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Ambiente. La Regione a fianco di imprese, associazioni di categoria e Consorzi del riciclo: servono subito regole nazionali per consentire agli impianti di trattamento di trasformare i rifiuti in nuove risorse. Gazzolo: “Non avere regole nazionali è un danno dal punto di vista economico, ma anche una beffa ambientale”

L’assessore: “È da oltre un anno che sollecitiamo invano il ministro dell’Ambiente. Una situazione di stallo, questa, che blocca l’attivazione di percorsi virtuosi di economia circolare e la creazione di nuove filiere”

01/08/2019 17:05

Bologna - “La Regione è a fianco delle imprese emiliano-romagnole, delle associazioni di categoria e dei Consorzi del riciclo che negli ultimi mesi hanno più volte lanciato appelli e allarmi: servono subito regole nazionali chiare per permettere agli impianti di trattamento dei rifiuti di trasformarli in nuove risorse, attraverso il recupero, e far crescere vera economia circolare. Si tratta delle norme sull’end of waste, ossia sulla cessazione della qualifica di rifiuto: le chiedono al Governo le imprese emiliano-romagnole, e le ha chieste da tempo anche la Regione”.

Così Paola Gazzolo, assessore regionale all’Ambiente, interviene sull’appello rivolto nei giorni scorsi a Governo e Parlamento da parte di 56 associazioni del mondo imprenditoriale e fatto proprio oggi anche da Confcooperative Emilia-Romagna.

“È da oltre un anno- sottolinea Gazzolo- che sollecitiamo il ministro dell'Ambiente, sia direttamente che attraverso la Conferenza delle Regioni. Non è stato fatto nulla e non si è nemmeno intervenuti per consentire alle Regioni di rilasciare autorizzazioni ‘caso per caso’, nell’attesa di specifiche disposizioni nazionali”.

“L’unico risultato- continua l’assessore-, con lo Sblocca Cantieri, è stato spostare le lancette dell’orologio indietro nel tempo: siamo chiamati ad applicare una norma del 1998 che, proprio perché datata, non contempla tutte le attività di recupero esistenti oggi e quindi esclude una parte importante di rifiuti dalla possibilità di essere recuperati. Questa situazione stoppa ovviamente l’attivazione di percorsi virtuosi di economia circolare e la creazione di nuove filiere, rende più difficile raggiungere gli obiettivi della legge regionale 16/2015 e colpisce in modo grave le aziende che sono in fase di rinnovo delle autorizzazioni. Il risultato diretto è la perdita di fatturato, con il potenziale rischio chiusura o ‘taglio’ di posti di lavoro”.

“E’, dunque- conclude Gazzolo- un danno dal punto di vista economico, ma anche una beffa ambientale: salvo nuove disposizioni, ciò che oggi è una risorsa tornerà ad essere rifiuto da smaltire”.

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pubblicato il 2012/11/14 15:56:46 GMT+2 ultima modifica 2018-01-02T17:48:37+02:00

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