Notizie e informazioni sulla salute e i servizi sanitari in Emilia-RomagnaAnno VIII, Numero 18, 10 ottobre 2011

"Creiamo reti con le nostre eccellenze"

Il “Rizzoli” apre un Dipartimento ortopedico in Sicilia, a Bagheria, e non in luogo qualunque, ma a Villa Santa Teresa, una struttura sanitaria confiscata all’ex “re” della sanità privata Michele Aiello, prestanome del boss mafioso Bernardo Provenzano, fino ad oggi in funzione come centro diagnostico accreditato. E' la prima volta che un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico interamente pubblico “esporta” il proprio know-how in un'altra Regione, con l'obiettivo di risparmiare lunghi viaggi (quasi 1.300 i chilometri tra Bologna e il comune del palermitano) e disagi a migliaia di pazienti e alle loro famiglie: ogni anno dalla Sicilia arrivano al Rizzoli di Bologna oltre tremila persone per la prima visita e oltre mille per sottoporsi a un intervento chirurgico. Il progetto vede la luce grazie all'intesa tra la Regione Siciliana e la Regione Emilia-Romagna - firmata dai due presidenti, Raffaele Lombardo e Vasco Errani - e prende il via ufficialmente, dopo due anni di preparazione, con la  convenzione tra l’Assessorato della salute della Regione Siciliana e l’Istituto Ortopedico Rizzoli, siglata il 4 ottobre dai due direttori generali, rispettivamente Maurizio Guizzardi e Giovanni Baldi.
Il Dipartimento, che sarà attivato per step successivi, avrà 84 posti letto, quattro unità operative (ortopedia generale e oncologica, medicina fisica e riabilitativa, terapia intensiva oltre a un day surgery ortopedico), tre sale operatorie, cinque ambulatori e la possibilità di effettuare oltre duemila ricoveri l'anno e circa 20 mila visite ambulatoriali. Il costo per lo start up, a carico della Regione Siciliana, è di 3,9 milioni di euro; si stima che i costi di gestione ammonteranno per il primo anno d’attività a 14 milioni di euro e a circa 21 milioni l’anno quando la struttura sarà a regime.

L'attività inizierà nel 2012, quella per le visite dal 1° febbraio e quella chirurgica in aprile, mentre per l'Ortopedia Oncologica, oggi assente in Sicilia come reparto superspecialistico, occorrerà attendere un anno dopo l'apertura. A testimoniare la forte aspettativa per la nuova struttura ci sono le centinaia di telefonate per prenotare una visita specialistica arrivate in soli tre giorni al centralino attivato dal 5 ottobre.

Il Rizzoli è uno tra i pochi ospedali a livello internazionale ad avere oltre dieci specialità del campo ortopedico rappresentate al massimo livello:  la chirurgia del piede e quella del ginocchio, la chirurgia della spalla e del gomito, la chirurgia vertebrale e il trattamento delle malformazioni, la chirurgia ortopedica pediatrica e la chirurgia oncologica, la traumatologia, le protesi, la fisiokinesiterapia.
Al direttore generale Giovanni Baldi chiediamo qualche dettaglio sul progetto “Rizzoli-Sicilia” e sull'attivazione del nuovo Dipartimento.

“Siamo arrivati al traguardo della firma della convenzione - spiega Baldi - dopo due anni spesi dalle due Regioni e dal Rizzoli per analizzare a fondo il bisogno di salute, le condizioni ambientali e strutturali, i vincoli operativi. Attraverso passaggi successivi e non sempre fluidi, data la complessità delle variabili in campo, siamo così arrivati alla definizione del Dipartimento Rizzoli-Sicilia. L'importanza del progetto è data anche dal rapporto innovativo fra le due Regioni; da quanto ci risulta, è la prima volta che una struttura completamente pubblica va ad aprire una sua sede ospedaliera in un'altra Regione. E' un obiettivo fortemente voluto dall'assessore regionale alla sanità della Sicilia, Massimo Russo, che, a fronte di una situazione di  elevata  mobilità sanitaria passiva, ha ritenuto  doveroso offrire una soluzione che portasse un'esperienza come quella del Rizzoli in una realtà lontana oltre mille chilometri da Bologna. Questo è un primo valore da sottolineare, soprattutto in un momento in cui, a volte, ci sono delle difficoltà a intendersi fra le Regioni del Nord e quelle del Sud. Un'altra sottolineatura importante è la scelta della Regione Sicilia di farci fare questa esperienza in una casa di cura sequestrata alla mafia, una scelta per certi versi molto forte, ma che ha un grosso valore simbolico. Ci sono molte aspettative da parte dei cittadini siciliani, basta pensare che abbiamo aperto le prenotazioni per le visite ambulatoriali subito dopo la presentazione del 4 ottobre e in tre giorni abbiamo saturato tutta la disponibilità del mese di febbraio, oltre 100  visite a fronte di centinaia di telefonate”.

Molta attesa da parte dei cittadini, ma come viene visto il vostro arrivo in Sicilia dal mondo della sanità?

“Innanzitutto - spiega Baldi - voglio rammentare che da parte nostra c'è senz'altro la difficoltà di avviare una struttura che non è ancora partita: non ci stiamo inserendo in un ospedale già funzionante, come abbiamo fatto, ad esempio, attivando la Struttura complessa di ortopedia e traumatologia presso l'ospedale di Bentivoglio, nella provincia di Bologna. Nei reparti ortopedici degli ospedali multi-specialistici operano ottimi professionisti che fanno fronte alle più diffuse esigenze cliniche dell’ortopedia, ad esempio le protesi e la traumatologia, rispondendo alla gran parte dei bisogni delle popolazioni di riferimento. Non possono però gestire tutte le patologie che un ospedale ortopedico ultraspecialistico come il Rizzoli è per sua natura destinato a raccogliere. Da parte nostra, ovviamente, non c'è alcuna volontà di creare tensioni o di entrare 'in competizione', ma solo quella di offrire un servizio; tra l'altro, essendo un ospedale pubblico, non abbiamo certamente obiettivi di guadagno anche se, ovviamente, non dobbiamo nemmeno rimetterci. E' chiaro che una certa resistenza al cambiamento c'è”.

Sono previste anche delle collaborazioni con la realtà locale?

“Noi speriamo di riuscire ad avviare delle collaborazioni con le realtà ospedaliere e universitarie siciliane, a partire dall’Ateneo di Palermo e dall'Ospedale civico; riuscire a fare questo sarebbe interessante per potere innescare gradualmente un meccanismo di rete che consenta anche di diffondere il know how del Rizzoli (un patrimonio culturale, scientifico e tecnologico sviluppato attraverso i 15 laboratori di ricerca attivi nell’Istituto) e le nostre peculiari esperienza d’eccellenza, come la Banca del tessuto muscolo-scheletrico. Speriamo che, passato il primo momento, si creino le condizioni per queste collaborazioni  in un contesto come quello siciliano che ha rilevantissime punte di eccellenza, come ad esempio l'ISMETT (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione) dove vengono effettuati anche trapianti multiorgano,. Noi avremmo l'ambizione di arrivare ad applicare il modello Hub & Spoke dell'Emilia-Romagna, che favorisce collaborazioni molto forti fra i vari professionisti”.

Con il know how che state per “esportare” in Sicilia, in che misura contate di invertire il trend della mobilità sanitaria?

“L'accordo prevede una divisione di Ortopedia generale che sia in grado di fare la maggior parte degli interventi ortopedici di protesica e di ortopedia non traumatica, perché non c'è un Pronto soccorso, e poi, tra un anno, un Reparto di ortopedia oncologica che avrebbe come bacino d'utenza  tutta la regione. L'assessore alla sanità regionale Russo ha detto che il flusso di pazienti ortopedici in uscita dalla Sicilia verso altre regioni comporta un costo per la Regione Sicilia di circa 56 milioni di euro l'anno; è chiaro che la struttura che andiamo ad attivare è abbastanza piccola e non può certamente pensare di invertire da sola l'intero trend, calcoliamo però di arrivare ad operare circa mille pazienti il primo anno e circa tremila una volta a regime”.

Nella struttura di Bagheria lavorerà una squadra di quasi 150 persone dell’Istituto Rizzoli  tra medici, infermieri e tecnici. A che punto è la formazione di questa squadra?

“Stiamo lavorando duramente da mesi con tutti i nostri collaboratori e con quelli della casa di cura Villa Santa Teresa, che sono molto disponibili, ma abbiamo da fare ancora molto. Speriamo - spiega Baldi - di completare le equipe mediche e infermieristiche entro gennaio, perché per bandire i concorsi abbiamo dovuto aspettare il 4 ottobre per la firma dell'accordo. Contiamo di partire con la parte ambulatoriale il primo febbraio e con la parte chirurgica il 4 aprile. I professionisti saranno tutti del Rizzoli se riusciremo a costruire la squadra completamente al nostro interno attraverso bandi e valutazioni delle commissioni preposte, altrimenti integreremo. Abbiamo anche un concorso aperto, con 300 infermieri in graduatoria, ai quali abbiamo inviato una lettera nella quale si chiede la loro disponibilità a lavorare a Bagheria.”.

Va sottolineato, comunque, che il “cervello” di “Rizzoli-Sicilia” resterà a Bologna

“A tutti gli effetti quello di Bagheria diventa un Dipartimento del Rizzoli; la testa organizzativa e amministrativa rimarrà a Bologna e in Sicilia andrà la parte sanitaria, questo anche per ridurre i costi e garantirci che l'organizzazione tenda ad essere simile a quella di Bologna. E' una scelta che ci consente di accelerare tutta l'operazione e che abbiamo preferito ad altre soluzioni, ad esempio la creazione di una Spa in Sicilia.”.

L’accordo per Villa Santa Teresa porterà anche a un rafforzamento del ruolo del Rizzoli come Centro di Riferimento (Hub) nazionale ortopedico. La domanda è solo provocatoria: “L'esperienza in Sicilia potrà essere esportata anche altrove?”

“Forse con qualcun altro - risponde con una battuta Baldi - perché io sono già... morto su questa! Parlando seriamente, si deve tenere conto del fatto che questo lavoro si aggiunge a tutto quello che stiamo già facendo; l'intera struttura del Rizzoli è stata messa a dura prova e non abbiamo aumentato l'organico. Tenendo conto dell'Hub & Spoke regionale, del reparto presso l'ospedale di Bentivoglio e di tutto il resto, compreso che l'operazione siciliana equivale a un impegno economico pari al 18% di tutto il bilancio del Rizzoli, direi che in questo momento abbiamo già abbastanza da fare!”

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