Consiglio delle Autonomie locali

Pareri della Sezione regionale di controllo del 2019

Deliberazione n. 49/2019/PAR

Richiesta di parere in merito alla disciplina applicabile al Consorzio ed alle deliberazioni dell'assemblea del Consorzio Azienda Multiservizi Intercomunale (CON.AMI). Esito: richiesta di parere oggettivamente inammissibile in quanto non riconducibile alla materia della contabilità pubblica.

Deliberazione n. 48/2019/PAR

Richiesta di parere trasmessa direttamente alla Corte dei Conti in ordine alle competenze di ATERSIR e dei consigli comunali in materia di tariffe relative al servizio di rifiuti urbani. Esito: richiesta di parere oggettivamente inammissibile in quanto non riconducibile alla materia della contabilità pubblica.

Deliberazione n. 42/2019/PAR

Richiesta di parere trasmessa del Comune di Polesine Zibello (prot. n. 1520 del 18/02/2019), in merito all'art. 35 bis del D.L. 113/2018 (Decreto sicurezza) . Esito: La richiesta in oggetto, richiamato il decreto- legge n. 113 del 4 ottobre 2018, ed in particolare l’art.35 bis, recante “Disposizioni in materia di assunzioni a tempo indeterminato di personale della polizia municipale” intende conoscere se, con la dizione di legge spesa sostenuta “per detto personale”, debba intendersi quale limite di spesa autorizzabile: - ipotesi a), tutta la spesa di personale del servizio di polizia municipale (tempo indeterminato e determinato, comandi) sostenuta nell’anno 2016; - ipotesi b), esclusivamente la spesa di personale a tempo indeterminato del servizio di polizia locale dell’anno 2016. Il quesito è ammissibile. La formulazione della norma all'esame non è chiara. Nel suo tenore letterale non si ravvisano elementi idonei a convalidare l’ipotesi b) in quanto l’inciso “detto personale” sembra messo in relazione al suo antecedente logico- grammaticale, ovvero con la locuzione “personale di polizia municipale”, ove l’ancor precedente espressione “a tempo indeterminato” risponderebbe al solo scopo di qualificare la tipologia del rapporto d’impiego con cui assumere i nuovi agenti. E’ comunque indispensabile verificare che tale lettura non impatti negativamente sul principio della salvaguardia del bilancio degli enti, e neppure induca a violazioni a quello di copertura delle relative spese poiché, in tali casi, secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata, andrebbe convalidata la più restrittiva ma legittima ipotesi b). Al riguardo va osservato che l’art. 35 bis pone condizioni tali che la deroga può essere attuata soltanto sulla base di un preesistente, consolidato quadro di rispetto della finanza pubblica, e solo se tale condizione equilibrio continui ad essere assicurata, nonostante la spesa strutturale correlata alle previste assunzioni; configura attraverso il verbo “possono” una facoltà per i comuni e non certo un obbligo, rimettendo alla loro scelta, in relazione alle necessità di controllo del territorio e di sicurezza urbana nonché alla loro autonomia finanziaria, sancita dall'art. 119 della Costituzione, la valutazione circa l’opportunità di fruire o meno della possibilità all'esame, in linea con l’asserto che il raggiungimento dell'obiettivo di contenimento della spesa del personale, principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica, deve essere perseguito con azioni da modulare nell'ambito dell'autonomia di ciascun ente, che ha la facoltà di comprimere le voci di spesa ritenute più opportune (Corte cost., sentenze n. 108/2011 e n. 27/2014); prefigura un eventuale onere da introdurre solo se sussistano margini di flessibilità del bilancio a legislazione vigente: ne consegue in armonia con il criterio della metodologia marginalistica, in virtù della quale la variazione indotta da una norma onerosa sull'equilibrio di bilancio in essere deve avere un risultato pari a zero, l’equilibrio di tale bilancio, grazie ai margini di flessibilità consentiti dagli spazi di manovra del bilancio, non potrà essere peggiorato dalle nuove assunzioni a tempo indeterminato che pur introdurranno oneri incomprimibili. In proposto va rilevato come l’utilizzo degli spazi di manovra consentiti (a seconda dei casi) dalla flessibilità dei bilanci sembra delineare un indice tendenziale del rifluire del principio di copertura (art. 81, terzo comma, Cost.) in quello dell’equilibrio (artt. 81, primo comma, e 97, primo comma, Cost.), donde la centralità indefettibile del controllo di legittimità-regolarità (Corte cost., sentt. nn. 198/2012; 179/2007), anche su rendiconti consuntivi degli enti locali, assegnato alla Corte dei conti dall'art. 148-bis del Tuel. Per ultimo, la constatata vigenza nell'ordinamento del comma 557-quater insieme all’ art. 35-bis, rappresenta una ulteriore misura di “chiusura del sistema” rispetto a deviazioni dagli obiettivi di finanza pubblica degli enti interessati.

Deliberazione n. 35/2019/PAR

Richiesta di parere del Comune di Castel San Pietro Terme (prot. n. 6908 del 14/03/2019) in materia di proventi derivanti da canoni di locazione edilizia residenziale pubblica – erp. Esito: l’accantonamento al Fcde deve essere disposto su tutte le entrate di dubbia e difficile esazione, intendendosi per tali quelle per le quali esiste il rischio dell’effettiva riscossione; ne discende che la destinazione annuale dei canoni di locazione edilizia residenziale pubblica (erp), può essere eseguita per la parte eccedente l’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità e quindi solo per la parte di proventi effettivamente riscossi nel corso dell’esercizio. 2. Nella nozione di costi di gestione inerenti l’edilizia residenziale pubblica possono essere ricondotti soltanto quelli per la riscossione coattiva e non anche quelli relativi alla graduatoria di accesso all’erp (comprensivi delle spese di personale, spese per la commissione erp, etc.). 3. Non sussiste il requisito dell’ammissibilità del quesito concernente le modalità di acquisizione delle entrate, se cioè le procedure di riscossione coattiva tramite ingiunzione fiscale debbano essere gestite dal Comune oppure da parte della società affidataria del servizio in concessione degli alloggi erp.

Deliberazione n. 31/2019/PAR

Provincia di Parma (prot n. 6264 del 05/03/2019) - richiesta di parere in merito alla rimborsabilità degli oneri di cui all'art. 80, D.Lgs. 267/2000 (Oneri per permessi retribuiti) - Esito: al quesito posto dal Presidente della Provincia di Parma circa la possibilità per la Provincia, di rimborsare comunque, rispetto sia ai Consiglieri Delegati che a quelli privi di delega, lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici, gli oneri di cui all’art. 80 del d.lgs. n. 267/2000 (“Oneri per permessi retribuiti)” con riferimento a tutte quelle casistiche in cui la presenza dell’Amministratore possa non ritenersi “necessaria” , in seguito all'introduzione della legge n. 56 del 2014, estendendo la disciplina stabilita quindi per gli Amministratori, la Sezione ha sottolineato quanto segue. In primo luogo, sotto il profilo soggettivo, la previsione dell’eventuale assimilazione dei consiglieri attributari di deleghe, in virtù del comma 66 della legge n. 56 del 2014, ai “componenti degli organi esecutivi” beneficiari dei permessi previsti dall'art. 79, comma 4, del d.lgs. n. 267 del 2000 (i cui oneri sono imputati secondo la disciplina prevista dal successivo art. 80). (….) va condotta, da ogni Provincia, sulla base della formulazione dei singoli statuti ( Corte dei conti, Sez. Lombardia, parere n. 21 del 2016) , di modo che ”in base all'esame di quest’ultima fonte interna ogni provincia deve valutare se sussista l’eventuale assimilazione dei consiglieri attributari di deleghe, in virtù del comma 66 della legge n. 56 del 2014, ai componenti degli organi esecutivi(…), trattandosi di questione, come evidenziato in premessa, non scrutinabile dalla Sezione regionale di controllo in sede consultiva”. In secondo luogo, sotto il profilo oggettivo, è da ritenersi “necessaria” quella presenza presso la sede degli uffici, inerente all'effettivo svolgimento di funzioni proprie o delegate, come la partecipazione alle sedute degli organi esecutivi ed assembleari, ovverosia qualificata da un preesistente obbligo giuridico dell’interessato che non gli consentirebbe una scelta diversa per l’esercizio della propria funzione, salvo il non esercizio della funzione stessa (in questo senso, anche Cass. Civ., Sez. I, n. 19637/2005). È da escludersi, pertanto, la rimborsabilità delle spese di viaggio sostenute per le presenze in ufficio discrezionalmente rimesse alla valutazione soggettiva dall'amministratore locale (ad esempio, in giorni diversi da quelli delle sedute degli organi di appartenenza), in quanto tali costi devono considerarsi coperti dall'indennità di funzione di cui all'art. 82 del decreto legislativo n. 267/2000. Sul piano procedimentale, infine, deve considerarsi correttamente motivata l’autorizzazione rilasciata dal soggetto competente a norma dello statuto o dei regolamenti dell’ente locale all'uso del mezzo proprio in assenza di mezzi di trasporto pubblico idonei, ovvero, quando l’orario degli stessi non ne consenta la fruizione in tempi conciliabili con l’espletamento delle incombenze connesse al mandato, nonché ogni volta che l’uso del mezzo di trasporto privato sia accertato come economicamente più conveniente o il solo possibile (Sezione delle autonomie, deliberazione n. 38 del 29 dicembre 2016).

Deliberazione n. 26/2019/PAR

Parere richiesto dal presidente della Regione Emilia-Romagna. Esiti: gli incentivi alla progettazione spettano al personale dipendente che abbia svolto la prestazione nel periodo che va dalla vigenza del d.l. n. 90 del 2014, conv., con modificazioni, dalla legge n. 114 del 2014 all'entrata in vigore del d.lgs. n. 50/2016, sebbene il regolamento regionale (reg. n. 2 del 30 dicembre 2016) e il conseguente accordo sindacale decentrato si siano perfezionati successivamente all'entrata in vigore del nuovo regime introdotto dal codice degli appalti. Per i profili strettamente contabili, sono utilizzabili le risorse di bilancio accantonate e già impegnate. Non sono invece da ritenere più disponibili per la corresponsione delle indennità le risorse di bilancio ormai passate in economia.

Deliberazione n. 20/2019/PAR

Richiesta di parere trasmessa tramite CAL dal Comune di San Giovanni in Marignano (prot. n. 1345 del 28/01/2019) in merito alla possibilità di modificare l'addizionale irpef comunale attraverso una riduzione della pressione fiscale locale. Esiti: è stato chiesto alla Sezione se, dopo l’adozione del provvedimento in materia di determinazione delle aliquote e della fascia di esenzione dell’Addizionale comunale all’IRPEF e la contestuale approvazione del bilancio entro il termine ordinario, il Comune possa adottare entro il termine prorogato per l’approvazione del bilancio un nuovo provvedimento in materia di Addizionale all’IRPEF, allo scopo di aumentare la fascia di esenzione, e se possa procedervi mediante un atto di variazione o se debba provvedere alla riapprovazione del bilancio. La Sezione ha ritenuto che la modifica del precedente atto di determinazione della fascia di esenzione dell’Addizionale all’Irpef possa essere ammessa soltanto a seguito di una motivata riconsiderazione delle ragioni valutative poste a base dell’originario provvedimento e di una compiuta valutazione dei riflessi (nella specie, minori entrate) che la modifica determina sul bilancio. Consegue a ciò l’obbligo di riapprovazione del bilancio entro il termine prorogato dal decreto ministeriale, con il pieno rispetto dell’iter procedimentale previsto dalle norme di legge e dal regolamento comunale.

Deliberazione n. 19/2019/PAR

Richiesta di parere trasmessa tramite CAL dal Comune di Imola (prot. n. 7353 del 01/03/2019) in merito alla possibilità di riconoscere ai dipendenti il recupero del monte ore accumulato nell'interesse dell'Ente. Esito: il Sindaco del Comune di Imola, per il tramite del Consiglio delle Autonomie locali, ha chiesto di conoscere in applicazione delle disposizioni previste dal Contratto collettivo nazionale di lavoro degli enti locali del 14 settembre 2000, se il termine previsto dalla disposizione contrattuale dell’art. 24, che stabile che il diritto al riposo compensativo per le attività lavorative svolte senza usufruire del riposo settimanale debba essere di regola usufruito entro 15 giorni e comunque non oltre il bimestre successivo, sia da intendersi perentorio e se in caso contrario sia autorizzabile dai singoli dirigenti competenti dell’Amministrazione la fruizione a recupero, per il personale in questione, delle ore accumulate. La Sezione ritiene la questione inammissibile, dal momento che, invece di porre come previsto una questione generale ed astratta riguardante aspetti di contabilità pubblica o più in generale di finanza pubblica, attiene all’interpretazione di specifiche disposizione in materia di trattamento economico previste dalle disposizioni dei Contratti collettivi di lavoro per i dipendenti contrattualizzati delle pubbliche amministrazioni. Tale interpretazione spetta nel nostro ordinamento per gli aspetti di coordinamento, interpretativi e applicativi delle disposizioni relative allo stato giuridico e al trattamento economico alla Presidenza del Consiglio dei ministri- Dipartimento della funzione pubblica in raccordo, per gli aspetti strettamente economici, con il Ministero dell’economia e delle finanze- Ragioneria Generale dello Stato – IGOP (Ispettorato Generale Ordinamenti del personale e l’analisi dei costi del lavoro pubblico). A ciò si aggiunga che laddove vi sia la necessità di una interpretazione autentica del CCNL, la legge disciplina la relativa procedura all’articolo 49 del d. lgs. n. 165 del 2001, procedura che in questo caso resta esclusivamente di natura pattizia tra i sottoscrittori dei contratti collettivi nazionali, ossia tra l’Aran e le Organizzazioni Sindacali firmatarie del CCNL di riferimento della norma da interpretare.

Deliberazione n. 14/2019/PAR

Richiesta di parere trasmessa tramite CAL dal Comune di Forlì (prot.n. 832 del 04/01/2019) in merito all’applicabilità, ai canoni di locazione passiva stipulati dalle PA, delle riduzioni del 15% ai sensi dell’art. 3, co. 4 del D.L. n. 95/2012 convertito in legge n. 135/2012 e succ. mod. Esiti: la deliberazione esamina la richiesta di parere del sindaco di Forli' su una complessa vicenda che appare senz'altro estranea alla materia della contabilita' pubblica: proprio il contenuto specifico della richiesta esclude la possibilita' per la Sezione di esprimersi sulla legittimità della ivi illustrata attività amministrativo-gestionale Nella delibera si ribadisce cosi l’impossibilita’ di interpretare la funzione consultiva intestata alla Corte dei conti come funzione "consulenziale" (generale) sull'attività dell'Amministrazione locale (cfr. Sez. controllo Puglia 104/2010 e 118/2009): per evitare cioè una impropria ingerenza della Corte nell'amministrazione attiva e di fornire dettagliate indicazioni operative finalizzate a supportare specifici comportamenti amministrativi e gestionali dell’Ente istante, coincidenti in questo caso con l’individuazione di una modalità applicativa di specifici istituti in materia di beni della Pubblica Amministrazione. In secondo luogo, il tenore della richiesta stessa non consente al Collegio di pronunciarsi nel merito , in quanto “l’ausilio consultivo, per quanto possibile, deve essere reso senza costituire un’interferenza con le funzioni requirenti e giurisdizionali, e ponendo attenzione ad evitare che, di fatto, si traduca in un’intrusione nei processi decisionali degli enti territoriali” (delibera n. 54/2010 delle Sezioni Riunite della Corte ): purtuttavia per finalita' di carattere squisitamente collaborativo, il parere ha ribadito l’indirizzo gia’ espresso da questa Sezione(delibera 157/2015), nell'ipotesi considerata, sulla inapplicabilita' della norma dell’ art. 3, comma 4 del d.l. n. 95/2012 “nell'ipotesi in cui il rapporto intervenga tra due pubbliche amministrazioni, in quanto “una previsione normativa formulata per un contratto di locazione non puo’ trovare applicazione per la fattispecie, non sovrapponibile, di un rapporto di concessione di beni demaniali o patrimoniali indisponibili, attesa la loro diretta destinazione alla realizzazione di interessi pubblici (cfr. C.S.U. del 26 giugno 2003, n. 10157)”, per via dell’ insuscettibilità dell’applicazione analogica, ovvero in casi simili o materie analoghe, della norma di carattere eccezionale”.

Deliberazione n. 11/2019/PAR

Richiesta di parere trasmessa tramite CAL dalla Prov. di Parma (prot. n. 34500 del 21/12/2018) in merito alla corretta applicazione dell’art. 14, co. 2 del D.Lgs. n. 33/2013 sulla pubblicazione delle informazioni di carattere reddituale/patrimoniale nei tre anni successivi alla cessazione della carica di consigliere. Esito: il Presidente della provincia di Parma ha richiesto di conoscere, anche per mezzo del CAL, se i compensi di qualsiasi natura connessi all'assunzione della carica degli amministratori, ed in particolare gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici, i dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti e gli altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti siano da considerarsi informazioni reddituali/patrimoniali, in quanto contenuti nella dichiarazione dei redditi, e quindi non soggette alla pubblicazione per gli amministratori cessati dalla carica. Infatti, il comma 2, dell’ articolo 14, del d.lgs n. 33 del 2013, come sostituito dall'art. 13 del d.lgs. del 25 maggio 2016, n. 97, prevede la pubblicazione dei predetti dati nei successivi tre anni per gli amministratori cessati dalla carica ad esclusione, per questi ultimi, delle informazioni concernenti la situazione patrimoniale e, ove consentita, la dichiarazione del coniuge non separato e dei parenti entro il secondo grado, che sono pubblicate fino alla cessazione dell'incarico o del mandato. La Corte ritiene la questione inammissibile, dal momento che, invece di porre come previsto una questione generale ed astratta riguardante aspetti di contabilità pubblica o più in generale di finanza pubblica, attiene all'interpretazione delle norme in materia di trasparenza e pubblicazione sui siti istituzionali dei dati riguardanti gli amministratori pubblici. Tali obblighi e adempimenti non hanno alcun riflesso sul bilancio dell’ente. Inoltre si aggiunga che il controllo e la vigilanza sul rispetto delle regole sulla trasparenza e sulla pubblicazione dei dati previsti dall'art. 14, comma 1, del d.lsg n. 33 del 2013 sono attribuite, dall'art. 1 della legge 6 novembre 2012, n. 190, all'Autorità Nazione per l'Anticorruzione (ANAC), che sono svolte anche mediante l’adozione di linee guida. Deve quindi ritenersi che la materia relativa alla pubblicità e alla trasparenza delle pubbliche amministrazioni, di cui al d.lgs n. 33 del 2013 non rientri nella funzione consultiva della Corte dei conti di cui all'art. 7, comma 8, della legge n. 131 del 2003.

Deliberazione n. 10/2019/QM/PRES

Deliberazione del Presidente della Corte del 12/12/2018, depositata il 02/04/2019, in merito alla richiesta di parere trasmessa in merito alla corretta applicazione dell’art. 4, co. 5 ter D.L. 50/17 circa l’effettivo obbligo in capo ai soggetti che incassano direttamente i canoni e i corrispettivi di soggiorno, di presentare il conto giudiziale

Deliberazione n. 5/2019/PAR

La deliberazione riguarda la richiesta del parere del Sindaco del Comune di Valsamoggia (BO). Esito: la deliberazione esamina la specifica e puntuale richiesta di parere del sindaco di Valsamoggia concernente unicamente la commisurazione in concreto del compenso da riconoscere all'organo di revisione: esso si interroga sulla eventuale rideterminazione di detto compenso, in considerazione del fatto che dall'1 gennaio 2018 lo stesso non è più soggetto al taglio del 10% previsto dall'art. 6 comma 3 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge n. 122/2010 e successive modificazioni e integrazioni Astraendosi da da ogni riferimento alla fattispecie concreta sottostante, ed offrendo esclusivamente una lettura interpretativa delle norme di contabilità pubblica che regolano la materia in oggetto, il Collegio non ha ravvisato alcuna motivazione per discostarsi dalle numerose pronunce che si esprimono circa la possibilità o meno di procedere all'adeguamento del compenso riconosciuto al Collegio dei revisori a seguito della mancata reiterazione dei vincoli fissati dal legislatore con l’art. 6 comma 3 del DL 78/2010: confermando cioè la conclusione secondo cui “per valutare se il taglio del 10% dei compensi spettanti ai revisori debba essere ancora applicato, a seguito dello spirare del termine fissato al 31 dicembre 2017 dall’art. 13, comma 1, del D.L. n. 244/2016, è necessario far riferimento alla volontà espressa dall'amministrazione nella delibera di nomina dell’Organo di revisione. Pertanto, se dall'esame di tale delibera si evince in modo inequivocabile che la volontà dell’amministrazione deliberante era di fissare il compenso dell’organo di revisione nella misura prevista dal D.M. del 2005 per la fascia demografica del Comune in esame, alla quale misura è stata successivamente applicata la riduzione prevista dal dl 78/2010, il venir meno delle prescrizioni normative previste dal DL 78/2010, così come da ultimo prorogate dal citato art. 13, comporterà la riespansione del compenso ai livelli precedenti alla riduzione ex lege. Peraltro, la delibera sottolinea come nelle more della resa del parere, sia stato nel frattempo pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 4 gennaio 2019 il decreto interministeriale Interno-Economia del 21 dicembre 2018, che aggiorna i compensi dell’organo di revisione (a partire dal 1 gennaio 2019), ma che mantiene immutati i principi fin qui enunciati ( in particolare, sulla indefettibilità della delibera dell’ente per la concreta determinazione degli anzidetti compensi, anche per i revisori già in carica): vanno richiamati, nel dettaglio, per quel che qui rileva, l’art. 1, comma 3, secondo il quale “L'eventuale adeguamento del compenso deliberato dal consiglio dell'ente in relazione ai nuovi limiti massimi fissati dal presente decreto non ha effetto retroattivo”, nonché l’art. 3, comma 2, dello stesso decreto, a mente del quale “Le modalità di calcolo dei rimborsi se non determinate dal regolamento di contabilità sono fissate nella deliberazione di nomina o in apposita convenzione regolante lo svolgimento delle attività dell'organo di revisione”.

Deliberazione n. 4/2019/PAR

La deliberazione riguarda la richiesta del parere del Sindaco del Comune di Spilamberto (MO). Esito: la deliberazione esamina la richiesta di parere del sindaco di Spilamberto su una complessa vicenda urbanistica che appare senz'altro estranea alla materia della contabilità pubblica : proprio il contenuto specifico della richiesta esclude la possibilità per la Sezione di esprimersi sulla legittimità della ivi illustrata attività amministrativo-gestionale Nella delibera si ribadisce cosi l’impossibilita’ di interpretare la funzione consultiva intestata alla Corte dei conti come funzione "consulenziale" (generale) sull'attività dell'Amministrazione locale (cfr. Sez. controllo Puglia 104/2010 e 118/2009): per evitare cioè una impropria ingerenza della Corte nell'amministrazione attiva e di fornire dettagliate indicazioni operative finalizzate a supportare specifici comportamenti amministrativi e gestionali dell’Ente istante, coincidenti in questo caso con l’individuazione di una modalità applicativa di specifici istituti in materia di urbanistica: In secondo luogo, il tenore testuale della richiesta stessa (che fa esplicito riferimento al fatto che la “riduzione del prezzo possa concretare danno erariale nella misura del minor introito rispetto alla spesa originariamente sostenuta per l’acquisizione al patrimonio comunale delle aree di che trattasi”), non consente al Collegio di pronunciarsi nel merito : in quanto “l’ausilio consultivo, per quanto possibile, deve essere reso senza costituire un’interferenza con le funzioni requirenti e giurisdizionali, e ponendo attenzione ad evitare che, di fatto, si traduca in un’intrusione nei processi decisionali degli enti territoriali” (delibera n. 54/2010 delle Sezioni Riunite della Corte)

Deliberazione n. 3/2019/PAR

La deliberazione riguarda la richiesta del parere del Sindaco del Comune di Sant'Arcangelo di Romagna (RN). Esito: la deliberazione concerne la richiesta di parere avanzata da un Comune volta a conoscere se le spese di acquisto e manutenzione di impianti di videosorveglianza destinati al controllo e alla sicurezza stradale possano essere finanziate con i proventi derivanti dall'accertamento delle violazioni al Codice della strada di cui al d.lgs. n. 285/1992. La Sezione, richiamate le previsioni contenute negli articoli 142, comma 12-ter, e 208, comma 4, del suddetto Codice, ha ritenuto che le spese suddette possano rientrare nei vincoli di destinazione previsti dalla legge.

Deliberazione n. 2/2019/PAR

La deliberazione riguarda la richiesta del parere del Sindaco del Comune di Ravenna (RA). Esito: la deliberazione esamina la richiesta di parere del sindaco di Ravenna intesa a conoscere se le spese connesse all'applicazione dell'art. 56-quater , comma 1 , lettera c) del nuovo CCNL “Funzioni Locali 2016-2018” riguardanti incentivi al personale della polizia locale, possano essere escluse dai limiti fissati dall'art. 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, per i quali il relativo fondo non può superare, complessivamente, il corrispondente importo determinato per l'anno 2016. Il Collegio ha ritenuto inammissibile il quesito, sotto il profilo oggettivo, nella parte in cui fa riferimento al citato art 56 quater atteso il consolidato orientamento delle Sezioni regionali di controllo nell'esercizio dell’attività consultiva, in senso conforme agli orientamenti espressi dalle Sezioni Riunite (deliberazioni n.50/CONTR/2010 e n.56/CONTR/2011) e dalla Sezione delle Autonomie (deliberazione n.5/AUT/2006) che esclude che le Sezioni stesse possano rendere un parere sull'interpretazione e sul contenuto delle norme di un contratto collettivo nazionale di lavoro. Per la rimanente parte della richiesta di parere, riguardante il disposto dell’articolo 208 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, che disciplina la destinazione dei proventi da sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni del Codice della strada, il Collegio non ha ravvisato alcuna motivazione per discostarsi dalle numerose pronunce che configurano un consolidato orientamento a ritenere che i proventi da sanzioni per violazione del codice della strada destinati al finanziamento del trattamento accessorio del personale non possano essere esclusi dal computo rilevante ai fini del rispetto del tetto di spesa fissato in materia dal legislatore nazionale, ex multis: Sezione regionale di controllo per il Lazio, deliberazione n. 222/2014/PAR; Sezione regionale di controllo per il Piemonte, deliberazioni n. 257/2012/SRCPIE/PAR e n. 34/2014/SRCPIE/PAR; Sezione regionale di controllo per la Puglia, deliberazione n. 83/PAR/2011; Sezione regionale di controllo per il Veneto, deliberazioni n. 346/2011/PAR e n. 44/2012/PAR; Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo, deliberazioni n. 151/2016/PAR e n.173/2017/PAR; Sezione regionale di controllo per la Liguria, deliberazione n.30 del 7 febbraio 2018. Non è superfluo soggiungere che sul tema incide, altresì, la deliberazione n. 51/CONTR/11 delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti, in cui si osserva come le disposizioni che pongono limiti puntuali alla crescita della spesa diretta a finanziare la contrattazione, ancorché riferita alla totalità dei dipendenti, siano da considerare di stretta interpretazione e quindi non ammettano, in via di principio, deroghe o eccezioni, al di là di qualsiasi argomento riguardante la provenienza delle risorse.

Azioni sul documento

pubblicato il 2019/01/22 14:44:30 GMT+2 ultima modifica 2019-07-25T19:58:51+02:00

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?

Piè di pagina