Consigliere di parità

Discriminazioni e molestie sul luogo di lavoro

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Le molestie sessuali sul luogo di lavoro

Discriminazioni

Cos'è una discriminazione

 

Molestie

Cos’è la molestia sessuale

Come riconoscere una molestia?

Come distinguere la molestia da un flirt?

Cosa fare se ci si trova in una situazione di questo tipo

Cosa non si deve fare

Come può intervenire il datore di lavoro

 

Discriminazioni

Cos'è una discriminazione

Discriminazione: Ogni comportamento volto a trattare meno favorevolmente le persone a causa  del  proprio  sesso. Ogni  trattamento  meno favorevole della donna in ragione della gravidanza e della maternita'. Le molestie e le molestie sessuali sono considerate discriminazioni. L'ordine di discriminare persone direttamente o indirettamente a motivo del sesso e' considerato una discriminazione 

Discriminazione diretta: quando,  a  causa  del  suo  sesso,  una persona  e' trattata meno favorevolmente  di  quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra persona in una situazione analoga.

Discriminazione  indiretta: quando   una   disposizione, un  criterio o  una  prassi apparentemente  neutri  possono  mettere le persone di un determinato sesso  in  una posizione di particolare svantaggio rispetto a persone dell'altro  sesso,  a  meno  che tale disposizione, criterio o prassi siano  oggettivamente  giustificati  da  una  finalita' legittima e i mezzi impiegati  per  il  conseguimento  di  tale  finalita'  siano appropriati e necessari.

 

Molestie 

Cos’è la molestia sessuale

Il Decreto Legislativo 198/2006 “Codice delle pari opportunità”, definisce le molestie e le molestie sessuali all’interno dell’articolo 26, rispettivamente nel comma 1 e 2:

  • Molestie:
    “quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo” (art. 26 comma 1);
  • Molestie sessuali
    “Ogni comportamento di carattere sessuale o fondato sull’appartenenza di genere, che risulta indesiderato ad una delle parti, e ne offende la sua dignità” (art. 26 comma 2).

 

La molestia può verificarsi durante il lavoro oppure durante eventi aziendali.

Come riconoscere una molestia?

Le molestie possono essere parole, gesti e atti e possono assumere diverse forme:

  • insinuazione e commenti equivoci sull’aspetto esteriore dei colleghi e collaboratori
  • osservazioni e barzellette che riguardano le caratteristiche il comportamento e l’orientamento sessuale di donne e uomini
  • presentazione, affissione di materiale pornografico nei luoghi di lavoro
  • contatti fisici indesiderati
  • avances in cambio di promesse di vantaggi o minacce di svantaggi

Come distinguere la molestia da un flirt?

Per flirt si intende il corteggiarsi, l’amoreggiare, l’avere rapporti di simpatia e collaborazione. E’ un sentimento reciproco, desiderato da entrambe le parti, rispetta la dignità e i limiti che impone la persona, rende la giornata di lavoro piacevole.

La molestia è indesiderata da una delle persone, è unilaterale , crea malessere sul luogo di lavoro, suscita rabbia. Le molestie possono causare disagi psicologici, forme di ansia, e riflettersi negativamente sulla vita personale e lavorativa.

Cosa fare se ci si trova in una situazione di questo tipo

Occorre manifestare sempre in modo chiaro che “l’attenzione” non è gradita, e se la situazione è grave o si ripete vi sono diverse possibilità di reagire.

Negli enti pubblici ci si può rivolgere al Comitato Unico di Garanzia o alla Consigliera di fiducia, che possono trattare il caso per via informale, oppure ci si può rivolgere al sindacato o alla Consigliera di Parità.

Se si lavora in aziende o enti privati ci si può rivolgere al sindacato o alla Consigliera di Parità competente.

Si può ricorrere alla tutela anche davanti al giudice, tramite la Consigliera di parità o un legale.

Cosa non si deve fare

Non bisogna cercare di nascondere o minimizzare il fatto;

Non bisogna pensare di essere responsabile di quanto accade;

Non bisogna cedere al timore di non essere creduto/a;

Non bisogna affrontare in solitudine le molestie, bensì coinvolgere se possibile colleghi di lavoro, le organizzazioni sindacali e/o il Comitato Unico di Garanzia negli enti pubblici o altri organismi di parità presenti nel luogo di lavoro o la Consigliera di Parità.

 

Come può intervenire il datore di lavoro

Il datore di lavoro è obbligato a garantire che l’ambiente di lavoro sia tale da salvaguardare non solo l’incolumità fisica e la salute anche psicologica, ma anche la dignità dei lavoratori.

Al datore di lavoro potrà essere richiesto di adottare il provvedimento più adatto per risolvere la situazione, anche mediante il trasferimento della persona che si comporta in modo molesto, e non solo mediante l’applicazione di sanzioni disciplinari

Il lavoratore ha il diritto al risarcimento del danno, che va sempre chiesto al datore di lavoro, anche quando non si tratti dell’autore delle molestie, poiché il datore di lavoro è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie a preservare, nei luoghi di lavoro l’integrità fisica e la dignità e la personalità morale dei lavoratori (art. 2087 cod. civ.) . Se il contratto collettivo lo prevede, può essere richiesto il rimborso delle spese legali.

Se poi l’autore materiale dei comportamenti molesti è un superiore gerarchico o un collega di lavoro, resta aperta la possibilità di agire direttamente nei suoi confronti, facendone valere la relativa responsabilità extracontrattuale.

Strumenti preventivi

Codici di condotta, codici etici e buone prassi sono strumenti preventivi raccomandati dalla normativa, ed hanno come obiettivo quello di orientare  i comportamenti dei datori di lavoro, dei lavoratori e di tutti soggetti interessati per migliorare i livelli di tutela definiti dalla legge, anche secondo i principi della responsabilità sociale

 

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Pubblicato il 29/11/2012 — ultima modifica 08/10/2013
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