerte per mesi, non potrebbero renderle costanti?
Non possono perché vendono sottocosto. È stata una decisione promozionale all’interno delle loro politiche, che non può durare a lungo. Del resto non è una prassi consolidata, avviene solo in periodo delimitati di tempo della settimana, su punti vendita particolari, 3mila in tutto.
Perché l’Eni ha avviato questi sconti proprio ora?
Una delle ragioni può essere proprio quella di mandare fuori mercato le pompe bianche. Moltissime pompe bianche stanno soffrendo tanto.
Perché?
Le pompe bianche fanno, 5- 6 cent di sconto, ci sono rari casi in cui vanno a 10 cent in meno delle pompe tradizionali, ma mai 20. È impossibile.
La filiera dei carburanti è strutturata in maniera tale da rendere possibili sconti più consistenti, se solo le compagnie lo volessero?
Dipende. Abbiamo la Q8 che è di proprietà di una società petrolifera che è di un paese Opec, il Kuwait, così come la Tamoil, tutt’ora posseduta da una società libica. Loro addirittura hanno il greggio che costa 2 dollari al barile e potrebbero vendere la benzina a meno, ma non lo fanno.
Spieghi meglio.
La Q8 è una società dello Stato del Kuwait, attraverso una finanziaria londinese. Loro hanno una raffineria a Milazzo, insieme a l’Eni, ma non conferiscono di certo il greggio a 2 dollari per barile, che sarebbe il loro costo di produzione in Kuwait.
No?
No, glielo danno al prezzo internazionale, che è 100 dollari. Perciò a Milazzo arriva del greggio da lavorare che costa 100 dollari, e il Kuwait si tiene la differenza, cioè 98 dollari.
Torniamo entro i nostri confini, cosa succederà a settembre? Ci sarà davvero “l’effetto fionda” con la corsa al rialzo dei prezzi della benzina?
Durante la settimana i prezzi più alti ci sono già. C’è uno sconvolgimento tale che è difficile da misurare. Ma a settembre tutto tornerà come prima, un po’ di concorrenza ma non certo più queste campagne così devastanti.
In che senso devastanti?
Parecchie pompe bianche chiuderanno, nel frattempo. Non ce la fanno a tenere dietro questi prezzi. Saranno loro che ci rimetteranno soprattutto.
Ci perde il consumatore, visto che sono più economiche.
I prezzi spesso sono più bassi ma non sempre. Ci sono 1.550 pompe bianche in Italia, ma circa 600 hanno prezzi più bassi. La campagna dei maxisconti sembra una risposta a questo mercato, sparando nel mucchio però.
Che ne pensa delle proposte di liberalizzazione del mercato avanzate dai gestori e dai consumatori?
Quella del petrolio è un’industria internazionale che esiste da parecchi anni, le compagnie sono internazionali, è difficile fare cose diverse dagli altri paesi. Dobbiamo spingere per una forte liberalizzazione degli orari e dei turni. Questa è la prima cosa da fare.
