Consigliere di parità

Come agisce la Consigliera contro le discriminazioni

Le funzioni di tutela del principio di non discriminazione di genere vengono definite negli articoli 36-41 del Codice per le pari Opportunità. La prassi vuole che le discriminazioni individuali, vengano trattate dalle Consigliere provinciali, mentre quelle collettive per legge sono di competenza della Consigliera di parità regionale

Conciliazione – Azione informale

La consigliera di parità, pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni, agisce gratuitamente su delega del lavoratrice/del lavoratore che ha denunciato la presunta discriminazione. Può convocare il datore di lavoro, al fine di verificare i fatti e trovare, quando è possibile un accordo.

Obiettivo principale è la conservazione del posto di lavoro, e dunque trovare una soluzione che tuteli i diritti della lavoratrice e migliori il clima aziendale. Questa procedura, detta informale, è quella privilegiata dalle consigliere ed è quella che porta a risultati duraturi e soddisfacenti per entrambe le parti.

Per rendere la conciliazione immediatamente esecutiva, essa può essere depositata alla Direzione territoriale del lavoro.

Conciliazione – ex art. 410 c.c. art. 66 d.lgs 2001 165

Strumento finalizzato ad una rapida definizione dei conflitti del lavoro presso la Direzione territoriale del lavoro davanti ad una Commissione di conciliazione, può essere promosso sia dal singolo che dalla Consigliera di parità provinciale o regionale su delega della lavoratrice o delle lavoratrici interessate, in caso di denuncia di una discriminazione di genere.

Nel caso vi sia un sospetto di licenziamento discriminatorio risulta importante la presenza della Consigliera di parità che potrebbe porre in evidenza gli elementi che denotano la presenza della discriminazione di genere.
Se il tentativo di conciliazione non va a buon fine, viene redatto un verbale di mancato accordo e la lavoratrice/il lavoratore può rivolgersi ad un Giudice del lavoro.

Azione individuale in giudizio

Le discriminazioni di sesso si dicono individuali quando colpiscono una singola lavoratrice/un singolo lavoratore e sono disciplinate dall’art. 38 del d.lgs. 198/2006 Codice Pari Opportunità.
La Consigliera di parità è legittimata ad agire su delega della lavoratrice o a suo sostegno con autonomo atto.

  • Procedimento di urgenza
    in caso di comportamenti discriminatori il lavoratore può ricorrere o far ricorrere per sua delega le organizzazioni sindacali, la Consigliera di parità provinciale o regionale territorialmente competente.
    Il Giudice del lavoro del luogo ove è avvenuto il comportamento discriminatorio, nei due giorni successivi, convoca le parti valuta la documentazione e, se ritiene sussistente la violazione denunciata, ordina all’autore con decreto motivato ed immediatamente esecutivo la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti, o, se richiesto, il risarcimento del danno anche non patrimoniale.
  • Azione ordinaria
    L’azione individuale di accertamento delle discriminazioni sessuali può essere proposta avanti al Giudice del lavoro o al Tar (nel caso si tratti di discriminazione nei confronti di pubblico dipendente con rapporto di lavoro non contrattualizzato) territorialmente competenti, su ricorso della lavoratrice discriminata oppure su sua delega dalla Consigliera di Parità provinciale o regionale territorialmente competente. 
  • Intervento ad adiuvandum
    Si realizza ai sensi dell’art. 105 c.p.c. secondo le modalità previste dall’art. 419 c.p.c. L’intervento si ha quando la Consigliera di Parità provinciale o regionale entra spontaneamente in un processo già avviato per discriminazione di genere da persona interessata, depositando ai sensi degli arti. 414 e 416 un ricorso contenente la domanda di tutela di un terzo, che lamenta la stessa lesione.
    La Consigliera di Parità assume la qualità di parte per il solo fatto di essere intervenuta ed è assistita dal proprio legale.

Azione pubblica contro le discriminazioni a carattere collettivo

Quest’azione è disciplinata dall’art.37 del Codice per le pari opportunità ed è promossa dalla Consigliera di Parità regionale, nei casi di rilevanza nazionale dalla Consigliera nazionale di parità. Si tratta dell’unica azione che la Consigliera può esercitare direttamente ed autonomamente, per il fatto stesso che la legge la individua come soggetto istituzionale rappresentativo dell’interesse generale alla parità. La Consigliera può procedere anche se non vengono individuate le persone eventualmente lese e senza che sia stata effettuata alcuna denuncia o prestato assenso dai soggetti interessati.

Prima di attivare l’azione davanti ad un giudice la Consigliera avvia sempre un procedimento di conciliazione richiedendo all’autore della discriminazione collettiva di predisporre un piano di rimozione delle discriminazioni, che deve essere presentato entro 120 giorni. Se il piano viene valutato positivamente la Consigliera promuove il tentativo di conciliazione ed il relativo verbale in copia autentica diventa esecutivo con decreto del Tribunale in funzione del Giudice del lavoro.

In caso di inidoneità del Piano, la Consigliera può proporre un ricorso. Il Giudice, accertata la discriminazione può provvedere, oltre al risarcimento del danno anche non patrimoniale, alla definizione di un piano per la rimozione delle discriminazioni, che ha valore anche di azione positiva, cioè consente di prevenire e riequilibrare le situazioni future.

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Pubblicato il 30/10/2014 — ultima modifica 30/10/2014
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