Casa salvi tutti
Spigoli, pavimenti scivolosi, prese e fili elettrici penzolanti, scale traballanti, oggetti pesanti in equilibrio precario su librerie e scaffali, pentole con acqua bollente sui fornelli della cucina, asciugacapelli appoggiati vicino alla vasca da bagno, detersivi, medicinali… I pericoli nella nostra casa sono sempre in agguato, ma nonostante tutto tra le mura domestiche ci sentiamo tranquilli e siamo troppo spesso indotti a pensare che non ci possa capitare nulla, perché i veri rischi sono all’esterno, in strada o sul posto di lavoro; eppure, in base alle statistiche, il luogo in cui viviamo è proprio quello meno sicuro in assoluto: in Emilia-Romagna ogni anno circa il 19% della popolazione subisce un incidente domestico (stima - indagine Passi 2006) e circa 130 mila persone per questo motivo accedono al Pronto soccorso (10 mila vengono ricoverate). La caduta è l’infortunio più frequente (49,3%) e il fenomeno è in crescita (era il 43,6% nel 2003), ma la tipologia è molto ricca e spazia dalle ferite da taglio alle ustioni, dall’ingestione di corpi estranei al soffocamento, dagli avvelenamenti alle intossicazioni. Bambini e anziani sono i più esposti ai pericoli e per questo motivo la Regione Emilia-Romagna ha elaborato specifici progetti di prevenzione (2 rivolti agli anziani e 2 rivolti ai bambini) portati avanti dalle Aziende Usl (Dipartimenti di sanità pubblica) con il coinvolgimento dei Comuni, della scuola e delle associazioni di volontariato. A sostegno dei progetti c’è la campagna informativa “Casa salvi tutti” per la quale sono stati realizzati opuscoli, locandine, gadget, brevi filmati e spot tv che illustrano come, attraverso semplici precauzioni e adeguamenti, si possano ridurre i fattori di rischio.
Marinella Natali (Servizio sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna) è la referente regionale del Piano regionale di prevenzione degli incidenti domestici, messo a punto a fine 2008, che propone numerose azioni di prevenzione e tutela. Con lei approfondiamo un argomento che ci riguarda tutti.
“L'occasione per elaborare il nostro piano - spiega Natali - nasce dal Piano nazionale per la prevenzione del 2005 che per la prima volta sposta l'interesse sul tema degli incidenti domestici, i più gravosi dal punto di vista dell'incidentalità, perché sono molto più numerosi di quelli sulla strada o sul lavoro e costituiscono, quindi, un reale problema di sanità pubblica. La Regione ha sperimentato i propri interventi su due fasce di popolazione, i bambini e gli anziani, e questo per diversi motivi, compresa la gravità di alcuni infortuni in queste fasce: fino a 14 anni di età gli incidenti domestici rappresentano la prima causa di morte, si tratta di numeri per fortuna molto piccoli, ma comunque preoccupanti; negli anziani, oltre all'evento che può essere fatale, c’è poi il grosso problema dell'impatto che l'incidente domestico ha non solo sulla salute di chi ne è vittima, ma anche sull’intero sistema, perché dopo una caduta le persone di una certa età vanno spesso incontro ad altre patologie. Parlo di cadute perché costituiscono in tutte le fasce di popolazione l'evento più importante, con incidenze che vanno dal 50 all'80 per cento di tutti gli incidenti”.
Per i bambini si leggono spesso notizie su soffocamenti causati dall’ingestione di oggetti
“Questi casi non sono frequenti come solitamente si pensa; sono incidenti che fanno molto notizia perché, ovviamente, il soffocamento di un bambino a causa dell'ingestione di un oggetto desta scalpore, ma per fortuna questi episodi sono più rari rispetto ad altri incidenti. Un dato che, invece, ci ha stupito è la frequenza delle cadute dei bambini più piccoli dal fasciatoio: questo dipende probabilmente dal fatto che i genitori, al loro primo figlio, non concepiscono il fatto che un bambino anche molto piccolo, di tre o quattro mesi, possa girarsi da solo e cadere dal fasciatoio. A questo proposito, nelle chiacchierate con i genitori s’insiste molto sul fatto che non bisogna mai fidarsi, ma si deve stare sempre attenti”.
Ci spieghi un po’ in che cosa consistono questi interventi a domicilio
“Prima di tutto - spiega Natali - va sottolineato che se determinate informazioni sui possibili rischi vengono comunicate a domicilio sono estremamente più efficaci rispetto a quelle comunicate durante un incontro in un ufficio dell’Azienda sanitaria o a quelle semplicemente distribuite con un opuscolo.
Per i bambini abbiamo due progetti e il primo riguarda i più piccoli: come sappiamo, i neonati devono affrontare un percorso di vaccinazioni obbligatorie che prevedono tre accessi al poliambulatorio nel corso del primo anno di vita (a due mesi e mezzo, tra il quinto e il sesto mese e tra l'undicesimo e il dodicesimo mese); per le famiglie di questi bambini abbiamo preparato del materiale informativo che comprende anche l'opuscolo 'Attenti a qui due' e un questionario con dieci domande molto semplici sulla percezione del rischio. Al primo accesso del bambino al servizio viene consegnato ai genitori il questionario, al secondo accesso viene offerta la visita domiciliare e, se i genitori accettano, l'operatore si reca a casa dove, stanza per stanza, utilizzando una check list, valuta la presenza o meno di rischi e le possibili soluzioni; al terzo accesso al poliambulatorio, quando il bambino ha circa un anno, viene somministrato un questionario sia a chi ha accettato la visita domiciliare che a chi non l'ha accettata, per vedere se è cambiato qualcosa”.
La check list prende in esame tanti particolari legati alla sicurezza: ad esempio pensili e librerie non fissati saldamente al muro, mobili con spigoli vivi ad altezza di bambini, vetri o specchi non infrangibili ad altezza di bambino, prese elettriche non sicure, elettrodomestici da taglio e frullatori sotto tensione a portata di bimbi, letto senza sponde o con distanza eccessiva tra le sbarre verticali; per questi e tutti gli altri particolari che possono comportare dei rischi vengono suggerite le soluzioni e gli interventi da apportare.
“Dai questionari somministrati al primo accesso - spiega Natali - è emerso che a livello domestico c'è una percezione del rischio assolutamente alterata rispetto alla realtà del problema: questo per diversi motivi, a partire dal fatto che per una questione psicologica ben difficilmente associamo il rischio al luogo che consideriamo sicuro per eccellenza. Va precisato, comunque, che ci sono due diversi tipi di risposte: c’è una buona percezione del rischio da parte degli italiani, che invece diminuisce nelle popolazioni straniere, spesso costrette ad abitare in case intrinsecamente meno sicure. Le cose cambiano dopo le informazioni e i sopralluoghi a domicilio: in base ai dati che stiamo elaborando emerge che l'intervento ha un impatto positivo e migliora la percezione e la conoscenza dei rischi; questo soprattutto nella popolazione straniera, dove si parte da quattro o cinque risposte corrette e si arriva, dopo gli interventi effettuati, a otto o nove, praticamente al livello della popolazione italiana”.
Un primo round sperimentale del progetto rivolto ai genitori dei neonati si è concluso nei Distretti di cinque Aziende Usl: Piacenza, Parma (Distretti di Fidenza e Noceto), Modena (Distretto di Vignola), Bologna (Quartieri Pilastro, Savena, santo Stefano, Navile) e Ravenna, coinvolgendo 192 genitori, per un totale di 92 incontri a domicilio già realizzati. In giugno e luglio il progetto prosegue ancora nel piacentino, nel bolognese, a Forlì e a Cesena, dove viene attivato un programma destinato alla popolazione straniera.
Il secondo progetto è rivolto ai genitori dei bimbi più grandi ed è svolto con la collaborazione del personale dei servizi educativi di tutta la regione. Attraverso l’impegno dei Coordinamenti pedagogici provinciali, vengono favoriti incontri informativi tra operatori e insegnanti di nido, materne, centri gioco, centri famiglia e genitori. Il progetto è attivo in 6 Aziende Usl: Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Imola, Rimini. Nei mesi di giugno e settembre sono previsti incontri nei nidi e scuole di infanzia a Forlì, Forlimpopoli, Modena e Reggio Emilia.
“Per quanto riguarda i bambini più grandi - racconta Natali - nel primo triennio del progetto abbiano iniziato a lavorare con i servizi educativi, formando i loro operatori, in particolare quelli dei nidi e della prima fascia della scuola materna, in modo di far arrivare le informazioni ai genitori da persone di loro fiducia, in occasione di assemblee e altri momenti d’incontro e confronto. C'è stata una buona risposta da parte di queste operatrici che sono molto interessate ai temi della sicurezza, non solo nelle case, ma anche nelle strutture frequentate dai bambini. Questo è ormai un lavoro consolidato e stiamo cercando altre occasioni per effettuare gli interventi, come le feste di fine anno che potrebbero essere un buon momento per allestire piccoli stand informativi; stiamo inoltre pensando di aumentare un po' la fascia di età e di rivolgerci anche direttamente ai bambini dai 4 ai 6 anni: stiamo studiando questa parte del progetto insieme ai pedagogisti”.
Parliamo ora degli anziani. Anche in questo caso ci sono due progetti
“Per gli anziani abbiamo distinto due target. Il primo progetto (avviato nelle Aziende Usl di Piacenza, Modena, Bologna, Imola e Forlì, coinvolgendo 174 persone) prevede una selezione della popolazione a monte, nel senso che è rivolto agli ultraottantenni che nell'anno precedente all'intervento sono già caduti in casa; l'obiettivo è quello di migliorare il tono muscolare attraverso l'effettuazione di una particolare attività fisica a domicilio: l'anziano, infatti, nella quasi totalità di casi non cade perché inciampa, ma perché ha un forte indebolimento del tono muscolare. Si è visto che l'esercizio fisico, adattato ovviamente alle persone di una certa età, riesce a migliorare di molto il tono muscolare, riducendo, di conseguenza, notevolmente il numero delle cadute. Questa parte del progetto è coordinata come le altre dai Dipartimenti di sanità pubblica, ma viene portata avanti insieme ai geriatri, ai servizi assistenza anziani e ai fisioterapisti; abbiamo elaborato un protocollo di esercizi e c'è una precisa procedura che prevede anche l'esclusione di chi ha patologie che non consentono l'effettuazione degli esercizi. La fisioterapista si reca a casa dell'anziano, fa una valutazione e sceglie tra gli esercizi quelli più adatti al caso; a questa prima visita ne seguono altre due per valutare i risultati ed eventualmente adattare meglio le attività prescritte. In questo modo la persona anziana viene seguita per un anno, anche con alcune telefonate di controllo: questo progetto ha riscosso un grande successo tra gli anziani e anche in questo caso con il prossimo Piano faremo in modo di aumentare i punti di erogazione del servizio in altre aziende sanitarie della regione”.
Il secondo progetto riguarda un target di persone che probabilmente non amano molto essere definite anziane!
“Sono ultra 65 enni con una vita attiva, che frequentano i numerosissimi luoghi di relazione presenti nella nostra regione e, tra questi, i centri sociali e gli orti; in questo caso è stato portato avanti un lavoro di raccordo con la struttura regionale che gestisce il PAR (Piano d'azione della Regione Emilia-Romagna per gli anziani), con le categorie rappresentative degli anziani, in particolare i sindacati dei pensionati, l'associazione Auser e le organizzazioni di volontariato che si occupano di anziani. Questo progetto si potrebbe sintetizzare con lo slogan 'gli anziani per gli anziani': viene, infatti, organizzato un incontro nel centro sociale, nel corso del quale un esperto dell'Azienda Usl fornisce una serie di informazioni; alla fine viene offerto ai presenti un intervento domiciliare, ma l'aspetto interessante è che a casa si recano altri anziani, persone già conosciute che prima di andare in pensione hanno lavorato come geometri, periti o che hanno, comunque, svolto un'attività di tipo tecnico; queste persone vengono formate appositamente e si recano a casa dei coetanei per valutare stanza per stanza i rischi presenti e le possibili soluzioni”.
Nel progetto rivolto agli ultra 65 enni sono attualmente coinvolte sei Aziende Usl, insieme a realtà associative locali: Piacenza, Reggio Emilia, Bologna, Imola, Cesena, Rimini. Tra giugno e luglio il progetto sarà attivato anche nelle Aziende Usl di Parma, Modena, Forlì.
“A testimoniare l’attenzione posta al problema della sicurezza nelle case degli anziani - aggiunge Marinella Natali - voglio anche ricordare che da alcuni anni esiste una rete di Centri per l'adeguamento dell'ambiente domestico (CAAD http://www.centricasaamica.emilia-romagna.it/node), attivata dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con i Comuni capoluogo di provincia. Questi Centri, specializzati nelle soluzioni per l’adattamento dell'ambiente domestico, forniscono informazioni e consulenza a persone anziane e disabili e a tutti coloro che hanno delle limitazioni nello svolgere le attività della vita quotidiana, alle loro famiglie, agli operatori dei servizi sociali e sanitari, ai tecnici progettisti del settore pubblico e privato. E’ possibile rivolgersi a questi Centri per far valutare la propria casa ed effettuare gli interventi necessari ricorrendo anche ad artigiani che eseguono il lavoro a prezzi concordati, in base a specifiche convenzioni”.
Questi progetti, sia per i bambini che per gli anziani, sono stati portati avanti in modo sperimentale solo in alcune Aziende Usl. Saranno ora estesi a tutte le province?
“Stiamo scrivendo il secondo Piano regionale di prevenzione degli incidenti domestici, che sarà emanato entro la fine dell’anno, e stiamo un po' riorientando gli interventi; abbiamo deciso di estendere l'intervento a tutte le Aziende Usl della regione e l'obiettivo è di arrivare ad avere almeno un punto di riferimento per questo progetto in tutte le province. Tra gli obiettivi c’è anche quello di migliorare ulteriormente la qualità del materiale destinato agli stranieri: tutto è stato già tradotto in otto lingue, ma ci siamo domandati se ci siano modalità di comunicare il rischio più adatte, da un punto di vista culturale, per la popolazione che riceve l'informazione. Abbiano, quindi, avviato un nuovo filone di lavoro con i Centri per gli immigrati, per arrivare a produrre dei materiali informativi specifici, per quanto riguarda sia il linguaggio scritto che le immagini”.
Concludendo, quali risultati vi aspettate dagli interventi già effettuati e da quelli futuri?
“Le attese - sottolinea Natali - sono una diminuzione dell'incidenza degli incidenti domestici e anche della loro gravità e un aumento della sensibilità al problema.
Possiamo dire che, per quanto riguarda i bambini, questi interventi contribuiscono anche a ristabilire un equilibrio tra due atteggiamenti opposti dei genitori, che vanno dall'iperprotezione alla totale sottovalutazione: è bene essere al corrente del fatto che si possono correre dei rischi, sapendo però che si possono tenere sotto controllo se si hanno le giuste informazioni. Per gli anziani un punto fondamentale alla base dei nostri interventi è quello di aumentare il loro senso di sicurezza; gli operatori, quando forniscono le informazioni sui rischi domestici, prestano molta attenzione a non alimentare paure di alcun tipo, perché oggi per gli anziani uno dei problemi maggiori è la sensazione di insicurezza a causa della criminalità e per il timore di essere aggrediti.
Voglio anche dire che far crescere la cultura della sicurezza e la percezione del rischio in un determinato settore significa favorire questa crescita in tutti i settori: se sono più consapevole di correre un rischio in casa trasferisco la mia consapevolezza anche all'esterno, rispetto ad altri tipi di rischi, sia in strada che sul lavoro che in altri ambiti”.
Tutta la campagna di prevenzione degli incidenti domestici è coordinata da un gruppo di lavoro regionale. In ogni Azienda Usl è presente il referente aziendale. Per informazioni si può telefonare al numero verde del Servizio sanitario regionale - 800 033 033 - tutti i giorni feriali dalle ore 8,30 alle ore 17,30 e il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30.
Per consultare i materiali della campagna di comunicazione: www.saluter.it.
